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Tahar Ben Jelloun: Ragazzi, salvateci dal nostro egoismo

TAHAR BEN JELLOUN Ansa - ANGELO CARCONI

Dopo il Covid 19 l'uomo cambierà

Non so per quale strano incantesimo, ovunque imperversi il coronavirus uomini e donne hanno preso a dichiarare con ridicola certezza che dopo il Covid 19 l'uomo cambierà. Sottintendono che sarà migliore, che diventerà più umano, meno egoista, più solidale e soprattutto sarà attento all'ambiente.

Non chiedo che di poterci credere. Insomma, nel giro di pochi mesi, e con quasi 300 mila morti in tutto il mondo, l'uomo si sveglierà con qualità che prima dell'inizio di quest' anno non aveva. Non sono né pessimista né ottimista. Cerco di essere realista e rileggo la storia delle varie pandemie che hanno colpito l'umanità fin dall'antichità. Ricordo i 50 milioni di morti causati dall'influenza spagnola nel 1918. Nessuno storico ha osservato che l'umanità abbia imparato la lezione del tragico e cambiato qualcosa nel suo comportamento. Il mondo era nel pieno della guerra e meno di vent' anni dopo, dal luglio 1936 al marzo 1939, un'atroce guerra civile devastò la Spagna uccidendo 800 mila persone.

No, l'uomo non cambia. Non sono io a dirlo. È Baruch Spinoza, filosofo olandese, (1632-1677): «Ogni essere tende a perseverare nel suo essere». Nessun essere cambia radicalmente. Può correggere alcuni vizi e difetti, può giocare al cambiamento, può fingere, ma la sostanza non cambia e non appena si verifica una situazione grave risale in superficie. Perseverare significa continuare sulla stessa strada, restare risoluti in un'azione. L'uomo è così, e come diceva Orazio «Scaccia pure la tua indole col forcone, ritornerà ugualmente».

Da quando ho letto Spinoza, continuo a constatare questa semplice verità. Perciò, quando ascolto dei "profeti dei media" annunciare che dopo il Covid 19 il mondo prenderà coscienza di quanto il suo arrogante egoismo sia pericoloso per il Pianeta, sorrido. Nel suo libro L'Etica, Spinoza ha anche parlato delle "passioni tristi": sono conseguenze della debolezza, del deterioramento fisico o mentale, della mancanza di libertà, che nell'essere umano portano a sentimenti di odio, gelosia, paura, ansia e angoscia morbosa. Durante il confinamento, in gradi diversi ciascuno deve aver vissuto queste passioni.

Sono quelli che chiamo "gli effetti perversi del confinamento". Una persona completamente isolata perde a poco a poco la sua intelligenza sociale, perché è fatta per incontrare e per vivere con gli altri, non per stare in una solitudine assoluta e senza via d'uscita. Una delle passioni tristi è l'odio verso se stessi. Cominciamo perdendo l'autostima, ci lasciamo andare, trascuriamo noi stessi e poi spostiamo questo brutto sentimento sugli altri, quelli che non sono con noi, e siamo certi che "l'inferno sono gli altri" (Sartre).

È per questi motivi che dopo il Covid 19 l'uomo non cambierà; peggio: svilupperà i suoi lati negativi perché dovrà rassicurarsi scavando nelle sue cattive abitudini e credendo, per essere sopravvissuto al virus, di essere dotato di un'inaspettata superiorità.

Continuerà il suo lavoro di indebolimento della natura. Nessuna tragedia globale è mai servita da lezione per coloro che sono sfuggiti alla malattia e alla morte. È così. Chi è buono rimarrà buono, il cattivo persisterà nel suo comportamento.

Quindi l'uomo non cambia, ma può essere tentato dal peggio. È quanto rischia di accadere in diversi Paesi colpiti dal Covid 19, anche se, qua e là, ci sono persone che hanno dimostrato grande solidarietà con il personale sanitario e con gli anziani che vivono soli. In uno dei suoi discorsi, in tono grave, il presidente Macron ha chiesto ai francesi di dare prova di resilienza di fronte alla crisi sanitaria.

La resilienza è la capacità di superare gli effetti di uno shock, di una crisi, e allo stesso tempo essere in grado di pensare a un'altra forma di organizzazione sociale. In altre parole, far sì che la prova del Covid 19 diventi una possibilità per ricostruirsi e migliorarsi in una società che è stata colpita indifferentemente dal virus.Io temo che dopo il Covid 19 i francesi, come gli altri europei, proseguiranno coltivando l'oblio di quanto hanno vissuto nei primi mesi del 2020. Il mercato azionario riprenderà, la finanza cercherà di fare soldi, i ricchi riprenderanno le loro abitudini e i poveri si rivolgeranno al cielo per una vita più clemente.

La speranza è nella giovinezza, anche se la maggior parte non è stata colpita dal virus. Questi sono giovani che oggi fanno campagna per un ambiente sano e umano, per un mondo unito e rispettoso della natura. (Traduzione di Elda Volterrani - Repubblica)

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