Lettere al direttore

Coronavirus e volontariato. Imprudenza o dovere?

Redazione Pixabay

Buongiorno Padre Enzo,

è la prima volta che scrivo, pur essendo una "fan" di San Francesco sin da ragazzina, ho da poco scoperto questi tuoi commenti al Vangelo passeggiando per Assisi, per me è bellissimo è come essere lì ogni giorno. Ho passato l'ennesima tormentata notte ed il Vangelo di oggi sembra capitare a proposito, anche se io non sono Nicodemo.

Sono ormai 6 settimane che sono a casa (come la maggior parte della gente) e ormai 2 mesi che quasi tutti i volontari della caritas parrocchiale, compresa me, hanno sospeso il servizio, in quanto il luogo il metodo ed i mezzi a disposizione non sono idonei a svolgere un servizio in sicurezza (secondo i decreti vigenti ma non lo erano neanche prima), però ci sono 2 persone che nonostante tutto continuano.

Questo mi ha portato una sensazione di angoscia mista a rabbia, perché penso che sia giusto e necessario fare della carità ma non senza essere rispettosi della propria salute e di quella degli altri, in locali malsani ed antigenici, con metodi poco adatti al periodo di pandemia.

Più volte ho provato ad evidenziare il problema ed a suggerire (in attesa che siano sanificati gli ambienti ) delle modifiche al servizio per agire in sicurezza, ma pare che questo comporti degli sforzi maggiori che non si intendono sostenere e quindi tutto continua come prima. Ora vengo al punto della mia angoscia, se da una parte sono arrabbiata con loro perché non sentono ragioni e sottovalutano il problema e comunque la priorità è di chi ha bisogno, dall'altra sono angosciata con me stessa perché non ho la stessa determinazione e coraggio e forse anche fede.

Allora ho pensato a quando San Francesco ha baciato il lebbroso, o Madre Teresa curava i poveri di Calcutta, entrambi non hanno avuto paura di essere contagiati, e quindi sarei io in errore perché avendo sempre svolto il mio piccolo servizio solo per dovere di cristiana e non per amore, non riesco a superare la paura del rischio di contagio e non voglio neppure essere responsabile del rischio per altri (senza parlare di mio marito che è più terrorizzato di me)?!

Spero che il Signore mi faccia accendere la "luce" in modo da vederci più chiaro e curare la mia angoscia.

Buona giornata, 
Tonia.



Carissima Tonia,

ti auguro tutta la luce che il tuo cuore merita. Prego per te e ti affido a san Francesco. Andiamo avanti e coraggio. Per quanto riguarda la tua domanda, fidiamoci anche di quello che la Chiesa ci sta dicendo in questo momento: essere prudenti. Arriverà anche il momento in cui ci sarà la forza per affrontare situazioni come queste. Se in questo delicato momento non te la senti di continuare la tua opera di carità, non colpevolizzarti e allo stesso tempo cerca di non colpevolizzare l'altro. La paura fa parte dell'animo umano, sono certo che il Signore ti darà le risposte che cerchi. 


Un caro saluto di pace e bene,
Padre Enzo.

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