francescanesimo

La Croce degli ultimi tra De Andrè e San Francesco

Antonio Tarallo Pixabay

Il rapporto con la Croce del santo d'Assisi e del cantautore genovese 

È ai piedi del Crocifisso, lo raggiunse la Misericordia di Dio che lo inseguiva. Lo ha chiamato per nome. Quel nome che ha segnato - per sempre - la storia della Chiesa. La Croce lo chiama per nome: è il rapporto esclusivo che il Signore ha con ognuno di noi. Francesco risponde di sì. E la grazia della conversione lo coglie. Ed era la grazia della missione.  Il rapporto con la Croce, per San Francesco è un rapporto d’amore. Le vene del sacro legno sono per lui arterie del cuore.

Era già del tutto mutato nel cuore e prossimo a divenirlo anche nel corpo, quando, un giorno, passò accanto alla chiesa di San Damiano, quasi in rovina e abbandonata da tutti. Condotto dallo Spirito, entra a pregare, si prostra supplice e devoto davanti al Crocifisso e, toccato in modo straordinario dalla grazia divina, si ritrova totalmente cambiato. Mentre egli è così profondamente commosso, all’improvviso, l’immagine di Cristo crocifisso, dal dipinto gli parla: «Francesco, – gli dice chiamandolo per nome – va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina»”.  (FF 593-594)

San Francesco ha incontrato la croce sulla sua via. Il suo incontro è nato da uno sguardo con quel Crocifisso, pezzo di legno che diventa carne, vita vera negli scartati  e nei lebbrosi.  Non prova dolore ma gioia nell'avere incontrato sulla sua via  finalmente la croce. Se l’amore per la croce  di San Francesco passa attraverso uno sguardo, c’ è chi ne fa addirittura una canzone.   “La via della croce”, questo il titolo di una delle più belle ballate e poco conosciute di De Andrè. Per De Andrè la ricerca di Dio passa attraverso l’uomo.

Quell’uomo che soffre che grida contro le ingiustizie della vita contro il potere: “Il potere vestito d’umana sembianza ormai ti considera morto abbastanza” .Una galleria di “santi” peccatori, “anime salve” rifiutate dal potere ma riscattate dalla solidarietà con gli ultimi e con i perdenti in cui il cantante-poeta ha sempre riconosciuto la sua religione. Personaggi che richiamano inevitabilmente il Vangelo di Matteo: «I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio». Attraverso i testi delle sue canzoni, si possono esplorare quelle terre di confine dove Fabrizio De Andrè, “evangelista” anarchico e apocrifo, ha seminato la sua ricerca, i suoi dubbi e raccontato i suoi “santi” senza aureola. Un cantautore in ricerca della via della croce, in ricerca di Dio.

 

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