religione

La luce che illumina il cuore: il cammino del cieco nato e di Francesco

Redazione
Pubblicato il 16-03-2026

L’omelia del cardinale Mauro Gambetti nella chiesa superiore della Basilica

Proponiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata dal cardinale Mauro Gambetti, OFMConv, Arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano, Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e già Custode del Sacro Convento di San Francesco in Assisi, nella celebrazione presieduta in Basilica in occasione della venerazione delle spoglie mortali di san Francesco.


Al centro della liturgia della Parola di oggi c’è la figura di Gesù Cristo, la luce del mondo, che ridona la vista al cieco nato e desidera illuminare le fitte tenebre che avvolgono il nostro tempo. Tuttavia, questo cammino verso la luce deve sempre iniziare da noi stessi. “O luce gentile, tra le tenebre che mi avvolgono, guidami tu.”

Queste parole, tratte dalla preghiera poetica del dottore della Chiesa John Henry Newman, ci accompagnano nel percorso di conversione del cieco nato, narrato nel Vangelo, e di Francesco d’Assisi. Il primo passo del cieco, come racconta il Vangelo, fu semplice ma decisivo: “Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.” Durante il tragitto verso la piscina di Siloe, situata a circa 700 metri dalla spianata del Tempio di Gerusalemme, possiamo immaginare che il cieco abbia pregato con le parole di Newman: “Reggi i miei passi, non ti chiedo di vedere lontano, ma basta un solo passo.”

In quel cammino, forse, gli sarà passata davanti agli occhi l’intera sua vita: umiliazioni, difficoltà, slanci, paure, e quella continua tensione verso un odore, un suono, un tocco, una parola che potessero rivelare la realtà. E chissà quanti interrogativi gli saranno sorti nel cuore sul senso della propria esistenza, ora che poteva finalmente vedere. Questo itinerario di scoperta e di luce richiama i primi anni della conversione di Francesco, un cammino che ciascuno di noi è chiamato a intraprendere. La cecità, infatti, non è solo una condizione fisica, ma una questione del cuore.

Tutti, in qualche modo, brancoliamo nel buio, cercando di orientarci come ciechi nati, spesso preoccupati solo di sopravvivere, di cercare benessere e riconoscimento. Ma il Signore ci invita a guardare oltre l’apparenza, a servire con umiltà, come Davide che pascolava il gregge, o come il cieco nato che chiedeva l’elemosina. Francesco scelse la marginalità e l’umile servizio come postura esistenziale, un modo per accogliere la grazia e non sprecarla.

Quando si riceve una luce gentile, come quella del battesimo, si può iniziare a porre domande autentiche: “Perché vivo? Per chi vivo?” È un cammino che richiede coraggio, come quello del cieco nato e di Francesco, che non si lasciarono condizionare dal giudizio altrui o dalle convenzioni sociali. Entrambi, orientati verso la luce, giunsero a riconoscere la verità e a proclamare: “È un profeta.”

Questo movimento del cuore, questa apertura alla verità, è ben espressa nei versi di Newman: “Non sono sempre stato così, né sempre ho pregato che tu mi guidassi. Amavo scegliere da me la mia via, ma ora guidami tu.” Francesco, nel suo processo di conversione permanente, scelse di osservare il Vangelo come regola di vita, rinunciando alla propria volontà per comprendere la realtà e orientare la propria esistenza secondo il volere di Dio.

Chi cammina nella luce della verità diventa sempre più luminoso, ma inevitabilmente incontra l’opposizione di chi non tollera la luce: i circoli del potere, le ipocrisie sociali, gli ordinamenti che sacrificano le persone al sistema. Francesco, come il cieco nato, fu emarginato, ma trovò in questo discredito una grazia. Sulla Verna, riconobbe la propria umanità nell’umanità divina di Cristo crocifisso e si abbandonò completamente alla comunione con Lui, con i fratelli e persino con i nemici.

Da quel momento, Francesco intraprese un cammino di libertà incondizionata, anche nei confronti di sorella morte. La luce gentile conduce infatti alla Pasqua, alla presenza dell’amore eterno. Come prega Newman: “A lungo il tuo potere mi ha benedetto, certo esso mi guiderà ancora, finché la notte svanisca e col mattino sorridano quei volti angelici che ho amato a lungo e che per un poco avevo perduto.”

Anche oggi, Francesco ci insegna a lasciar fare, a non opporci a chi ci manipola o ci deruba, ma a consegnarci con fiducia a Dio. Maria, madre della luce, ci insegni a riconoscere il Figlio dell’uomo, a credere in Lui e a consegnargli tutta la nostra vita, per essere luce nel Signore e portare nel mondo un frutto di bontà, giustizia e verità.

 

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