francescanesimo

Grazia su Grazia 

Alessio Ortica
Pubblicato il 03-08-2026

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia» (cfr. Gv 1,16)

"E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa maniera, e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli. " ( FF 235 )

Il perdono non è una parte dell’amore di Dio, ma la manifestazione della sua totalità sovrabbondante, di questa sua pienezza che non vuole lasciare fuori nulla della nostra umanità così tanto amata, in un modo così incalcolabile, così non quantificabile, da poter sprigionare indulgenza su indulgenza, fino alla fine dei secoli.
Il perdono di Dio non è un gesto, non è un atto fra i tanti, non è semplicemente un gesto eclatante che si distingue da ciò che è ordinario. È la forma stessa del suo amore, del suo divino essere, è la stoffa impregnata di misericordia con cui si palesa alle sue creature.
Non è una risposta al nostro pentimento, ma è la sorgente da cui il pentimento può realmente nascere. Non è un atto che Dio compie quando serve, ma è il modo in cui Dio esiste nei nostri confronti. Questo significa che non siamo amati fin dove non c’è problema, sebbene la nostra esperienza ci possa attestare che l’amore umano spesso si può bloccare davanti alle ferite o alle fatiche, ossia al cospetto della delusione o della incomprensione: solo finché non ti deludo, tu mi accogli? Solo finché non mi ferisci, io ti tengo vicino?

Dio non ama fin dove la cosa risulta effettivamente possibile, ma ama oltre ciò che è possibile. Il perdono è la manifestazione che Dio non ama a tempo o secondo condizione, poiché è la forma con cui Dio ti dice: non c’è nulla in te che possa impedirMi di amarti!
In altre parole, non siamo amati fin quando non c’è distanza, ossia fino al momento in cui accade l’allontanamento oppure il rifiuto. La distanza non è un ostacolo per Dio, ma è il luogo dove Dio corre, verso il quale si getta con l’ardore del suo abbraccio eterno, che è capace di anticipare e di prevenire le nostre parole, le nostre scuse, le nostre preghiere e il racconto del nostro pentimento. Non siamo amati fin dove non c’è ferita, nel senso che la ferita è il luogo dove Dio ama chinarsi, per generare guarigione e nuova vita, oltre ogni morte.
Il Risorto appare con le sue ferite, attraverso le quali intende farsi riconoscere dai suoi; dunque, non si tratta di mettere in atto un’opera di cancellazione, bensì di trasfigurazione. Non di negazione, ma di una pienezza traboccante che è capace di rendere le ferite subite, o inferte, un passaggio della luce della Risurrezione, che ci presenta l’albeggiare di una vita più grande e più forte di ogni morte.

Non siamo amati per un po’, ossia l’amore divino non ha durata, non ha scadenza o limiti temporali, bensì nasce dall’eternità e si riversa nel tempo. Non siamo amati se diamo qualcosa in cambio, ma secondo gratuità, ossia non chiedendo nulla in modo previo, non pretendendo nessun prezzo da soddisfare precedentemente, non esigendo nulla che lo faccia scaturire.

Non siamo amati fino a un certo punto, ma senza fine, senza misura, senza calcolo, senza proporzione. Il perdono di Dio, che si è rivelato compiutamente nel mistero della Pasqua del Signore Gesù Cristo, è l’amore che non è capace di arrendersi mai, e che sorge prima che capiamo, prima che cambiamo totalmente, prima che ci pentiamo e che ripariamo pienamente ad ogni nostro errore, prima che cresciamo e che maturiamo quanto dovremmo.
Il perdono di Dio è l’amore che ci riporta nel suo divino grembo, che ci fa nascere alla vita nuova dei figli del Padre nostro che è nei Cieli, e che è capace di farci ricominciare sempre, nella potenza dello Spirito Santo, a vivere quali tralci innestati nella Vite vera: “[...] rimanete nel mio amore!” (cfr. Gv 15,9).

 

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