religione

La beata Anna Maria Taigi, modello per le famiglie di oggi

Antonio Tarallo Pubblico Dominio

Una vita per i poveri

La beata Anna Maria Taigi - terziaria dell’Ordine della Santissima Trinità - una delle più belle figure di santità familiare, una delle più belle testimonianze di come vivere il Vangelo in famiglia. A distanza di secoli, la biografia della beata senese (ma romana di adozione) ci fa riflettere - proprio nell’Anno della Famiglia 2021-2022, indetto dal pontefice - su quanto la Chiesa possa vivere all’interno di ogni focolare domestico.  Scorrendo le pagine della biografia di questa beata vissuta a Roma nell’Ottocento, un pensiero corre veloce nella nostra mente: vivere la Famiglia alla stregua del Vangelo, può divenire ricchezza per tutti. L’esortazione apostolica “Amoris laetitia” di Papa Francesco riesce a fornirci un quadro che dovremmo avere sempre ben presente, in ogni nucleo familiare: “La Chiesa è famiglia di famiglie, costantemente arricchita dalla vita di tutte le Chiese domestiche. Pertanto, in virtù del sacramento del matrimonio ogni famiglia diventa a tutti gli effetti un bene per la Chiesa. In questa prospettiva sarà certamente un dono prezioso, per l’oggi della Chiesa, considerare anche la reciprocità tra famiglia e Chiesa: la Chiesa è un bene per la famiglia, la famiglia è un bene per la Chiesa. La custodia del dono sacramentale del Signore coinvolge non solo la singola famiglia, ma la stessa comunità cristiana”.

E proprio alla comunità, la beata Taigi aveva guardato sempre con amore e senso profondo di fraternità. La vita di Anna Maria Taigi si è spesa, infatti, per i più bisognosi, per chi chiedeva un aiuto. Lei, povera fra i poveri, non ha mai fatto mancare il suo aiuto. ma, cerchiamo - ora - di comprendere meglio questa figura dell’Ottocento che tanto ha da dirci per il nostro secolo.  Anna Maria Taigi nasce a Siena il 29 maggio 1769, ma intorno a sei anni, viste le precarie condizioni economiche della famiglia, si trasferisce a Roma. Compie gli studi presso l'istituto delle Maestre Pie Filippini. E’ l’inizio del suo cammino spirituale. Nel 1790 sposa Domenico Taigi, servitore a palazzo Chigi, la famosa nobile famiglia romana. Da questa unione nascono ben sette figli. 

Casa Taigi diviene una vera e propria chiesa aperta a tutti, specialmente ai bisognosi. A chi ha bisogno di un sostegno spirituale e materiale. Basterebbe pensare che ogni mattina la beata Taigi riuniva la famiglia per la preghiera e chi partecipava alla Messa vespertina veniva accolto fra le mura domestiche per letture spirituali e la preghiera serale. La sua giornata iniziava con l'Ave Maria e terminava con il Santo Rosario. Dunque, una vita spiritualmente densa. Ma non solo preghiere, nella sua casa. Vi era anche un altro importante segno, testimonianza del Vangelo: la carità verso il prossimo: piccoli gesti quotidiani, propagazione dell’Amore di Dio verso i propri figli. Lei, strumento di questo amore. Il marito, che all'età di novantadue anni depose al suo processo di beatificazione, lasciò un commovente quadro della santità di questa donna: 

Accadeva spesso che al mio ritorno a casa la trovassi piena di gente. Immediatamente ella si congedava da tutti, fossero anche una nobildonna o un prelato, per prendersi cura di me con sollecitudine amorosa: ognuno poteva rendersi conto che faceva ogni cosa con tutto il cuore, mi avrebbe perfino tolto i calzari dai piedi, se lo avessi permesso. In breve, era per me di consolazione e di conforto in ogni cosa [...] La serva di Dio sapeva come mettere ognuno a suo agio e lo faceva con una grazia che non mi è possibile descrivere. Spesso tornavo a casa stanco, di malumore e irascibile ma ella sempre sapeva addolcirmi e rallegrarmi”.

Da questa descrizione si comprendono, allora, ancor meglio le parole che papa Benedetto XV riservò alla Taigi, per la sua beatificazione: “Sposa esemplare, madre premurosa e testimone dell’amore alla Santissima Trinità”. “Ardeva talmente d’amor di Dio da esser costretta a moderarlo; benché la sua vita fosse così soprannaturale e nascosta in Cristo, tuttavia non fu estranea al suo tempo, ma giovò al prossimo e all’intera comunità cittadina. Era povera, eppure cercava sempre di aiutare altri indigenti; anzi in varie calamità pubbliche e private, ispirata dall’alto, si offrì come vittima della divina giustizia e col suo pregare senza fine si adoperò ad allontanare i castighi da chi li aveva meritati.” 

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