societa

Tra i "ragazzi difficili" che salano il mondo

Lucia Bellaspiga Avvenire
Pubblicato il 10-01-2022

Nella comunità per minori

A una prima occhiata potrebbe sembrare solo una tavolata in legno imbandita con 25 pagnotte. E tale sarebbe, in effetti, se non fossimo nella Comunità "Villa San Francesco" di Facen di Pedavena (Belluno), un luogo-non luogo ove tutto è possibile e niente è ciò che sembra.

A partire dalla Comunità stessa, dove vivono minori "disagiati" e adulti con "disabilità mentali" (in settant'anni ne sono passati oltre 4.000), ma che è anche il più stralunato e geniale dei musei al mondo, e un laboratorio di idee sempre in fermento, capace ogni volta di trascinare nella nuova impresa chiunque abbia la ventura di incontrare Aldo Bertelle, 68 anni, "direttore" immaginifico e nei decenni "padre" di centinaia di ragazzi (le virgolette in questa storia si sprecano, perché nessuna definizione descrive fino in fondo la realtà): è difficile non restare invischiati nelle sue imprese che rasentano l'impossibile (ma solo in apparenza, perché poi tutto accade davvero).

Come con questi 25 pani, esito di una precedente sfida: «Un anno fa avevamo iniziato con "Salare la terra, salare il mondo", iniziativa con cui chiedevamo un pugnetto di sale a tutto il pianeta», spiega Bertelle.

«L'obiettivo era successivamente salare il pane del mondo, ispirandoci al Vangelo: Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo. È scritto siete, non sarete, occorre agire nel presente, non aspettare il futuro». Così la sera – quando i ragazzi in Comunità si riuniscono intorno al tavolo della cena e ognuno condivide con gli altri la sua giornata – l'idea ha preso corpo. «Niente è impossibile, l'importante è proporre e rimanere in attesa: col passare dei mesi dalle varie nazioni sono arrivati 130 pugni di sale», ognuno proveniente da un luogo denso di storia e di vicende umane.

È con quel sale che in questo Natale sono stati impastati i 25 pani (destinati a restare "in mostra" tutto gennaio sulla tavolata imbandita a Pedavena, per poi partire alla volta di altrettanti luoghi significativi nei cinque continenti): c'è la pagnotta impastata nella Casa Santa Marta di Papa Francesco – capitato nelle cucine proprio mentre la suora cuciniera univa acqua e farina con sale e lievito – e da lui benedetta sul nascere. C'è quella uscita dalle mani dei giovanissimi detenuti nel carcere minorile di Nisida (Napoli). C'è il pane cotto a Nomadelfia, e quello del Sacro convento di Assisi (stazionato ancora caldo nella basilica, davanti a San Francesco).

C'è persino il pane che sulla crosta porta l'impronta della croce del vescovo Tonino Bello premuta sull'impasto («questo poi vorremmo che andasse a finire sul ponte a Sarajevo, dove 30 anni fa sotto le bombe don Tonino alzò il suo impressionante grido di pace, poco prima di morire»)... (Avvenire)

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