Le visite dei pontefici
Abbiamo solo così poco su cui contare?
Comparso davanti al vescovo, Francesco non esita né indugia per nessun motivo: senza dire o aspettar parole, si toglie tutte le vesti e le getta tra le braccia di suo padre, restando nudo di fronte a tutti. Il vescovo, colpito da tanto coraggio e ammirandone il fervore e la risolutezza d'animo, immediatamente si alza, lo abbraccia e lo copre col suo stesso manto (FF 344).
Nel Vangelo, c'è spesso un lamento che appare con forza come una radice molto profonda nel cuore umano. Si tratta del grido che viene dalla nostra miseria, dalla considerazione della pochezza che emerge in superficie: un solo pane? Abbiamo solo così poco su cui contare?
In effetti, forse, abbiamo solo un giorno davvero, ossia quello che attualmente stiamo vivendo.
Solo un attimo.
Solo un incontro.
Solo uno sguardo.
Solo una parola.
Solo un sorriso.
Solo un abbraccio.
Solo un orizzonte.
Solo un gesto.
Solo un corpo da offrire, da donare, da lasciar amare e provvidenzialmente custodire.
Per fare tanto, a volte tutto. Per annunciare che non è tutto qui, e così seguire in modi sorprendenti le orme di quella memorabile Spogliazione.
Ma è davvero così poco un solo pane? Un solo corpo? In effetti, sembra anche meno dei famosi 5 pani e 2 pesci: che farcene dunque!? Che cos’è al cospetto di così tanto bisogno!? Ci servirebbero armi, possedimenti, riserve, armadi, coltivazioni intensive e arsenali e poteri e proprietà e conti correnti senza fine.
Eppure, abbiamo solo un corpo! Solo un corpo da donare alla forza dello Spirito del Signore, perché gli dia la forma del Vangelo di Cristo, nel modo unico e irripetibile che corrisponde alla personale vocazione di ciascuno.
Del Vangelo che è sempre all'opera per sradicare le nostre proporzioni e unità di misura. Del Vangelo così vividamente mostrato dalla storia di Francesco di Assisi, che è sempre all’opera per dare forma a ciò che è più profondo e silenziosamente presente in noi, al volto del Padre nostro che è nei Cieli. E per farci intuire le domande che contano davvero.
Quelle domande che possono risvegliare la memoria del nostro passato più piccolo e apparentemente inutile, di ciò che già è stato fatto partendo quasi dal niente, di quel meraviglioso incontro che è durato quasi un nulla, di quella parola sottilissima che ha saputo fare dimora nel nostro cuore più nascosto. Di quel gesto che ha reso manifesta una gigante verità: abbiamo solo un corpo! Tutto muore secondo dopo secondo. Tutto muore o si allena a morire. Tutto tende a finire.
Tutto non si spiega da solo.
Tutto tradisce o delude in qualche maniera.
Perché ci saremmo aspettati assolutamente di più o altro o non affatto quello che è poi realmente accaduto.
Molto spesso, ci ritroviamo con gli stessi occhi di Pietro di Bernardone dinanzi alla vita di Dio che ci viene incontro, al Suo Regno che si avvicina.
Ed abbiamo solo un corpo!
E non abbiamo il potere di eliminare la povertà, la tristezza e la miseria di questo mondo. Ma possiamo spogliarci di ogni pretesa come fa un seme, per provare a cercare la via verso il futuro al suo stesso modo. Possiamo farci accogliere per quello che veramente abbiamo e lasciarci avvicinare, addirittura ammantare dalla misericordia del Padre. E non cercare più il possesso di nulla, neanche del proprio corpo.
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