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Covid-19, un anno dopo. Lettera di 2 infermieri: noi con S.Francesco nel cuore

Redazione ANSA- MASSIMO PERCOSSI

QUELLA RISPOSTA SEMPLICE ALLA GRANDE DOMANDA

Sono trascorsi dodici mesi esatti dalla sera del 20 febbraio 2020, quando all'ospedale di Codogno arrivò il risultato del primo tampone positivo al Sars-CoV2. Ieri è stata la prima “Giornata Nazionale del personale sanitario” e noi oggi vogliamo condividere con voi una bella testimonianza di amore, di forza e di speranza. Perché sono questi i sentimenti, le emozioni che la lettera che vi riportiamo di seguito, arrivata alla nostra redazione, vi racconta. La testimonianza di due infermieri promessi sposi della Lombardia:

“Buonasera Padre Enzo,

siamo Maurizio e Milena, due infermieri promessi sposi della Lombardia. Dovevamo sposarci a giugno dell'anno scorso nel giorno di sant'Antonio, ma purtroppo non abbiamo potuto. A fine agosto siamo stati ad Assisi perché avevamo bisogno di evadere dal nostro lavoro durante la pandemia. Oltre alla vacanza avevamo bisogno di un conforto spirituale, quasi a voler venire lì per affidare a san Francesco tutte le anime delle persone che abbiamo visto salire in cielo. In quell'occasione abbiamo assistito ad una sua messa e in questi giorni l'abbiamo ritrovato su Facebook. Siamo rimasti colpiti ed emozionati quando ha parlato di volontà di Dio e delle mamme che avevano perso i loro figli. Io in ospedale e Milena in RSA, abbiamo, da un anno in qua, visto dipartire tantissime persone, anziani e giovani, nonne e mamme. Anche noi all'inizio ci siamo chiesti dov'è Dio ora? Poi piano piano l'abbiamo capito, Dio era nelle mie mani sotto tre paia di guanti che accarezzavano il morente, Dio era nei miei occhi, gli ultimi che la persona sofferente ha visto sotto una visiera e una maschera. Dio era accanto a me quando sotto una tuta, sudato, affaticato, segnato, ero l'unico conforto per chi se ne andava solo, senza un parente, senza nessun amato che gli stava accanto. Dio era nei sorrisi che riuscivamo a strappare quando disegnavamo i fumetti sulla tuta, giusto per portare un po' di allegria in quel mondo fatto di monitor, di beep, di tristezza. Non pensiamo che questi morti siano stati volontà di Dio. Ma sicuramente c'è stato il suo zampino quando abbiamo trovato il coraggio, la forza d'animo e l'umiltà per affrontare questa pandemia dal nostro punto di vista. Siamo fieri ed orgogliosi di fare questo lavoro e non perché ci chiamavano eroi (è il nostro lavoro, lo abbiamo sempre fatto e sempre lo faremo), ma perché siamo fortunati: possiamo vedere e avere Dio sempre accanto a noi. Per san Francesco fare del bene era tutto: ecco, ogni giorno, se fatto con lo spirito giusto, l'infermiere nel suo piccolo è un Francescano. Concludiamo questa riflessione chiedendo una preghiera a san Francesco per noi due che il 17 aprile finalmente ci sposeremo nella speranza di formare una bellissima famiglia. Felicità".

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