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Usa-Messico, vescovi: 'Si tuteli la vita umana'

Isabella Piro Unsplash

Esiste una responsabilità condivisa da tutte le nazioni di preservare la vita umana e fornire un'immigrazione sicura e umana che includa il diritto d'asilo”: lo scrivono, in una dichiarazione congiunta, i vescovi di confine tra Stati Uniti (Usccb) e Messico (Cem), sottolineando il dramma che quotidianamente “i nostri fratelli e sorelle migranti affrontano”. Per la maggior parte di loro, infatti, si legge nella nota, “la decisione di migrare non è motivata dall'indifferenza verso la loro patria o dalla ricerca di prosperità economica, ma è una questione di vita o di morte” e tale situazione “è ancora più difficile per i bambini”. Si tratta di “sfide che richiedono soluzioni umanitarie – sottolineano i vescovi - perché senza dubbio le nazioni hanno il diritto di tutelare i loro confini”, in quanto “ciò è vitale per la loro sovranità e autodeterminazione”. Ma allo stesso tempo i presuli statunitensi e messicani richiamano la responsabilità comune di salvaguardare le vite umane e permettere ai migranti di spostarsi in sicurezza.

La forza del dialogo

Ai governi, ai leader politici e alla società civile, dunque, Usccb e Cem chiedono di “lavorare insieme per accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti”, secondo i quattro verbi così spesso richiamati da Papa Francesco. Forte anche l’esortazione a tutelare “la dignità intrinseca” dei migranti, così come a “lavorare con altri Paesi della regione per eliminare le condizioni che costringono i loro cittadini a ricorrere a migrazioni pericolose e irregolari, producendo soluzioni a lungo termine”.  Strumento essenziale per tutto questo, ribadiscono i presuli, deve essere "il dialogo persistente e coraggioso” che “aiuta silenziosamente il mondo a vivere molto meglio".

La cultura dell’accoglienza

La Chiesa cattolica di Stati Uniti e Messico, inoltre, dicendosi “consapevole dell’importanza della salute e della sicurezza pubblica”, incoraggia “politiche sostenute da solide motivazioni scientifiche", e ricorda che “l'unità della famiglia deve essere una componente vitale di qualsiasi risposta”. Attenzione speciale viene richiesta per i bambini e le persone più vulnerabili, affinché “si mettano in atto strutture e si facciano riforme legislative” per “promuovere una cultura dell’accoglienza”, nonché “per rispettare la sovranità e la sicurezza dei nostri Paesi”. Dal canto loro, i vescovi rimarcano i loro impegno con le organizzazioni cattoliche di confine, “generosamente gestite da laici, consacrati e sacerdoti”. In questa Settimana Santa, infine, i presuli invitano a “sperimentare il potere dell'amore nella morte e risurrezione di Cristo, aiutando i migranti”.

Il dramma dei minori non accompagnati

La dichiarazione congiunta è a firma di numerosi vescovi, tra cui monsignor Mario E. Dorsonville presidente del Comitato per le Migrazioni della Usccb, e monsignor José Guadalupe Torres Campos, incaricato della Pastorale della Mobilità umana per conto della Cem. Da ricordare che, secondo gli ultimi dati, solo nel mese di febbraio 2021 sono stati quasi 97mila gli immigrati fermati per aver attraversato illegalmente il confine tra Messico e Stati Uniti; tra loro il 10 per cento era formato da minori non accompagnati. La cronaca dei minori migranti non accompagnati è stata segnata, negli ultimi giorni, da due episodi drammatici: un bambino di 4 anni è stato trovato mentre camminava da solo lungo il fiume Rio Bravo, al confine tra Messico e Usa, senza essere riconosciuto da nessuno dei migranti fermati dalla polizia messicana nella stessa zona; altre due bambine dell’Ecuador, di 3 e 5 anni, sono state riprese dalle telecamere di sorveglianza nel momento in cui venivano lasciate cadere in territorio statunitense al di là della barriere che separa il Paese dal Messico. Le bimbe, rimaste illese, sono state poi raccolte dalle forze dell’ordine statunitensi. (Vatican News)

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