Le visite dei pontefici

CITTA' DEL VATICANO – La prima visita ad Assisi di un papa di nome Francesco. Ma non solo. Il 4 ottobre prossimo insieme al Pontefice romano sulla tomba di San Francesco si soffermerà a pregare anche - e, forse, soprattutto - l'uomo Jorge Mario Bergoglio. Sarà infatti la prima volta che il gesuita argentino, il primo esponente della Compagnia di Gesù ad essere stato eletto vescovo di Roma arrivando “dalla fine del mondo” nel Conclave del 13 marzo scorso, entrerà nella Basilica Inferiore per scendere nella suggestiva Cripta di pietra rosa dove da circa 800 anni riposa il Poverello; sarà la prima volta che si soffermerà a pregare nella altrettanto suggestiva chiesetta di pietra scura della Porziuncola all'interno della basilica di Santa Maria degli Angeli dove San Francesco morì il 3 ottobre 1226 e visiterà gran parte dei luoghi francescani distribuiti nel comprensorio assisano. Un lungo ed ideale cammino che il Pontefice percorrerà nell'arco di una sola giornata sulle orme del santo da cui ha preso il nome appena asceso al Soglio di Pietro. Una visita che il gesuita Bergoglio farà con l'emozione della prima volta e con la gioia del neofita che, in genere, esplode nel cuore e nell'animo del pellegrino che si trova da solo al cospetto di luoghi sacri “visti” solo da lontano, a lungo sognati, per anni e anni desiderati attraverso immagini fatte di pensieri, parole, suggestioni personali, ma che per imponderabili imprevisti non ha mai potuto visitare in prima persona.
E' il caso di Jorge Mario Bergoglio che per poter recarsi nella Assisi di San Francesco e di Santa Chiara ha dovuto attendere quasi 77 anni (li compirà il 17 dicembre prossimo), gran parte dei quali impegnati a vivere accanto ai poveri delle favelas della sua Buenos Aires, in Argentina, dapprima da semplice padre gesuita, poi da provinciale della Compagnia di Gesù ed in seguito da vescovo e cardinale. E non è azzardato immaginare che, quando al mattino del 4 ottobre lascerà la Casa di Santa Marta in Vaticano per iniziare il pellegrinaggio che lo condurrà nella Casa di San Francesco, il Pontefice argentino si sentirà animato da quella particolare emozione che coglie qualsiasi persona che si appresta per la prima volta a vivere un evento, una storia, un appuntamento cercato ed agognato per una vita intera, ed infine trovato. L'uomo Bergoglio, dunque, a tu per tu con l'uomo di Sorella Povertà, che per un misterioso disegno della Divina Provvidenza - che nessuno avrebbe potuto immaginare prima della fumata bianca uscita dal camino della Cappella Sistina il 13 marzo scorso - sono stati chiamati, in tempi e modi diversi, a fortificare la Casa del Signore. Un impegno titanico che Bergoglio, appena succeduto a Benedetto XVI, ha voluto affrontare decidendo di chiamarsi – primo pontefice nella storia della Chiesa – come il santo di Assisi.
Quel nome del Santo più popolare, Francesco, che ha sempre amato, inseguito, ammirato, ma che nello stesso tempo è sinonimo di totale impegno accanto ai poveri tra i più poveri e di ricostruzione di una Chiesa più a misura d'uomo, più vicina agli ultimi e ai più bisognosi, segnata negli ultimi tempi dalle miserie umane esplose dentro e fuori le sue mura. Significativi segnali in questo senso papa Francesco ne ha già lanciati nei suoi primi sei mesi di pontificato. Da Assisi, dalla Casa del Poverello per antonomasia, è lecito attendersi ulteriori “sorprese”.
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