francescanesimo

Lo sguardo che rimette al mondo

Michele De Gregorio
Pubblicato il 18-06-2026

Le ammonizioni di San Francesco

Ecco, ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote. E come ai santi apostoli si mostrò nella vera carne, così anche ora si mostra a noi nel pane consacrato. E come essi con la vista del loro corpo vedevano soltanto la carne di lui, ma, contemplandolo con occhi spirituali, credevano che egli era lo stesso Dio, così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero. E in tal modo il Signore è sempre con i suoi fedeli, come egli stesso dice: «Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo» (AmI: FF144-145)

Spesso mi ritrovo a ricercare segni della presenza di Dio nella mia vita.
Li bramo come se fosse acqua fresca, come se non avessi più aria nei polmoni o se gli occhi non fossero più umettati.
Qualche volta, come normale cristiano cattolico, mi ritrovo a fare esperienza di sentirmi solo.


Ma poi mi ricordo della prima ammonizione, soprattutto della sua ultima parte.
Mi fa tremare i polsi, ogni volta che la leggo.
Mi rimette al mondo.
Mi risistema il cuore.
Sempre, ogni volta.
Forse ha qualcosa di tremendamente vero.


Ogni giorno lo trovo lì, fragile e povero. Ogni giorno, lui non manca mai di mantenere la sua promessa. Lui sarà con noi fino alla fine del mondo. È vero, è carne e sangue.
Spesso mi ritrovo a ricercare segni della presenza di Dio nella mia vita.
Ma poi capisco che in fondo non serve fare tanti spiritualismi, in fondo non serve dire tante preghiere o recitare frettolosamente un padre nostro – magari incorniciato di un segno di croce alla scacciamosche (come diceva un mio amico frate). In fondo, ma proprio in fondo (lì dove tutto sembra riacquistare il silenzio che merita), basta guardare e lasciarsi guardare.
E non è qualcosa che possono vivere solo gli addetti ai lavori, o gli iniziati (saremmo forse gnostici?) di qualche setta intimistica. No. Tutti possono vivere questa bellezza, tutti sono chiamati a contemplare. E, perché no, a lasciarsi contemplare.
Spesso ce lo dimentichiamo.
Spesso (forse più di quanto osi dire a me stesso) me lo dimentico.
Siamo cosa molto buona.
Sono cosa molto buona.
E in tal modo il Signore è sempre con i suoi fedeli, come egli stesso dice: «Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo». Ma proprio fino alla fine.


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