Lettere al direttore

Confessione e riconciliazione

Redazione Pixabay

Buongiorno Padre Enzo,

premetto che mi sono avvicinata alla vostra comunità la scorsa estate quan- do ho trascorso alcune settimane in Umbria. Quando sono arrivata ad As- sisi non so cosa sia cambiato in me, ma so che da quel giorno cerco sempre la compagnia, il conforto e la protezione di Cesco (come lo chiama Lei). Mi sono decisa a scriverle perché, avendo già chiesto una preghiera per mio marito che era in una situazione gravissima a causa di questo Virus e sapendo quan- to Lei sia oberato, mi sentivo di non doverla disturbare ancora, ma ho una richiesta da farle: mi può parlare della confessione o riconciliazione? Perché per me è difficile chiedere ad un sacer- dote di confessarmi, e so che se non lo faccio non posso accedere al sacra- mento della comunione, avrei bisogno di un aiuto. Grazie. Angela (@)

 

Cara Angela, 

una convinzione che può aiutare quanti hanno incontrato l’amore di Dio è la considerazione di aver fat- to l’esperienza della sua immensa grandezza. Grandezza che si espri- me nel perdono, in quel sacramento che prende il nome di riconciliazione, dono prima ancora che impegno. Dio ci ha amati, dice Paolo, mentre era- vamo ancora peccatori. Confessare (confessarsi), quindi, è anzitutto can- tarne la grandezza, esaltare la sua gloria e farlo attraverso il suo corpo, la Chiesa, che siamo noi tutti redenti dal suo amore. Esprimiamo la nostra novità d’essere in un corpo che ha un capo, che è Cristo, e si rende visibile in coloro che hanno, in questo corpo, la funzione di rendere presente Cri- sto/capo. Non è dunque a un semplice uomo che apriamo il nostro cuore, ma a Cristo stesso che si rende presente in quell’ uomo che non è chiamato ad altro che a donare perdono. E in un tribunale, come diceva un santo padre della Chiesa, che è diverso da quello civile: in quest’ultimo il giudice accu- sa e il reo si scusa; in quello di Cristo è il reo ad accusarsi e Cristo a scusare, quale nostro potente avvocato presso il padre. E se talvolta, nel confessore, la dimensione umana rischia di pre- valere su quella della misericordia gratuitamente offerta, non perdiamoci d’animo. Confessore e penitente sono ambedue mendicanti di misericordia. Provi a individuare un confessore che può aiutarla in questo cammino comu- ne. E sappia che c’è un solo peccato che non trova perdono: quello di cui ci facciamo i superbi padroni, dimenti- cando che, per quanto grande il nostro peccato, è calibrato sulla dimensione umana; la misericordia, per quanto pos- sa essere ridotta (e non lo è mai), è cali- brata sulla potenza di Dio. Con umiltà si lasci riconciliare con Dio. Un caro saluto di pace e bene

 

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