fede

L'arte di perdere le proprie idee

Michele De Gregorio
Pubblicato il 02-07-2026

Le ammonizioni di san Francesco

Dice il Signore nel Vangelo: «Chi non avrà rinunciato a tutto ciò che possiede non può essere mio discepolo», e «Chi vorrà salvare la sua anima, la perderà». Abbandona tutto quello che possiede e perde il suo corpo colui che offre tutto se stesso all’obbedienza nelle mani del suo prelato. E qualunque cosa fa o dice che egli sa non essere contro la volontà di lui, purché sia bene quello che fa, è vera obbedienza. E se qualche volta il suddito vede cose migliori e più utili alla sua anima di quelle che gli ordina il prelato, di sua spontanea volontà sacrifichi a Dio le sue e cerchi invece di adempiere con l’opera quelle del prelato. Infatti questa è obbedienza caritativa, perché soddisfa a Dio e al prossimo. Se poi il prelato dovesse comandare al suddito qualcosa contro la sua anima, pur non obbedendogli, tuttavia non lo abbandoni. (Am III: FF148-150)

A volte occorre avere uno sguardo ampio.
A volte ne va della nostra felicità – della mia, della tua.
A volte penso di sapere cosa fare, a volte penso di non essere pronto a staccarmi dalle mie idee e di riposare il mio cuore sulle mie sicurezze.

Ma, forse, vale la pena fuggire da questa tentazione.
E c’è una via più semplice, quella proposta da Francesco in queste righe di fuoco.
E che non vale solo per frati e suore – per gli addetti ai lavori, diciamo.

Fare un passo indietro e ammettere di non avere la verità in tasca. Questo è l’unico modo di guardare veramente alla vita nella sua pienezza. L’idolo peggiore, quello più complesso da scardinare, non è solo l’agire guardando al proprio tornaconto, ma il rimanere strenuamente attaccati alle proprie buone idee – che spesso risultano delle micragnose bugie e dei bellissimi esempi di falsa umiltà. Quando non degli altari su cui sacrificare qualsiasi sciocchezza.
Francesco è radicale su questo, quando parla di obbedienza caritativa. Non si tratta di passività inerte alla volontà altrui, bensì di forza di perdere una nostra intuizione allo scopo di non perdere il fratello. La vera partita si gioca nel campo della relazione, come sempre.

E questo discorso vale per tutti. Per capirlo, dobbiamo fare un passo avanti. Francesco sa benissimo che anche un superiore può sbagliare, può adulterare il suo ruolo di guida autorevole. Se poi il prelato dovesse comandare al suddito qualcosa contro la sua anima, pur non obbedendogli, tuttavia non lo abbandoni: sono parole di fuoco, parole che mettono la parola fine all’idea di un’obbedienza intesa come sottomissione cieca. È la vertigine che viene dall’avere il coraggio di abitare uno spazio intermedio fra obbedienza e coscienza (che non si può sacrificare, mai). Si tratta – non mi stancherò mai di dirlo – di amare a fondo perduto e di rimanere adiacente al fratello. È estremamente difficile, ma anche profetico.

Grazie per aver letto questo articolo. Per rimanere sempre aggiornato puoi iscriverti alla nostra newsletter cliccando qui

Cari amici la rivista San Francesco e il sito sanfrancesco.org sono da sempre il megafono dei messaggi di Francesco, la voce della grande famiglia francescana di cui fate parte.

Solo grazie al vostro sostegno e alla vostra vicinanza riusciremo ad essere il vostro punto di riferimento. Un piccolo gesto che per noi vale tanto, basta anche 1 solo euro. DONA