religione

I nuovi volti della pietà popolare

Giacomo Gambassi Ansa - Cesare Abbate

Niente processioni a Pasqua, ma social e solidarietà

Processioni “sospese” durante la Settimana Santa e a Pasqua. Per il secondo anno consecutivo la pandemia ferma le manifestazioni pubbliche di pietà popolare che animano le città o i piccoli paesi e che in questi giorni avrebbero fatto scendere lungo le strade migliaia di persone. Radunate ai piedi di un’immagine cara alla devozione locale o di simulacri che rimandano alla Passione o alla Risurrezione del Signore e che sfilano per i centri storici d’Italia. Grazie prima di tutto alle confraternite, “custodi” di un tesoro di fede e di un bagaglio di tradizioni che travalica i secoli e unisce la Penisola. «Saremmo causa di assembramenti...», sorride il presidente della Confederazione delle confraternite delle diocesi d’Italia, Francesco Antonetti, che riunisce 3.300 realtà di tutto il Paese.

Si stima comunque che siano almeno fra le 6 e le 7mila quelle vive nell’intero Stivale. Protagoniste di un vero e proprio coinvolgimento collettivo nei misteri cristiani e “scuole” di fede popolare che fa breccia nei cuori e nella mente. «Sarebbe però un abbaglio ridurre quest’esperienza ai soli elementi di folclore», spiega l’arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, assistente nazionale della Confederazione. E aggiunge: «È vero che non poter esprimere la pietà popolare nelle forme partecipative ed esterne che ci sono più proprie è motivo di sofferenza. Tuttavia le limitazioni dovute al coronavirus hanno alimentato la creatività pastorale e hanno fatto sì che si potesse interiorizzare maggiormente un messaggio spirituale che ha nelle processioni il suo versante più noto».

Il mondo di Internet è stato come un salvagente. Anche per non congelare del tutto le proposte legate alla Pasqua. Ad esempio proprio da Monreale è stata trasmessa in streaming la Calata dei veli al Santuario del Santissimo Crocifisso che marca la Quaresima in questo angolo della Sicilia. «Stiamo vivendo queste settimane sui siti e nei social – sottolinea Antonetti –. Non solo attraverso video postati sulla nostra pagina Facebook in cui le confraternite si raccontano, ma anche e soprattutto mediante un ciclo di catechesi tenute da alcuni sacerdoti nostri delegati diocesani e da diversi vescovi “amici”». Il Mercoledì Santo alle 21.15 sarà l’arcivescovo Pennisi a guidare la riflessione in diretta sui canali collegati a confederazioneconfraternite.org. Nelle scorse settimane era stata la volta del vescovo di Ozieri, Corrado Melis, dell’arcivescovo di Genova, Marco Tasca, o del vescovo di Avezzano, Pietro Santoro. Per l’Ascensione toccherà al vescovo di Civitavecchia-Tarquinia, Gianrico Ruzza; per la Pentecoste all’arcivescovo di Milano, Mario Delpini; e per il Corpus Domini all’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, Vincenzo Bertolone.

«L’emergenza sanitaria – sottolinea Pennisi – ha favorito anche la riscoperta della preghiera in famiglia. E poi ha consentito che le confraternite potessero mobilitarsi intorno a una delle tre colonne portanti della loro missione: l’impegno caritativo che va a braccetto con il culto e la catechesi». Così, ad esempio, ci sono state congregazioni che hanno donato respiratori ai reparti Covid oppure che si sono messe a disposizione per distribuire cibo, vestiario e generi di prima necessità nelle parrocchie. «Non è mancata la vicinanza ai malati contagiati dal virus che si trovavano in ospedale o in quarantena – racconta il presidente –. Del resto la nostra storia mostra come la fede si traduca in amore per il prossimo e quindi in gesti di carità concreta: lo testimoniano gli ospedali o le società di mutuo soccorso che sono state fondate».

Guai a pensare che le confraternite siano qualcosa di retrogrado. «Oppure legate alla riforma cattolica scaturita dal Concilio di Trento – chiarisce l’arcivescovo Pennisi –. In un tempo come l’attuale, segnato dall’individualismo, queste realtà permettono di vivere la fede insieme. Certo, vanno tolte dalla naftalina. È significativo che papa Francesco, poco dopo essere stato eletto, abbia voluto incontrare le confraternite e le abbia chiamate fucine di santità. Non solo. Ha più volte evidenziato la forza evangelizzatrice che hanno e ha definito la pietà popolare il sistema immunitario della Chiesa. Ecco perché le confraternite non possono essere lasciate in balìa di se stesse e vanno aiutate dai pastori a vivere un culto autentico e a sperimentare quella fraternità indicata dal Papa nell’enciclica Fratelli tutti». Non è un caso che sia stato chiesto all’Unesco il riconoscimento della pietà popolare espressa dalle confraternite quale bene immateriale per l’umanità. «Siamo una mondo dinamico e vitale all’interno della Chiesa – conclude Antonetti – che dice come la gioia di credere abbia anche significative ricadute sociali». (Avvenire)

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