Perdono di Assisi

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"Voglio mandare tutti in Paradiso": da san Francesco a papa Francesco

«Voglio mandare tutti in Paradiso»: da san Francesco a papa Francesco.
Con queste parole Francesco d’Assisi, alla presenza di sette vescovi dell’Umbria, da un pulpito eretto sulla spianata antistante la chiesetta della Porziuncola, annunciava a una folla d fedeli di avere ottenuto un privilegio dal papa. Chiunque vi fosse venuto in pellegrinaggio il giorno della dedicazione della chiesa, vale a dire il 2 agosto, qualora si fosse pentito dei propri peccati e confessato, avrebbe conseguito l’indulgenza plenaria. In altre parole, dopo la sua morte non avrebbe dovuto scontare nessuna pena per i propri peccati in purgatorio, prima di poter entrare in paradiso. La scena della proclamazione è stata affidata ad alcuni dipinti. Vi si rappresentava un episodio del tutto immaginario.

Negli anni’70 del ‘200 la concessione papale era data per scontata. Nella prima metà ‘300 i vescovi di Assisi si proposero di colmare la lacuna di un documento papale con propri documenti. Dal canto loro i frati minori si sforzarono di “inventare” – cioè di creare ex novo pretendendo di scoprire una realtà dimenticata – la storia di quell’indulgenza. In fondo alla chiesetta, attualmente inglobata in una enorme basilica cinquecentesca, un pala d’altare riassumeva agli occhi dei pellegrini lo svolgersi di quei lontani avvenimenti. Di qui l’affanno a fondare un privilegio per il quale non esisteva alcun documento. “Dove vai, o semplicione”, avrebbe detto papa Onorio III a Francesco che se ne andava dopo avere ottenuto l’assenso del papa, ma senza una pergamena tra le mani.

Passarono i decenni e il monaco divenuto papa per qualche mese nel 1294, Celestino V, sottoscrisse una bolla, con la quale concedeva formalmente l’indulgenza plenaria a quanto si fossero recati presso la basilica di Collemaggio all’Aquila nel giorno della sua dedicazione, la festa di san Giovanni Battista, tra 28 e 29 agosto. La perdonanza aquilana fu cassata da Bonifacio VIII appena divenne papa.

Non lo fece con la perdonanza assisana (anche perché non vi era nessun documento da revocare…). Il papa invece fu indotto a proclamare il primo anno santo agli inizi dell’anno ‘300, per riaffermare la pienezza del suo potere.

Il santuario assisano costruito all’estremità della città, sopra la tomba del santo, e la chiesetta nella piana sottostante, strettamente legata alla memoria dei primordi francescani, hanno rappresentato i richiami tangibili alla storia del giovane assisano che si fece povero e divenne santo. Per fare visita a quei luoghi nel tempo si sono modificati gli itinerari di pellegrinaggio, attirando anche teologi e predicatori dell’ordine dei frati minori. E anche una serie di malfattori: la folla che si ammassava intorno alla Porziuncola in quei giorni aveva comportamenti anche assai vivaci e molto spicciativi.

Nell’anno santo straordinario della misericordia, indetto dal papa, un gesuita argentino, che ha voluto prendere il nome del santo assisiate, una mostra documentaria ci presenta le tracce di una storia lontana, che però si è protratta nel tempo. Sull’esistenza del purgatorio ormai si fa assai meno conto, ma della misericordia da parte di Dio e fra gli uomini pare esservi un grande bisogno. (Roberto Rusconi)