societa

Il valore del silenzio

Francesco Bastianini
Pubblicato il 02-08-2023

Necessario per la vita di tutti i giorni, necessario per la preghiera

Tornare al valore del silenzio: questo, forse, potrebbe essere un valido proposito dell’anima per quest’estate. Immersi nella natura di una verde montagna o nel giallo splendente di una spiaggia, potrebbe essere proficuo, quasi necessario, cercare di fare silenzio interiormente. Le vacanze sono sempre un modo per cercare di fare spazio ai pensieri che magari durante tutto l’anno non siamo riusciti a coltivare. Il mondo di oggi sembra davvero aver ripreso la frenesia a cui siamo abituati da tempo. Forse, solo il delicato momento storico che abbiamo vissuto nel nostro recente passato - il famoso lockdown - ci aveva dato la possibilità di pensare che oltre al lavoro, oltre alla frenesia dell’andare qui e lì, c’è anche altro. E quell’altro non può che avere un nome: spazio dell’anima.

Il silenzio era per gli antichi monaci una sorta di cella interiore, un eremo nel quale sostare per ritrovare sé stessi, e Dio soprattutto. San Francesco d’Assisi riguardo a ciò ci dice tanto. Testimonianza di tutto ciò è proprio l’Eremo delle carceri, ad Assisi: oasi di preghiera e di silenzio, immersi nella natura incontaminata di Dio.

Quando si pensa al dono del silenzio non può che venire in mente tutta la letteratura dei cosiddetti “Padri del deserto”. Il monaco e asceta cristiano Evagrio, ad esempio, lo vedeva necessario per la preghiera: “Che la tua lingua non pronunci parola quando ti metti a pregare”. Sant’Arsenio il Grande designava il silenzio come luogo indispensabile per il raggiungimento della maturità di ogni persona: “Se veramente osserverai il silenzio, quale che sia il luogo dove ti trovi, troverai pace”. Inoltre rimane famoso un episodio biografico di Agatone d’Egitto, monaco cristiano egiziano, che volle tenere dei sassi in bocca per tre anni per imparare appunto l’arte del silenzio. Inoltre, sempre per i Padri del deserto, molteplici sono i frutti del silenzio. Per San Poemen, ad esempio, riesce a donare “la quiete” e “la pace”. Secondo il libro-simbolo di questa importante “famiglia di preghiera”, “I Detti” o “Apoftegmi dei padri del deserto”, il silenzio rimane l'unico grande scudo contro gli empi.

Anno 2023. I mezzi di comunicazione, importanti e necessari, a cui siamo abituati, sono presenti nelle nostre vite in maniera costante: tablet; telefonini; pc e quant’altro. Strumenti di comunicazione che tolgono però spazio ai nostri più intimi pensieri; alle nostre idee; ai nostri silenzi. Si sente l’esigenza di essere in comunicazione con qualcuno o con qualcosa, dovunque e sempre. E, il valore del silenzio, in tutto questo baillamme, dove va a finire? L’estate - il tempo in cui si dice “stop” alle nostre comuni abitudini “sociali” - potrebbe, allora, essere una buona opportunità per riscoprire proprio questo valore e viverlo, soprattutto. Certo, non è facile perché come scriveva San Poemen del silenzio: “La prima volta fuggi, la seconda fuggi, la terza diventa una spada”. Importante, comunque, è provarci.

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