religione

19/09 Nostra Signora de La Salette e lo scrittore Léon Bloy

Antonio Tarallo papaboys.org

L’apparizione della Vergine nella Francia del 1846 fu al centro della vita di fedele dello scrittore francese

Pochi anni prima di Lourdes, un'altra apparizione mariana aveva suscitato discussioni e attese: nel settembre del 1846, a La Salette, nelle Alpi in alta Savoia, due poveri pastorelli, Mélanie di 14 anni e Maximin di 11, affermano di aver visto la Vergine. Sono anni di miseria e di carestie, per la Francia come per gran parte dell'Europa. La "Bella Signora" di La Salette appare immersa in un globo di luce e in lacrime. Un’apparizione che durò forse meno di mezz’ora. Ma, seppur breve, al centro di un infinito dibattito. Non solo nel mondo ecclesiastico dell’epoca, ma anche in quello intellettuale. Grandi filosofi, scrittori, artisti entrarono nella “vexata quaestio”. Fra questi, non è possibile dimenticare menti come Huysmans, Jacques Maritain, Verlaine, Péguy, Claudel, Massignon, Bernanos.   Ma uno scrittore, in particolare, entrò nel vivo del dibattito: era Léon Bloy. Bloy rappresenta per la cultura cattolica francese (e non solo) un “ossimoro vivente”: giornalista che non amava i giornalisti; un folle scrittore che si scagliava contro la modernità; un amante della teologia, ma non proprio affine al clero. Un animo tormentato, desideroso di Dio, infuocato dall’ardore della carità. 

La personalità dei due ragazzi lascia - all’epoca - perplesse molte autorità religiose che, dichiarareranno - dopo cinque anni d’indagini - miracolosa l'apparizione. Leon Bloy avvertì una sorta di segno divino nella prossimità fra la sua nascita nel 1846 e la data dell'apparizione di La Salette, dove giunse pellegrino per la prima volta nel '79, per tornarvi più volte, in seguito. Era colpito profondamente da questa apparizione e soprattutto al suo invito alla conversione da parte della Francia di fine Ottocento che cominciava il percorso della secolarizzazione. Anche lui, combatteva per la fede, per sensibilizzare la società dell’epoca agli inviti di conversione della Madonna. La sua meditazione sulle rivelazioni della Vergine è affidata a tre scritti.  Nostra Signora de La Salette, era assai diversa dalla Vergine di Lourdes, mite e sorridente. La Vergine che si presenta ai due pastorelli, è - in certa misura - molto umana, visto che il suo volto è smarrito, piangente. Ed è proprio questo che affascina lo scrittore.  In fondo, poteva anche rispecchiarsi in questa figura: la sua ansia di assoluto, la sua scelta di un'esistenza di miseria, da "disperato", il suo spirito polemico verso un mondo che la ricchezza conduce alla rovina e all'indifferenza verso il Cristo sanguinante, lo rendono davvero assai vicino alla Vergine de La Salette e al suo messaggio di conversione. 

Bloy, tra l’altro, è stato il primo scrittore moderno a essere citato da papa Francesco, il giorno dopo la sua elezione. Infatti, nell’omelia della Messa pontificale, il nuovo papa, da poco eletto, dirà alla folla radunata in San Pietro: “Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: Chi non prega il Signore, prega il diavolo. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo”. Bloy ha sempre gridato contro i ricchi e i potenti nei suoi libri. “Il sangue del povero”, opera scritta nel 1909, continua a conservare un’attualità disarmante. Un uomo di Dio che nella scrittura ha messo “in gioco” tutto sé stesso, pagando anche a caro prezzo le sue scelte radicali in conformità al Vangelo. Bloy si sente davvero testimone dell’Assoluto, tanto da scrivere nel suo Diario: “Dio ci dà, non quello che gli chiediamo, ma quello di cui abbiamo bisogno.  Non c’è disperazione, né amara tristezza per l’uomo che prega molto”. Lo vivrà sulla sua pelle tutto ciò che scriveva. E Bloy, pregherà non poco Nostra Signora de La Salette. 

 

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