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Cazzullo: Dante, Giotto e Francesco, padri d’Italia

Alessio Maria Antonielli

Tre figure che hanno fatto la Nazione prima del 1861

A riveder le stelle sono le ultime parole dell’Inferno di Dante e il titolo dell’ultima “fatica”, edita da Mondadori, di Aldo Cazzullo, giornalista e scrittore. L’autore, con chiarezza, semplicità e padronanza presenta al lettore l’attualità del pensiero dantesco attraverso un viaggio, proprio come Dante, che ripercorre la storia e la geografia dell’Italia, dal medioevo a oggi. Il “sogno” del Poeta è quello di un’unità nazionale, non solo di carattere linguistico: L’Italia unita dalla bellezza e dalla cultura.

Un testo che sta avendo un importante successo: oltre 250 mila copie vendute.
Una bellissima notizia che ci mostra quanto noi italiani siamo affezionati all’Italia più di quanto amiamo riconoscere. Spesso ci piace parlarne male, ma ci arrabbiamo quando a farlo sono altri. Un po’ come la nostra mamma: la possiamo criticare solo noi. Dante è un po’, invece, il nostro papà, che assieme a san Francesco inventa l’italiano: il Cantico delle Creature e la Divina Commedia. Dante pensa l’Italia: scrive per la prima volta la formula Bel Paese. Essere italiani è un’opportunità e una responsabilità: essere all’altezza di un patrimonio unico di valori artistici, culturali, spirituali.

Nel libro leggiamo che l’Italia unita non nasce dalla politica e dalla diplomazia, ma dalla bellezza e dalla cultura.
Esatto, sono la bellezza e la cultura che hanno unito la Nazione. Alcuni Paesi nascono dalla politica, dalla guerra: Giovanna d’Arco, ad esempio, aiuta il re a cacciare gli inglesi invasori e nasce la Francia. La Spagna viene da un matrimonio dinastico: la regina di Castiglia sposa il re d’Aragona. L’Inghilterra da un divorzio: Enrico VIII si libera della moglie e del Papa… L’Italia no. L’Italia, seppur Stato recente, in realtà esiste da secoli, nato dalla poesia e dall’arte. Giotto e Dante sono i due fondatori e non è un caso che si conoscessero. Il pittore affresca al Bargello, al tempo palazzo comunale di Firenze, il ritratto del Sommo. Dante cita Giotto nella Commedia.

Dante da francescano secolare è, ovviamente, affascinato dalla figura di Francesco...
C’è un’immagine bellissima. Quando muore Guido da Montefeltro, condottiero che si era fatto francescano, Dante immagina che san Francesco vada di persona ad accogliere i suoi figli alla morte. Una cosa che fa venire i brividi, mi verrebbe voglia di diventare francescano solo per l’idea che sia Francesco stesso a venirci a prendere quando accadrà, speriamo il più tardi possibile… Con Guido da Montefeltro però va male, perché san Francesco deve cedere il passo al Diavolo: prima di morire diede a Bonifacio VIII il consiglio fraudolento su come battere i suoi nemici Colonna e per questo motivo va all’Inferno. Al figlio Buonconte, pure lui condottiero, va meglio. Nel momento della morte si pente, mette le mani in croce e invoca la Madonna. Questa volta il Diavolo viene sconfitto e sarà l’Angelo a portare l’anima in Paradiso.

Papa Francesco, nell’anniversario della morte dell’Alighieri, ha scritto la lettera Candor lucis aeternae. L’ottavo paragrafo è interamente dedicato al rapporto tra san Francesco e Dante. Qual è l’importanza di questa lettera?
Bergoglio definisce Dante non solo grande poeta ma profeta: uomo capace di intuire cose che sarebbero poi accadute. Manda quattro Papi del suo tempo all’Inferno e due in Purgatorio, perché ritiene che il pontefice non debba essere un sovrano assoluto, ma un’autorità spirituale, ciò che il Papa è diventato adesso.

Tra Dante e Francesco c’è poi un rapporto meraviglioso: definisce Assisi Ascesi, Oriente, il sol che nasce dal Gange, un secondo Gesù Cristo, il rinnovamento della cristianità, Madonna Povertà che nessuno voleva sposare e lui la sposa. È bellissimo poi che san Domenico lodi san Francesco e viceversa. Infine Bernardo che prega la Madonna in quella che è una delle più belle poesie e preghiere mai scritte, da un italiano in italiano: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio”. Due ossimori in un unico verso. Omaggiando Dante, il Papa ci fa capire la fortuna di essere italiani.

