Le visite dei pontefici
"Piccola porzione" e le origini dell'ordine
La Porziuncola, culla del movimento francescano, affonda le sue radici in un'antichissima tradizione secondo cui l'edificio originario fu eretto da eremiti durante il pontificato di papa Liberio, tra il 352 e il 366. Successivamente, nel 516, la struttura passò nelle mani di San Benedetto da Norcia con la dedica alla "Signora degli Angeli". Il celebre toponimo "Porziuncola", che deriva dall'espressione "piccola porzione", compare per la prima volta nelle carte scritte nel 1045.
L'area non era affatto sconosciuta all'epoca: un atto notarile del marzo di quell'anno, conservato presso l'Archivio della cattedrale di San Rufino, attesta la vendita di tre appezzamenti di terreno nel contado assisano da parte del prete Anso a un acquirente di nome Pietro. Questo documento rivela come la chiesetta avesse già dato il nome all'intera zona circostante, all'epoca abitata da coloni e confinante con le proprietà dell'abbazia di San Pietro e dei figli di Adenolfo di Matteo. I terreni compravenduti per venti soldi includevano un'area sita nello «Iuntero de Porzucle» avente una lunghezza di dieci piedi, un terreno esteso quanto un moggio in località "Cerqueto" e un ultimo lotto a "Pietralunga", per un'estensione complessiva di sei moggi.
All'arrivo di Francesco, la chiesetta e l'area circostante erano di proprietà dei monaci benedettini dell'abbazia di San Benedetto del Subasio. L'edificio versava in pessime condizioni e richiese un profondo lavoro di restauro condotto dal Santo e dai suoi primi compagni.
Se nella scelta di un luogo malridotto Francesco confermò la propria radicale opzione di povertà, nel trattare con i monaci per l'affidamento mostrò invece l'abilità e l'esperienza di un navigato uomo d'affari, finalizzata alla tutela legale della comunità. L'abate del Subasio aveva infatti offerto la struttura senza pretendere alcun canone, una modalità che nel diritto del tempo rischiava di tradursi in un passaggio di proprietà definitivo per usucapione. Per evitare di possedere beni materiali, Francesco concordò con l'abate un espediente giuridico: i frati avrebbero corrisposto annualmente ai benedettini un canestro di pesci, nello specifico di lasche, come formale e umile riconoscimento della proprietà altrui, ricevendo in cambio un vaso pieno d'olio. Le fonti storiche, in particolare la Compilatio Assisiensis la cui attendibilità è legata alle memorie dei compagni della prima ora, Leone, Rufino e Angelo, non tacciono sulle fatiche istituzionali affrontate da Francesco. Di fronte a una comunità di discepoli in rapida crescita numerica, il Santo espresse ai compagni la necessità di ottenere uno spazio protetto ma povero, fatto di fango e vimini, dove poter pregare, dimorare e seppellire i defunti dignitosamente, senza gravare sul clero secolare. Tuttavia, la richiesta di una cappella ricevette un netto diniego sia dal vescovo Guido I sia dai canonici di San Rufino, i quali risposero di non avere luoghi disponibili. Francesco prese atto dei rifiuti senza esprimere giudizi, riflettendo la distanza iniziale tra il gruppo penitenziale e le autorità locali, portatrici di una concezione religiosa differente. Il rifiuto ecclesiastico non era dettato da ostilità personale, ma rifletteva limiti strutturali e politici: la carenza di edifici in buono stato e il delicato processo di ricompattazione della giurisdizione diocesana, che imponeva prudenza per evitare tensioni patrimoniali. Solo l'intervento compassionevole dell'abate del Subasio sbloccò la situazione con la concessione della Porziuncola, l'edificio più povero del territorio assisano. Come pattuito, il sito divenne il "capo e la madre" dell'intero movimento, e subito dopo il restauro la popolazione locale mutò l'uso del toponimo, riprendendo a chiamarlo correntemente "Santa Maria degli Angeli".
A distanza di vent'anni, lavorando sulla Vita seconda, Tommaso da Celano approfondì la portata di questa scelta, definendola ponderata e caricandola di un forte valore simbolico. Celano descrive Francesco come piccolo di statura ma immenso nello spirito, uomo che scelse una "piccola porzione di mondo" per servire Cristo senza possedere nulla, trasformando la Porziuncola nello specchio dell'Ordine, un luogo di cui i frati mantenevano esclusivamente l'uso spirituale lasciandone ad altri la proprietà legale. Intorno alla chiesetta si sviluppò la prima fraternitas e si consumarono i momenti più significativi delle origini: qui avvenne la vestizione monastica di Chiara d'Assisi e si tennero i primi capitoli generali, tra cui il celebre "Capitolo delle stuoie". La Porziuncola rimase il punto di riferimento assoluto fino alla morte del Santo, avvenuta il 3 ottobre 1226 nella vicina infermeria – l'odierna Cappella del Transito –, un vecchio cascinale agricolo abbandonato dai monaci e riadattato dai frati. Il forte legame tra la cittadinanza e la comunità è testimoniato dalle tensioni urbanistiche del 1221, quando il Comune di Assisi eresse, all'insaputa del Santo, una grande "casa del comune" in muratura per accogliere i pellegrini; un edificio che Francesco, rientrato in città, avrebbe voluto demolire per fedeltà alla povertà assoluta, fermato solo dall'intervento armato dei soldati a difesa della proprietà pubblica. Sebbene le fonti testimonino la piena integrazione tra i frati e il Comune, esse mantengono il riserbo sulla qualità dei rapporti con il clero secolare in quella fase. Solo dopo il 1230, con il trasferimento del corpo del Santo nella nuova grande basilica cittadina, l'area della Porziuncola subì modifiche stabili, come la costruzione di un primo convento dotato di chiostro rettangolare e pozzo. Secoli più tardi, nel 1569, papa Pio V diede inizio alla costruzione della maestosa basilica di Santa Maria degli Angeli su progetto di Galeazzo Alessi, pensata per inglobare e proteggere la chiesetta, il transito e il roseto. Nonostante i gravissimi danni provocati dal terremoto del 1832, i successivi restauri diretti dall'architetto Luigi Poletti restituirono il complesso al culto l'8 settembre 1840, preservandone la rigida semplicità strutturale originaria.
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