francescanesimo

La bocca di San Francesco

Antonio Tarallo

Continua il viaggio nel corpo del Serafico Padre

Un grande volto maschile barbuto con grandi occhi, naso e  bocca forati.  E’  uno dei più celebri monumenti di Roma, è la Bocca della Verità situata accanto alla chiesa di Santa Maria in Cosmedin a Roma, gettonato dai turisti che non perdono l’occasione di visitare questa attrazione e di farsi fotografare nell’atto di mettere la mano nella grande bocca di marmo. 

Dalla leggenda alla realtà, il passo è breve. Anche perché oltre a dire la verità,  la bocca, si sa bene, è un luogo di incontro: tra la materia, il cibo e lo spirito, aria e parole. E poi, attraverso proprio la bocca il corpo riceve il nutrimento per la sua sussistenza. Ma non possiamo dimenticare, certamente, che la bocca è anche la più alta manifestazione del Logos: del sentimento e della cultura, nonché sede della prima identità dell'uomo. Il pensiero nato dalla mente trova la sua via per esprimersi, attraverso la bocca che pronuncia parole. 

Ma la bocca è anche sede di qualcosa che è espressione di un sentimento umano: la gioia, espressa in un sorriso. In fondo, se volessimo giocare un po’ con la parola “sorriso”, potremmo anche azzardare una sorta di crasi immaginaria: sor-ridere, ridere con il sole. E quando pensiamo a questo lucente astro non possiamo non pensare che al “frate sole” del Cantico del nostro Francesco. E chissà quante volte i compagni del santo avranno visto su quel volto il sorriso espandersi di fronte alla grazia ricevuta dal Signore? Un sorriso, dunque, che viveva nel suo volto, ma che soprattutto portava alla gente che incontrava. Portava la gioia, innanzitutto. Il ridere e sorridere di Francesco era il riflesso della gioia del Paradiso. Un noto studioso del Medioevo, Jacques Le Goff, che nella storia di Francesco si è imbattuto più volte, nel suo  libro San Francesco d’Assisi descrive il sorriso di San Francesco come “Una luce nelle Cattedrali gotiche”

L’ immaginazione ci aiuta a pensare ad un Francesco gioioso e felice mentre intona proprio con la bocca il suo Canto dolce alla natura, alle stelle del cielo e a tutte le creature esistenti. Cantare, ridere, parlare, mangiare e soprattutto benedire e pregare. San Francesco  usava il cuore per parlare con Dio, ma la bocca per lodarlo e ringraziarlo. Ma la bocca, sappiamo bene, serve anche per parlare, per far sì che i concetti nati dalla mente, dal pensiero possano diventare fonemi, parole, suoni. Francesco attingeva dalla Parola per eccellenza: il Vangelo. Era questo l’incipit di ogni suo discorso, ogni suo concetto da esprimere. Con la bocca, avveniva la sua personale  e del tutto inedita comunicazione della Scrittura e soprattutto di quel Vangelo a cui tutta la sua vita si confaceva: le parole da lui pronunciate erano  dardi infuocati per i cuori di molti. Chi ascoltava Francesco, usciva cambiato, trasformato. Labbra che pronunciavano insegnamenti che Cristo aveva lasciato per ogni cristiano, labbra che si schiudevano come si aprono le porte del Paradiso. E San Francesco ha dedicato l’intera sua esistenza affinché molti potessero entrarci in quel Paradiso, meta di tutti, dove poi ogni suono diviene musica celeste.   (Rivista San Francesco - clicca qui per scoprire come abbonarti)

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