francescanesimo

Padre Fortunato: la solidarietà è il più bel gol degli italiani

Padre Enzo Fortunato
Pubblicato il 28-05-2026

Venerdì 29 maggio il concerto su Rai1 condotto da Carlo Conti dal sagrato della Basilica di San Francesco

In un’Africa attraversata da crisi profonde e spesso dimenticate – dai nuovi allarmi sanitari legati all’Ebola fino ai conflitti che continuano a destabilizzare vaste aree del continente, come la guerra in Sud Sudan – i frati del Sacro Convento di Assisi scelgono ancora una volta di trasformare la solidarietà in interventi concreti. Nell’anno dell’ottavo centenario della morte di san Francesco prende così forma la 24a edizione di «Con il Cuore, nel nome di Francesco», iniziativa che quest’anno sosterrà 23 progetti in 14 Paesi, affiancando le mense francescane italiane e numerose comunità colpite da guerre, povertà e carestie.

Molti degli interventi si concentrano proprio in Africa, dove l’emergenza umanitaria si intreccia quotidianamente con la necessità di costruire opportunità durature. In Sudan, devastato dalla guerra civile, l’attenzione è rivolta soprattutto ai giovani e alle donne: la riapertura del Comboni college di Khartoum, insieme a programmi nutrizionali per madri e bambini malnutriti, punta non solo a garantire assistenza immediata ma anche a ricostruire un tessuto sociale lacerato dal conflitto, promuovendo una cultura di pace attraverso l’educazione.

L’istruzione rappresenta uno dei cardini di molti progetti sostenuti dai frati francescani. A Bangui, nella Repubblica Centrafricana, la Scuola Santa Chiara continua ad accogliere centinaia di bambini offrendo un percorso educativo che coinvolge sempre di più le famiglie, rafforzando il valore della relazione e della comunità. In Ghana, invece, l’attenzione si divide tra salute e formazione: a Saltpond i frati lavorano per garantire acqua potabile alla popolazione, contrastando le malattie causate dall’acqua contaminata e creando al tempo stesso nuove opportunità di lavoro, mentre a Jema una vecchia aula scolastica verrà trasformata in biblioteca e sala informatica per permettere ai bambini delle scuole elementari di accedere agli strumenti tecnologici e culturali necessari per il futuro.

Anche il lavoro e la sicurezza alimentare diventano strumenti di emancipazione. In Tanzania, a Maseyu, il sostegno alla Fattoria Francescana consentirà di proteggere i raccolti dagli animali selvatici attraverso una nuova recinzione, garantendo così cibo e occupazione alle famiglie più vulnerabili della zona. In Zambia, invece, l’impegno guarda soprattutto ai giovani e alle donne: a Ndola la Scuola Francescana di arti e mestieri potrà rafforzare la formazione professionale nel settore tessile grazie a nuove attrezzature, mentre nelle periferie più povere di Lusaka nascerà una scuola materna destinata a offrire ai bambini un ambiente sicuro in cui crescere e iniziare un percorso educativo.

L’obiettivo comune dei progetti è quello di creare comunità più autonome e inclusive. In Costa d’Avorio, a Grand-Bassam, il Centre Abel verrà potenziato attraverso il recupero degli spazi dedicati alla formazione professionale e interventi per la gestione delle acque piovane, offrendo nuove possibilità ai giovani più fragili. Nella Repubblica Democratica del Congo, invece, dove anni di conflitti hanno aggravato le difficoltà sociali ed economiche, il completamento di un centro sanitario a Butembo permetterà di garantire servizi essenziali come pronto soccorso, vaccinazioni e assistenza al parto.

Particolarmente delicata è infine la situazione del Madagascar, dove nella bidonville più popolosa e povera di Antananarivo verrà rafforzata l’accoglienza per bambini orfani o abbandonati, molti dei quali piccolissimi. A loro saranno garantiti cibo, cure, protezione ed educazione, nel tentativo di offrire un futuro diverso a chi nasce nelle condizioni più estreme.

Questi interventi si inseriscono in un contesto di profonde disuguaglianze. Secondo un rapporto di Oxfam, il 10% più ricco della popolazione africana possiede il 61% della ricchezza totale del continente, mentre il 41% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, con meno di 1,90 dollari al giorno. Inoltre, le donne e le bambine sono particolarmente colpite: il 60% delle persone in povertà estrema sono donne, e molte di loro non hanno accesso all’istruzione o al lavoro formale. In alcune aree, come l’Africa sub-sahariana, il 37% delle ragazze si sposa prima dei 18 anni, limitando ulteriormente le loro opportunità.

San Francesco ci invita a porre al centro un’economia solidale per trasformare quel grido denunciato da papa Francesco prima e da papa Leone ora: “questa economia uccide”, ed arrivare ad un’economia che dà vita.

 

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