Le visite dei pontefici

San Carlo Borromeo, una vita dedita ai poveri, agli emarginati, ai malati
Nel 1575 papa Gregorio XIII promuove l’undicesimo giubileo. Fu l’evento più importante del suo pontificato: è un momento di grande speranza per il ritorno dei protestanti alla chiesa cattolica. Il Giubileo medioevale cambia, e si apre un nuovo ciclo nella storia del Giubileo. Il papa fece arrivare a Roma i migliori predicatori ed oltre al’intensa preparazione spirituale, si occupò anche della parte pratica creando nuove regole edilizie che favorissero l' accoglienza per i pellegrini. Un prezioso contributo lo chiede all’arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo.
L’otto dicembre 1574 Carlo Borromeo che aveva 37 anni accetta l’invito e come primo esempio parte per Roma da pellegrino. Questo viaggio fu raccontato dallo stesso Carlo come un vero e proprio evento.
Ma chi era Carlo Borromeo? Perchè così importante?
Facciamo un salto indietro, nella storia. Carlo Borromeo nasce, nel 1538, nella Rocca dei Borromeo, sul Lago Maggiore. Secondo figlio del Conte Giberto e quindi, secondo l'uso delle famiglie nobiliari, fu tonsurato a 12 anni. Studente brillante a Pavia, venne poi chiamato a Roma, dove venne creato cardinale a 22 anni. Eccolo il famoso viaggio da dove siamo partiti alla scoperta della vita di questo famoso santo meneghino. Fondò a Roma un'Accademia secondo l'uso del tempo, detta delle «Notti Vaticane». Inviato al Concilio di Trento, nel 1563 fu consacrato vescovo e inviato sulla Cattedra di sant'Ambrogio di Milano, una diocesi vastissima che si estendeva su terre lombarde, venete, genovesi e svizzere. Fondò seminari, edificò ospedali e ospizi. Utilizzò le ricchezze di famiglia in favore dei poveri. Impose ordine all'interno delle strutture ecclesiastiche, difendendole dalle ingerenze dei potenti locali. Un'opera per la quale fu obiettivo di un fallito attentato. Durante la peste del 1576 assistette personalmente i malati. Appoggiò la nascita di istituti e fondazioni e si dedicò con tutte le forze al ministero episcopale guidato dal suo motto: «Humilitas». Morì a 46 anni, consumato dalla malattia il 3 novembre 1584.
I Borromeo e Manzoni
Abbiamo compreso quanto questa famiglia meneghina fosse importante per l'intera città lombarda. E, a divulgarne ancor di più la fama, c'è un intero capitolo del capolavoro del Manzoni, "I promessi sposi". E' il capitolo XXII.
Il testo parla in maniera indiretta di Carlo, focalizzando l'attenzione sul cugino Federigo Borromeo. Nel 1580 Federigo manifesta il proposito di farsi prete e riceve l'abito dal cugino Carlo Borromeo, già all'epoca considerato da tutti santo: poco dopo entra nel collegio fondato da questo a Pavia e ancor oggi noto col nome di Borromeo, dove decide di insegnare la dottrina cristiana ai popolani più poveri e di assistere i malati e i bisognosi. Coinvolge in questo suo proposito anche i suoi compagni, servendosi dell'autorità di cui gode in quel luogo grazie al nome del suo casato, mentre schiva tutti gli agi e i privilegi che la sua condizione di nascita potrebbe garantirgli, consumando pasti frugali, vestendosi in modo povero e adottando uno stile di vita confacente a queste sue scelte. Guardando alla biografia di Carlo, possiamo bene intendere quanto la condotta di Federigo Borromeo era stata influenzata dal cugino. Finché Carlo Borromeo, di ventisei anni più vecchio di Federigo, rimane in vita, non poteva che esercitare sul cugino una sorta di magistero ispirandogli un altissimo modello di comportamento, specie perché l'allora arcivescovo di Milano richiamava con la sua sola presenza un'idea immediata di santità.
Per Carlo Borromeo, infatti, fu proprio così. Venne, infatti, canonizzato, nel 1610, da papa Paolo V a soli 26 anni dalla sua morte.
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