Dante parlando di Francesco lo identifica, quindi, col fuoco, con la luce. Non trafigge la realtà con l’idealità: fa nascere la passione dentro l’uomo. Che attualità hanno oggi il Poeta fiorentino e il Santo di Assisi?
Ogni volta che vengo ad Assisi sono colpito dalla scritta all’ingresso del Convento: Il tempo che passa e Dio che viene. Una scritta meravigliosa che mi ricorda Dante. Nel Purgatorio, contrariamente a Inferno e Paradiso, c’è il tempo: il sole sorge e tramonta. Mentre il tempo che viviamo nella vita ci avvicina alla morte, il tempo che passa in Purgatorio avvicina le anime alla salvezza. Idea meravigliosa. L’idea della povertà, della cura, di preoccuparsi per gli altri in Francesco è chiara.

Dante ha un’idea della donna che salva il genere umano molto moderna. Mentre nel mondo, all’epoca, si discuteva se le donne avessero un’anima, il poeta scriveva: la specie umana supera tutto ciò che è sulla Terra grazie alla donna; la donna salva l’uomo. Quando Dante si perde nella selva oscura, la Madonna va da santa Lucia, a cui il fiorentino era molto devoto, che ha sua volta raggiunge Beatrice che scende dal Paradiso fino all’Inferno – la vostra miseria non mi tange (Inferno, II, 92) – e affida Dante a Virgilio, che lo condurrà fino alla cima del Purgatorio. Poi sarà la donna a prenderlo in custodia fino a condurlo al volto di Dio. Il ruolo salvifico della donna, che ora papa Francesco sta valorizzando, è un’idea di Dante.

Francesco dedica un paragrafo della lettera anche alla tre donne della Commedia: Maria, Beatrice e Lucia.
A queste aggiungerei altre due donne che fanno una fine infelice: Francesca, che Dante ci racconta nei dettagli, e Pia De’ Tolomei, alla quale sono dedicati sette versi. Entrambe sono vittime di un marito violento e Francesca dirà, ad un Dante estremamente commosso e coinvolto: Caina attende chi a vita ci spense. Il marito violento che uccise Paolo e Francesca finirà nella Caina, il posto peggiore di tutto l’Inferno, dove non c’è il fuoco, simbolo dell’amore divino in Paradiso, ma il ghiaccio, odio e disperazione.

Lucifero con il suo battere d’ali fa ghiacciare ogni cosa e lì ci sono i traditori: quelli che fanno del male alle donne, chi ha tradito i parenti e i traditori della Patria. In questo luogo Dante trova Bocca Degli Abati, il traditore di Montaperti, la grande battaglia persa dai fiorentini per cui Firenze rischio di essere rasa al suolo. Bocca era un fiorentino venduto al nemico che, durante la battaglia, taglia la mano del portagonfalone di Firenze facendo cadere a terra lo stendardo, offrendo l’occasione per il contrattacco senese. Il risultato furono oltre diecimila morti. L’Alighieri appena lo vede conficcato nel ghiaccio gli strappa i capelli, ma, invece, quando trova Farinata Degli Uberti nel sesto cerchio, dove sono puniti gli eresiarchi, gli riconosce la sua grandezza, nonostante fosse un nemico perché comandate dei fuoriusciti ghibellini fiorentini a Montaperti.

Dante cosa riconosce di più a san Francesco?
La povertà, l’idea di aver sposato Madonna Povertà tanto trascurata dalla Chiesa in quei secoli. Condivide, essendo in esilio la stessa situazione: Tu proverai sì come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale. L’idea della povertà appare al poeta rivoluzionaria, infatti fa il parallelo tra Gesù e Francesco, come se il Santo fosse il nuovo Cristo, l’Alter Christus. Francesco è il primo uomo a ricevere e stimmate. Per Dante si tratta di un esempio, seppur difficile, da seguire nelle sue scelte rivoluzionarie di spogliarsi dei beni. Anche per questo Bergoglio riconosce a Dante il ruolo di profeta: la sua intuizione della Chiesa che sposa la povertà.

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