fede

Tra i fedeli il segno di pace ora si scambia con uno sguardo

Maurizio Crosetti Ansa - LUKAS BARTH-TUTTAS

La mascherina si abbassa furtiva, quasi timida, per accogliere finalmente un pezzetto di dio

La mascherina si abbassa furtiva, quasi timida, per accogliere finalmente un pezzetto di dio: quell'ostia bianca. E il segno di pace è diventato uno sguardo: adesso ci si tocca con gli occhi, da lontano. I visi dei fedeli si vedono per un attimo soltanto, nell' istante della comunione che fanno tutti, qui, sotto la cupola della Consolata, la basilica dei torinesi dolenti, Consolatrix afflictorum come si lagge lassù in alto, "la Consolà" per i tanti che ancora le parlano in dialetto come a una mamma antica. E lei, nel primo giorno del ritorno alla vita, compresa quella eterna per chi ci crede, questo fa: consola. La porta del santuario è di nuovo spalancata, e a mezzogliorno lascia entrare un riverbero di sole. Un volontario accoglie i fedeli sull'uscio, mostrando il tavolino con il gel sanificatore, il rotolo di scottex e il percorso per raggiungere i banchi. Sui posti, alternati, c'è scritto "sì" oppure niente, e dove non c'è scritto niente non bisogna sedersi.

Nessuno può stare in piedi, come spiega un altro volontario. Il sacrestano ha appena spruzzato il disinfettante. Ci sono, sotto la volta, quattordici donne e cinque uomini. Pochi, ma è solo lunedì. «Ora abbiamo una capienza massima di 115 posti» dice il vice rettore, padre Federico Crivellari. «Domenica, probabilmente qualcuno dovrà restare fuori ma noi trasmettiamo tutte le messe in streaming, e sul sagrato metteremo gli altoparlanti».

La Consolata è la basilica delle grazie ricevute. Pareti di ex voto raccontano un tempo lontano, nei quadretti si vedono incidenti con i carri, i trattori, i cavalli, le biciclette. Ogni epoca ha le sue afflizioni e i suoi pericoli. La "Consolà" c' era, nei giorni della peste del 1568 e anche durante l' assedio di Torino del 1704, quando un proiettile di cannone si conficcò nella cupola ed è ancora lì, come a dire che il male a volte si ferma, non passa.

La messa di mezzogiorno è celebrata da don Oreste che si avvicina all' altare, si toglie la mascherina ed esclama: «Benvenuti!». I guanti blu li ha appoggiati accanto ai calici. Suonano le campane, ma dentro la basilica il silenzio è profondo. I fedeli pregano sussurrando, non si vedono muovere le labbra che chiedono una tregua al Signore, o forse un' indulgenza per chi non c' è più ed è morto solo, senza una carezza, uno sguardo, una benedizione. .. (Repubblica)

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