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Notre-Dame, rinascita digitale

Stefano Montefiori Alberto Pizzoli - Ansa/Pool/Drn

L'elaborazione in 3D è un passaggio cruciale per la ricostruzione

Il «cantiere del secolo», come lo chiama il presidente francese Emmanuel Macron, si basa su un modello digitale della cattedrale di Notre-Dame andata a fuoco il 15 aprile 2019. È quello il punto di riferimento, la mappa che guida i lavori, lo strumento che - grazie a robot e intelligenza artificiale - fotografa, cataloga e connette le migliaia di resti di legno e pietre spezzate che sono la conseguenza del disastro. A guidare il gruppo di 30 ricercatori del Cnrs (l' equivalente del nostro Cnr) c' è un italiano 44enne, Livio De Luca, arrivato in Francia quasi 20 anni fa per un master a Aix-en-Provence dopo la laurea in architettura a Reggio Calabria, e vincitore nel 2019 della «medaglia dell' innovazione del Cnrs». «Per ricostruire Notre Dame dobbiamo mettere insieme i pezzi di un immenso puzzle», dice in collegamento Zoom da Marsiglia, dove vive. «Questo per esempio è un concio, il pezzo di un arco», e mostra un oggetto bianco che ha prodotto, in scala ridotta, usando a casa la stampante 3D del figlio, a partire dai reperti digitalizzati. De Luca è di formazione architetto e poi ha aggiunto diplomi di informatica. La digitalizzazione del Patrimonio è la sua specializzazione, «l' evento drammatico di Notre-Dame è stato un grande riflettore, ha posto l' attenzione su temi che teorizzavo e anticipavo da vent' anni. Il giorno dopo l' incendio della cattedrale mi hanno subito chiamato dal ministero della Cultura».

Il primo obiettivo è stato organizzare e riunire tutto il notevole materiale digitale che già esisteva su Notre-Dame prima dell' incendio, per esempio i rilievi laser dello storico belga-americano Andrew Tallon. «È stato un lavoro abbastanza complesso, ormai ultimato. Poi ci siamo dedicati ad aggiungere le immagini della cattedrale dopo l' incendio. I robot, scorrono su binari, hanno scattato dall' alto centinaia di fotografie dei resti crollati sul pavimento. In collaborazione con l' Isti (Istituto di Scienza e Tecnologia dell' Informazione) di Pisa abbiamo realizzato un visualizzatore web che permette di vedere, misurare, studiare su Internet ogni singolo pezzo. Gli algoritmi di intelligenza artificiale analizzano migliaia di immagini e cercano le corrispondenze, in modo che sia possibile rimettere insieme i pezzi che ancora si possono utilizzare. Le stesse pietre o gli stessi pezzi di legno hanno un valore diverso secondo le persone: per gli ingegneri sul cantiere sono macerie, per gli archeologi vestigia, e per i religiosi reliquie».

Il lavoro scientifico è condizionato dalla politica. Il presidente Macron all' indomani dell' incendio ha promesso ai francesi che la cattedrale sarebbe stata «ricostruita, ancora più bella, in cinque anni al massimo», ovvero entro il 2024, anno dei Giochi olimpici a Parigi. Un termine che sulle prime molti hanno considerato irragionevole, ma che adesso sembra avere un senso. «I tempi del restauro e della ricerca scientifica sono diversi - dice De Luca -. Possiamo scegliere soluzioni pragmatiche per riaprire entro il 2024, e proseguire poi il lavoro di studio. L' incendio ha creato le condizioni per accumulare una conoscenza straordinaria su materiali e saperi dietro ogni reperto. Ma capisco il bisogno di dare un segnale ai cittadini, come è stato per il ponte di Genova». La fase di diagnosi, di ricognizione dei danni, è ormai quasi conclusa, e l' impalcatura esterna, che faceva temere un crollo, è stata smontata. «Ora si devono prendere decisioni cruciali per la fase successiva, quella della ricostruzione», sulla base del modello digitale. (Corriere della Sera)

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