religione

Paolo VI e la preghiera a San Francesco

Antonio Tarallo Ansa

Francesco, aiutaci a purificare i beni economici dal loro triste potere

Un papa che andrebbe ancora riscoperto, sempre più approfondito. Il “pontefice della modernità”, così fu nominato Paolo VI. Il suo pontificato - importantissimo per la storia della Chiesa - ebbe l’onere e l’onore di chiudere il Concilio Vaticano II, iniziato da Giovanni XXIII. Montini fu un pontefice che divenne letteralmente pontifex (dal latino pontem facere, “fare ponte”, appunto) tra il grande periodo del Concilio e le nuove prospettive e visioni che si aprirono con Giovanni Paolo II. Ciò che iniziò Paolo VI (il dialogo ecumenico, i primi viaggi apostolici, un nuovo modo di concepire i mezzi di comunicazione) fu pienamente poi realizzato e - in una certa misura - reso meglio visibile da papa Wojtyla.

Montini e la biografia di Chesterton su San Francesco d’Assisi
Il cammino di Paolo VI si incrocia in tempi “non sospetti” con il santo poverello. Avviene grazie a una recensione letteraria del libro “San Francesco d'Assisi”, biografia scritta nel 1923 dal famoso scrittore inglese G. K. Chesterton, l’autore di “Padre Brown”. Paolo VI lesse non la versione originale ma la traduzione francese. La recensione aveva firma, ovviamente, “Montini”: nel 1923, il futuro Paolo VI era impegnato nella vita culturale della FUCI, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana.

L’interessantissima recensione fu scritta per la rivista “Studium” del 1926. Leggiamo qualche riga di questo interessantissimo scritto: “Chesterton cerca di realizzare al massimo grado la congiunzione del lettore moderno con l’autentico S. Francesco, di stabilire quindi, all’infuori dei modi convenzionali, sia storici che artistici, sia pietistici che avversi, un contatto tra il pubblico inglese e il personaggio che sembra più estraneo alle tendenze, ai pensieri, ai gusti di quello. Il contrasto sarà contatto: sarà maniera originale per rompere lame contro i pseudo-dogmi del libero pensiero avvilito nella schiavitù dei pregiudizi del secolo: sarà arte per ravvivare il fantasma storico in un’avvincente figura immortale”.

Quindi uno scritto, quello di Chesterton, che cerca di sgomberare l’“avvincente figura immortale” di San Francesco dalle ragnatele di una prassi letteraria e storica che lo avevano - ormai - relegato a un “fantasma storico”. A Montini piace soprattutto la “lettura pragmatica” del santo che Chesterton regala con la sua biografia, poichè “la letteratura francescana moderna se ha un difetto, un noioso difetto, è proprio per le sue sdolcinate affettazioni stilistiche, e, con un isterismo personalistico e imperdonabilmente convenzionale, cerca indarno la maestria dell’arte e i carismi della mistica”. Il futuro Paolo VI ha le idee ben chiare su San Francesco: non può essere un monumento e basta, bensì un personaggio-persona che è realmente esistito, che ha vissuto nelle vicende concrete la sua vocazione. Per parlare di San Francesco non c’è bisogno di “sdolcinate affettazione stilistiche”.

Montini, poi, passa a un ritratto del santo davvero interessante. Le pennellate tracciate dal futuro Paolo VI sono specchio dello scritto di Chesterton: “S. Francesco è un poeta, non solo nel senso che sente e canta la poesia, ma soprattutto che vive poeticamente. La poesia è espressione immediata dell’intuizione del reale, a differenza della prosa che è discorsiva e analitica. Vivere poeticamente significa avere per molla motrice non tanto la riflessione quanto la rapida spinta dell’amore. S. Francesco è quindi un amante, nel vero senso, nel più alto senso della parola. Donde la temeraria immediatezza nel dare, nel fare, nel fidarsi, nel mettersi nelle condizioni più assurde: donde quella sua celerità impetuosa che sembra non avergli mai concesso di separare un pensiero dalla sua pronta esecuzione; quella coerenza completa fino alla riproduzione letterale ed integrale del principio con cui sostanziava ogni suo gesto, ogni suo atto.

Donde ancora la sfida a tutte le compassate e opprimenti leggi del senso comune, e la creazione continua d’un’originalità individualissima, che sembra ed è follia; che affronta tutte le stravaganze con la semplicità di chi non ambisce d’esser veduto e di chi tollera con letizia invincibile d’esser avvilito dal pubblico disprezzo in un annientamento tale da oltrepassare i limiti della distruzione morale d’uomo e convertirsi piano piano in altrettanta stupita ed entusiastica ammirazione”.

Volutamente, poi, Montini passa ad esaminare un “carattere” del santo che Chesterton mette in risalto. Da queste sue parole si comprende benissimo ciò che interesserà a Paolo VI: il contatto con la società, le problematiche sociale del mondo mondo moderno. Dobbiamo ricordare che la recensione è del 1926: è lontano in quell’epoca il Concilio, è lontana una Chiesa “rinnovatrice” e attenta alle spinte sociali che verranno. Montini, è oltre. Chesterton è oltre: “Chesterton illustra il senso sociale che S. Francesco ebbe della religione: la sua pratica reale del concetto d’uguaglianza tra gli uomini; il suo spontaneo rispetto, incapace di rivoluzione e svalutatore d’ogni militarismo fosse pure quello crociato, ad ogni sorta di uomini, il carattere economico e giuridico del suo nuovo ordine”. Un tema che ritornerà nella sua visita ad Assisi come Arcivescovo di Milano: il 1958 vede la Lombardia come regione scelta per portare l’olio alla lampada che arde sulla tomba del Santo d’Assisi. L’allora Arcivescovo di Milano, Montini, è chiamato a presiedere le funzioni.

Il 4 ottobre 1958, in pellegrinaggio ad Assisi, pronuncia queste parole, questa preghiera al santo: “Francesco, aiutaci a purificare i beni economici dal loro triste potere di perdere Dio, di perdere le nostre anime, di perdere la carità dei nostri concittadini. Vedi, Francesco, noi non possiamo straniarci dalla vita economica, è la fonte del nostro pane e di quello altrui; è la vocazione del nostro popolo, che sale alla conquista dei beni della terra, che sono opere di Dio; è la legge fatale del nostro mondo e della nostra storia. È possibile, Francesco, maneggiare i beni di questo mondo, senza restarne prigionieri e vittime? È possibile conciliare la nostra ansia di vita economica, senza perdere la vita dello spirito e l'amore? È possibile una qualche amicizia con Madonna Economia e Madonna Povertà?
Questa è la sfida della Chiesa che ancora continua.

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