fede

Servire scomparendo

Michele De Gregorio
Pubblicato il 02-07-2026

Le ammonizioni di san Francesco

«Non sono venuto per essere servito, ma per servire», dice il Signore. Coloro che sono costituiti sopra gli altri, tanto devono gloriarsi di quell’ufficio prelatizio, quanto se fossero deputati all’ufficio di lavare i piedi ai fratelli. E quanto più si turbano se viene loro tolta la prelatura che se fosse loro tolto il compito di lavare i piedi, tanto più mettono insieme per sé un tesoro fraudolento a pericolo della propria anima. (Am IV: FF152)

Siamo veramente pronti a servire in-utilmente? A compiere degli atti di amore gratuito?
Di questo si parla qui. Della necessità di essere liberati dal bisogno spasmodico di cercare il proprio valore fra i pensieri altrui.
Francesco è molto crudo – come spesso sa essere – e smantella la nostra ipocrisia con una domanda disarmante: come reagisci quando ti viene tolto quel compito? La rabbia penetra nelle tue ossa e prende potere delle tue azioni?
Troppo spesso quello che pensiamo un servizio diventa in realtà un tesoro fraudolento, una ricchezza che ci stanca e che uccide noi stessi, oltre che le nostre relazioni. Un vero e proprio furto spirituale che nutre la nostra insicurezza e uccide la vera autorità (che è, poi, autorevolezza), impedendoci di amare e di sistemarci nell’unica postura fraterna, quella del servizio.

Troppo spesso sembrano parole evanescenti. Troppo spesso ci adagiamo sulla stanchezza.
Non ho l’ardire di proporre falsi miti di semplice amore fraterno. Perché di semplice ha solo la parola. Si tratta, in poche parole, di servire scomparendo.
Si tratta di sganciarsi dal bisogno di sentirsi riconosciuti.
Si tratta di stare a terra, con un catino davanti e una persona di fronte.
Se il catino smette di essere uno specchio per il nostro ego e diventa il luogo in cui accogliere la nostra piccolezza, proprio in quel momento scopriamo una libertà immensa.
Quella di chi non ha più nulla da difendere, ma solo un cammino da condividere con gioia.

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