Lettere al direttore

Cosa ne è stato del mio cuore?

Redazione Pixabay

Cosa ne è stato del mio cuore?

 

Carissimo Padre Enzo, 

prima di tutto chiedo il permesso di rivolgermi a te con il tu, non per mancanza di rispetto, ma in virtù della familiarità acquisita in questo anno in cui sono entrata nella famiglia francescana di Assisi. Ti scrivo per avere un tuo parere sulla situazione che mi trovo ad affrontare e cercherò di essere breve, come tu chiedi. Però prima lasciami dire che sei stato per me un dono di nostro Signore in un momento in cui cercavo parole che mi facessero ritrovare il desiderio di instaurare con nostro Signore un dialogo che si stava spegnendo. Ho 61 anni e da quattro mi prendo cura, con mia sorella, di nostra mamma, che dopo la morte del papà ha sofferto molto la mancanza e la solitudine. Lei ha sempre vissuto in totale dipendenza psicologica da lui, ora ha 93 anni e, nonostante sia in salute, dipende totalmente da noi in ogni incombenza quotidiana: dal preparare il cibo alla sua igiene personale. Inoltre rifiuta di restare a casa da sola tantoché, anche solo per concederci un’uscita con la nostra famiglia e i figli, dobbiamo turnarci per evitare sofferenze e pianti. Prendersi cura di lei significa praticamente che il pomeriggio, al rientro dal lavoro, vado da lei sino alla sera dopocena, oltre al sabato e domenica. All’inizio non ti nascondo che facevo fatica ad accudirla nell’igiene, ma mi sono serviti i tuoi insegnamenti quando parlavi di Francesco e del suo atteggiamento nei confronti dei lebbrosi. Lui si è chinato e ha abbracciato le loro sofferenze e anche io ho cercato di accogliere le fragilità della mamma e non ho avuto problemi a superare i miei limiti. Purtroppo avverto da qualche tempo una sorta di insofferenza nei suoi confronti perché noto egoismo nei suoi atteggiamenti. A parole dice che le spiace se trascuriamo per lei la nostra famiglia, ma non farebbe nulla da sola né a livello pratico né tantomeno riuscirebbe a lasciarci libere e lasciarla sola anche solo per una sera. Il mio sentimento mi disturba perché mi chiedo “dove è finito l’infinito amore che nutrivo per lei?” Non avverto neppure più la tenerezza verso le fragilità di una anziana. Cosa ne è stato del mio cuore? Perché sono diventata così? Ti prego Padre dammi un tuo parere e un consiglio ne ho veramente tanto bisogno. Federica

 

Carissima Federica, 

il “tu” affettuoso è il segno più alto di rispetto e fraternità, quindi ti ringrazio di questo. Mi commuovo quando dici che sono un dono ma, credimi, il vero dono sei tu e tutti coloro che mi consentono di far loro compagnia con la Rivista, ogni mese, e tramite sorella rete ogni sera, con la Parola del Signore e quella del nostro serafico padre Francesco. Mi racconti dell’accudimento che tu e tua sorella state dando a tua madre. Dopo tanti anni di vita insieme a tuo padre, dove si è affidata completamente a lui per tutto, chiaramente ora le è difficile fare da sola e la dipendenza, affettiva e pratica, la costringe in questo stato di sofferenza e di richiesta incessante nei vostri confronti. Comprendo la tua fatica, è naturale, non fartene una colpa. “Stress da caregiving”, è così che si chiama questo fenomeno che stai vivendo. Qualche pensiero di stanchezza e di abbandono fa parte del gioco. Ti chiedo, però, di comprendere che una persona anziana vuol vivere il più possibile con le persone care fin quando ha tempo: è per questo esita a lasciarvi andare. Prenditi comunque, per quanto possibile, anche i tuoi spazi per te e la tua famiglia, in modo da ricaricare le batterie per poter meglio star vicino a tua madre e non sentirti più in colpa per i tuoi pensieri, ma accompagnali con la costante preghiera. Io, dal mio canto, ti porto nelle mie preghiere e chiederò a Dio di conservare il tuo cuore misericordioso. Continuiamo il cammino, meno gravoso sarà il passo e l’accudimento. Un caro saluto di pace e bene

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