Lettere al direttore

Casualmente, o forse no

Redazione Pixabay

Caro padre Enzo,

ti scrivo questa lettera anche se non so se avrai il tempo e l’occasione per leggerla veramente. Ma in realtà la scrivo per me stessa, per provare a mettere un po’ di ordine nella mia mente confusa. Confusa, ma felice. Ho appena terminato di leggere “La Tunica e la Tonaca”. Ho pianto tanto, senza neanche sapere perché; poi ho cercato di capire. Ho 49 anni ed il mio “lavoro” è sempre stato il canto, fin da bambina. Cantare mi dà felicità e ringrazio Dio per questo dono. Poi all’improvviso la pandemia mi toglie la possibilità di esercitare il mio lavoro e di trarre da esso la gioia consueta. Un di- sastro, anche economico, ma principalmente morale. La mia vita va avanti: ho due figlie di 17 e 14 anni, che sopportano i disagi di questo periodo con grande maturità; un bravo marito comprensivo e paziente. Insomma mi posso ritenere fortunata nonostante tutto. Eppure il senso di privazione provato durante l’anno passato, mi ha fatto sprofondare in una tale infelicità da cui non riuscivo a risollevarmi. Non sapevo come fare per ritrovare il sorriso senza poter cantare, niente mi dava aiuto e in più mi sentivo in colpa per questo sentimento, guardando ai tanti altri che soffrivano intorno a me. Poi un giorno casualmente (o forse no) mi imbatto nella tua pagina Facebook e comincio a seguirla giornalmente, un appuntamento a cui mi sono piano piano affezionata e che rappresenta un punto fermo della mia giornata. Poter riflettere sul Vangelo, su dei concetti semplici ma essenziali, riuscire ad ap- prezzare il valore intimo della preghiera, mettere al giusto posto i veri valori importanti della vita. E soprattutto – grazie a queste meditazioni – allontanare da me il pensiero negativo, l’autocommi- serazione, la sfiducia. Ho cominciato a leggere la rivista, diversi libri sulla vita ed il pensiero di san Francesco, ed ho cominciato ad affidarmi a lui; l’esempio di vita e di fede che ci ha lasciato è come un faro nella nebbia da cui mi sento circondata. Mi rivolgo a lui come ad un amico che è sempre presente nel mo- mento del bisogno. Il suo Cantico delle creature è la mia preghiera giornaliera. Ormai lo so a memoria! Non so quando usciremo da questa pandemia e non so neanche se riuscirò a tornare a lavorare come prima. Ma, forse, è questo il punto. Nulla sarà “come prima”. Specialmente dentro di me: spero tanto di continuare sulla strada di cambiamento interiore che ho intrapreso e so che dovrò dare uno scossone al mio modo di pensare e di vivere, di rapportarmi con gli altri, per infondere in me ed intorno a me la pace ed il bene che hanno illuminato san Francesco. Ed il tuo aiuto è stato e sarà fondamentale, ti ringrazio infinitamente. Camilla

 

Carissima Camilla,
ho letto con attenzione la tua lettera. Come dici tu, ti sei trovata sulla mia pagina Facebook “casualmente o forse no”. Forse no, vorrei dire io, perché il Signore ogni giorno crea nel nostro cammino opportunità e luce. Sta a noi coglierne la ricchezza che la vita ci dona. Nulla sarà come prima – per chi si lascia interrogare dalla vita –, soprattutto dentro di noi come tu stessa hai sottolineato. Ed è vero, il primo grande cambiamento parte da lì, da dentro. Sono scossoni che aiutano a costruire e ricostruire. Ecco perché ti affido le parole che Gesù ha donato a san Francesco: Va’ e ricostruisci. Un’affermazione che mette in luce le potenzialità che ciascuno di noi por- ta dentro per vivere e per costruire un mondo migliore. Un saluto alle tue gio- vani ragazze che, in un difficile perio- do, hanno dimostrato grande maturità, segno di buona educazione. Portagli le carezze di san Francesco e santa Chiara da parte mia. E un caro saluto anche al tuo “bravo marito”, come affettuosamente lo chiami. Spero che un giorno ci vedremo ad Assisi. Un caro saluto di pace e bene

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