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La tentazione di chiudere gli occhi

Giulio Cesareo Pixabay
Pubblicato il 08-07-2022

Non sono sufficienti “piccoli ritocchi” ma riforme strutturali che portino ad una vera consapevolezza ecologica


Siamo forse tutti un po’ ciechi… per scelta e comodità?

Di fronte alle sfide e alle difficoltà della crisi sociale, politica e ambientale del nostro tempo – che stiamo cercando di evidenziare alla luce della Laudato si’ di papa Francesco e di cui l’invasione dell’Ucraina non è purtroppo che una tragica conferma (cfr Laudato si’, 57) – sembra proprio vero il detto secondo cui il peggior sordo è colui proprio che non vuol sentire e – diciamo noi – il peggior cieco, colui che non vuole vedere, anche se ne avrebbe tutte le possibilità e facoltà. E – stando all’analisi di Papa Francesco – la “prova” di questo atteggiamento di cecità volontaria è proprio il fatto che – nonostante non manchino le informazioni circa della gravità della situazione in cui versa il mondo, in realtà ci accontentiamo di piccoli ritocchi, senza abbracciare delle vere riforme strutturali, “stregati” in qualche modo – a vario livello e con responsabilità differenziate – dalla speranza che alla fine potremo andare avanti così, ancora per molto. È questo, dice il Papa, il classico modo in cui il male cerca di giustificarsi nella nostra mente, ai nostri propri occhi, per potersi perpetuare indisturbato: “Questo comportamento evasivo ci serve per mantenere i nostri stili di vita, di produzione e di consumo. È il modo in cui l’essere umano si arrangia per alimentare tutti i vizi autodistruttivi: cercando di non vederli, lottando per non riconoscerli, rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse” (Laudato si’ 59).

Paradossalmente si tratta di un atteggiamento che convive con una positiva crescita di consapevolezza e sensibilità ecologica, che si è fatta strada in maniera significativa all’interno dell’opinione pubblica negli ultimi anni. Eppure si tratta di una mentalità e di atteggiamenti che – sebbene in sé positivi – non sembrano cogliere ancora come sia necessaria una radicale riforma dei nostri stili di vita. In realtà siamo tutti più o meno vittima di una grande illusione: è possibile risolvere i problemi senza pagarne il prezzo, senza metterci del proprio, senza correggere il male – che è anche in noi – che ne è la sorgente: “È cresciuta la sensibilità ecologica delle popolazioni, anche se non basta per modificare le abitudini nocive di consumo, che non sembrano recedere, bensì estendersi e svilupparsi. È quello che succede, per fare solo un semplice esempio, con il crescente aumento dell’uso e dell’intensità dei condizionatori d’aria: i mercati, cercando un profitto immediato, stimolano ancora di più la domanda. Se qualcuno osservasse dall’esterno la società planetaria, si stupirebbe di fronte a un simile comportamento che a volte sembra suicida” (Laudato si’ 55). 

Le differenze di opinione di per sé sono una ricchezza, perché permettono – attraverso l’interazione e il confronto – di allargare lo sguardo e di assumere una prospettiva critica sulle questioni. Eppure soprattutto intorno a questi temi spesso si osserva una polarizzazione per la quale è difficile mettersi in dialogo, tra chi ritiene che la soluzione ai nostri problemi possa venire solo da un più grande sviluppo tecnologico e chi viceversa pensa che ogni intervento umano non sia altro che un ulteriore danno al pianeta e alla vita che custodisce. In realtà probabilmente “fra questi estremi, la riflessione dovrebbe identificare possibili scenari futuri, perché non c’è un’unica via di soluzione. Questo lascerebbe spazio a una varietà di apporti che potrebbero entrare in dialogo in vista di risposte integrali” (Laudato si’ 60). E forse proprio a questo riguardo, come rispetto a tante altre sfide del nostro tempo, dal momento che “tutto è connesso”, noi in quanto credenti possiamo offrire il nostro apporto perché sappiamo di non avere una soluzione in tasca o preconfezionata. Siamo cioè tutti coinvolti in un cammino di discernimento, insieme a ogni altra persona di buona volontà, alla ricerca del bene possibile che, proprio perché tale, è anche doveroso. In questo senso la diversità di approcci e opinioni, se frutto di una ricerca e confronto onesti, potrà giungere a una pluralità di approcci che non solo è legittima, ma forse il segreto per risposte integre e integrali che lascino il segno. 

Gli esseri umani infatti sono pieni di risorse, prima ancora che economiche, intellettuali e tecniche, di capacità del cuore, di umanità appunto, per trasformare anche questa crisi in un tempo di crescita, arricchimento mutuo e di cura per la casa comune. In effetti ogni buona iniziativa, ogni passo nella via della collaborazione che tenga conto della gravità della situazione sociale, ambientale, sanitaria, ecc. – anche se non è sufficiente a risolvere i problemi globali da cui sono affetti di milioni e milioni di nostri fratelli e sorelle, molte specie animali e vegetali e la Terra nel suo complesso - conferma “che l’essere umano è ancora capace di intervenire positivamente. Essendo stato creato per amare, in mezzo ai suoi limiti germogliano inevitabilmente gesti di generosità, solidarietà e cura” (Laudato si’ 58). 

Tenace è la speranza, anche perché tante sono le esperienze – in molte parti del mondo – di iniziative di risanamento ambientale e di sviluppo sociale e economico sostenibile. 

 

Si deve… perché si può… proseguire: per favore, solo non chiudiamo gli occhi!

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