Le visite dei pontefici
Fidarsi
Altissimo, glorioso Dio
illumina le tenebre de lo core mio.
E damme fede dritta, speranza certa e caritade perfetta,
senno e cognoscemento, Signore,
che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen (PCr: FF276)
Al termine di questo percorso sulla fraternità, credo che le parole di Francesco possano aiutarci a tirare le somme. È uno dei suoi testi più famosi, è quello che dà inizio al suo cammino di conversione, all’alba dell’incontro con il Cristo di San Damiano.
Posso quasi immaginarmelo, Francesco, mentre sta in attesa di un’ebbrezza cordiale – mentre i suoi occhi sfondano il buio del cuore. Me lo vedo proprio davanti a me, in bilico in una posa insicura e ricurva, mentre intorno a lui l’eternità diventa momento.
In quegli attimi, Francesco compie il suo primo atto di amore a fondo perduto.
Quello che poi fonderà tutto il suo futuro. E che edificherà il suo modo di vivere la fraternità – che poi insegnerà ai suoi frati.
E, forse, allora, non c’è molto altro da dire, ma solo da contemplare. Sapendo che non si può amare a fondo perduto con le sole proprie forze, ma serve quella fede dritta e quel senno e cognoscemento che si ricevono solo stando davanti a Lui. C’è da mettersi in ginocchio e lasciarsi guardare.
Alla fine di questo viaggio tra tetti scoperchiati, barelle condivise e sguardi che si alzano, l’unica cosa che conta veramente è restare in attesa. L’amore a fondo perduto non deve ridursi ad uno sforzo muscolare, ma è un riflesso della luce del Padre. Già, perché come direbbe Antoine de Saint-Exupéry, l’essenziale è invisibile agli occhi. E, forse, va bene così.
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