religione

Zedda: Benediciamo Dio per nostro 'fratello olio'

Redazione
Pubblicato il 04-10-2021

Le parole della vice Presidente della Regione Autonoma della Sardegna

All’Italia, alle sue figlie e ai suoi figli, porgo il saluto di pace della Sardegna, isola il cui sangue dei martiri ha fecondato secoli di fede, di fedeltà e di donazione totale. Oggi, nel giorno in cui la nostra Isola offre l’olio per la lampada che arde nel luogo sacro che accoglie le spoglie mortali di san Francesco, vogliamo richiamarne il valore profondamente simbolico perché costituisca per noi motivo di fiducia e di speranza.

In un momento in cui, faticosamente, tentiamo la risalita e la ripartenza dopo la pandemia che ancora ci preoccupa, fa bene ricordare che l’olio è immagine di prosperità, di gioia e di forza. Esso nutre e condisce, illumina e sana le ferite. Per questo oggi benediciamo Dio per il nostro “fratello olio”, il cui profumo avvolge il nostro animo, il cui sapore esalta l’impegno per una sempre maggiore fraternità, il cui balsamo lenisce le tante sofferenze e devastazioni. La nostra mente va alla drammatica piaga degli incendi che, anche nel recente passato, hanno distrutto ettari di vegetazione della nostra terra e centinaia di ulivi, anche millenari, minando ancora una volta la bellezza di quel creato che ci è stato affidato e di cui ci sarà chiesto conto.

L’olio donato oggi dalla Sardegna ha dunque anche un sapore di bruciato, di un dolore e privazione che diventa sacrificio. Così come le olive vengono spremute nel frantoio perché producano il prezioso prodotto, oggi presentiamo a San Francesco e all’Italia l’offerta, la determinazione e la dedizione quotidiana della nostra gente e della nostra Isola ferita. Abbiamo a mente la “Laudato si’” e la “Fratelli tutti” di Papa Francesco e quanto ribadiscano con forza l’urgenza di assumere come impegno primario della politica e di tutte le persone di buona volontà la tutela, la salvaguardia e la promozione del creato, ma sempre ponendo la persona al centro in quella attenzione all’ecologia integrale che costituisce un vero e proprio documento di programmazione.

Oggi tutta la Sardegna è qui, non solo con le rappresentanze istituzionali di Regione, Comuni, Diocesi, ma con i suoi emigrati, autentici missionari che nel corso degli anni hanno saputo rappresentare i valori più profondi dell’identità sarda, offrendo un grande contributo di idee, di iniziative e di progetti alle comunità che li hanno accolti e che oggi ne riconoscono il ruolo importante. L’evento che abbiamo appena vissuto e viviamo si esprime nel carattere della sobrietà, coerentemente allo stile e agli insegnamenti di San Francesco, ma al tempo stesso esige da quanti sono fin qui convenuti responsabilità e senso di comunità. L’unicità della Sardegna si esprime oggi nell’unità, nel desiderio di condividere la responsabilità di tracciare un percorso che possa consentire alla nostra gente di riemergere, di riprendersi, di ripartire. Ricominciare significa anzitutto riprendere a guardarsi in faccia, a volersi bene, ad accogliersi e accettarsi così come siamo.

Per tanto tempo le mascherine hanno nascosto parte dei nostri volti, ma – come diceva il vescovo don Tonino Bello, terziario francescano: “Se un volto non è rivolto verso l'altro, non è più volto. Dovremmo vivere l'uno per l'altro, essere volto rivolto all'altro, volto che si rapporta all’altro”. Il nostro messaggio all’Italia è dunque quello di volerci essere, di volerci mettere la faccia e le mani per costruire rapporti di fraternità, di comunione, di pace e di sviluppo per tutti, a partire dall’infanzia, dai giovani, dalle tante donne vittime di violenza, dai disoccupati e dagli anziani, dalle persone sole. Non dimentico che l’olio è anche simbolo dell’elezione divina e dello Spirito di Dio che conferisce ad ognuno di noi una specifica missione. L’impegno a vivere la politica come vocazione per il bene comune oggi si traduce nella volontà di vivere la missione che ci viene affidata. Il grido fiero della Brigata Sassari: “Fortza Paris!” (Forza insieme) si coniuga oggi con il “Pax et Bonum” (Pace e Bene) di San Francesco perché solo perseguendo la pace e praticando il bene possiamo trovare la forza per continuare a camminare, sperare e costruire insieme una vera comunità. San Francesco ci sostenga in questi propositi. Viva l’Italia!

Cari amici la rivista San Francesco e il sito sanfrancesco.org sono da sempre il megafono dei messaggi di Francesco, la voce della grande famiglia francescana di cui fate parte.

Solo grazie al vostro sostegno e alla vostra vicinanza riusciremo ad essere il vostro punto di riferimento. Un piccolo gesto che per noi vale tanto, basta anche 1 solo euro. DONA