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Il cardinale Zenari e il grido per la Siria: 'Non lasciamo morire la speranza'

Francesca Sabatinelli Pixabay

La relazione del nunzio apostolico a Damasco

È con un richiamo all’ultima enciclica di Papa Francesco Fratelli tutti che il cardinale Mario Zenari si rivolge agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede per invocare “solidarietà” per la Siria, sempre “più ammalata e povera”, perché “o ci salviamo tutti o nessuno si salva”. Il nunzio in Siria parla del Paese che lo accoglie da 12 anni, che oggi sembra sparito “dai radar dei media”, una disgrazia che si somma a un conflitto annoso e che, oggi, rischia di essere coperto da una “coltre di silenzio”, come disse Papa allo scambio di auguri con lo stesso corpo diplomatico lo scorso inizio d'anno.

Il porporato - nell'incontro moderato da mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati - si sofferma soprattutto sull’aspetto umanitario di quella che è la più grave “catastrofe umanitaria causata dall’uomo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale” e ricorda “che sul suolo e nei cieli siriani operano tuttora cinque Forze Armate di Paesi in disaccordo tra loro”. Una tragedia evocata anche dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, nella sua introduzione, quando ai presenti ricorda che il rischio è che ci si possa abituare ad una “litania degli orrori” e quindi “cadere nel silenzio e nell’indifferenza”, di fronte alle immagini di madri esauste, bambini morti di fame e di freddo, padri disperati che, dopo lunghe ore di cammino, non riescono a raggiungere gli ospedali in tempo per salvare i loro figli.

L’importanza del progetto “Ospedali Aperti”

In Siria, è il racconto di Zenari, è scoppiata “la terribile ‘bomba’ della povertà,” che colpisce circa l’80% della popolazione, privata ormai anche dei beni essenziali. La domanda fondamentale che il nunzio rivolge alla platea è “come fermare ‘questa bomba’”, ricordando l’importante lavoro delle Chiese presenti in Siria e delle Organizzazioni di carità di ispirazione cattolica che, negli anni, “hanno dato vita ad una serie di progetti umanitari”. Il porporato cita quello degli “Ospedali Aperti”, a Damasco ed Aleppo, strutture accessibili a chiunque sia malato e povero, al di là del credo religioso, strutture che sanano “i corpi e le relazioni sociali” tra le persone appartenenti a varie religioni. Un progetto, partito col sostegno di Francesco, avviato per tre anni, al costo di 17 milioni di euro, che è quasi giunto al termine, ma che non potrà essere interrotto, per questo serve l’aiuto economico. Anche un progetto così importante, però, rischia di essere una goccia in mezzo al mare dei malati in continuo aumento, per molteplici cause, alle quali oggi si è aggiunto un ulteriore nemico: la pandemia da Covid-19.

L’aiuto alla Siria non sia solo assistenzialista. La questione sanzioni

È un elenco di devastazioni quello che compila il nunzio Zenari: esodo del personale sanitario, indebolimento della più fiorente industria farmaceutica della regione, scuole inutilizzabili e oltre due milioni di bambini non scolarizzati, disoccupazione, e poi la distruzione delle abitazioni. Racconta “di quartieri e villaggi scheletrici, spettrali”, appena fuori dalla capitale Damasco, a Homs, ad Aleppo, e ricorda che sono 12 milioni i siriani che oggi sono sfollati interni o rifugiati nei Paesi vicini. I “generosi aiuti” finora ricevuti “sono un ‘rubinetto’ d’acqua nel deserto!” e accanto al prezioso lavoro di Ong e organizzazioni umanitarie, è necessario “il sostegno dei governi”.

Gli aiuti finora assicurati non possono, però, essere una soluzione a lungo termine, si cadrebbe nell’“assistenzialismo”, trasformando i siriani in “mendicanti”.  Serve quindi un “fiume” di aiuti mirati alla ricostruzione e alla ripresa economica della Siria. Le Chiese, risponde interrogato dai presenti, hanno campo libero per il progetto umanitario, ma le difficoltà sono pratiche, come quelle nate a seguito della grave crisi del Libano, Paese da sempre importante passaggio degli aiuti umanitari. Senza ricostruzione e senza avvio economico “la pace non arriverà in Siria”, ma il “tempo sta per scadere” è l’avvertimento, “occorrono soluzioni radicali”. Il porporato, sollecitato anche dalle domande, si sofferma sulla “delicata questione delle sanzioni imposte alla Siria”, che soprattutto pesano sulla popolazione, la prima a soffrirne, ma che non indeboliscono “l’attuale leadership politica di Damasco”. E’ una questione che va risolta, prendendo “il toro per le corna”, per non restare nella miseria, per affrontare il coronavirus, in riferimento all’appello del Papa della scorsa Pasqua, quando invitò a togliere le sanzioni per permettere agli Stati di affrontare la pandemia di Covid.

Il drammatico esodo dei cristiani, finestra aperta verso il mondo

Il cardinale Zenari annuncia l’imminente lungo e freddo inverno siriano, ricorda gli anziani e i bambini morti negli scorsi anni, si sofferma sull’insanabile ferita inferta alla Siria dalla partenza di tanti giovani qualificati, così come dalla “morte di tanti di loro in guerra”, descrive il doloroso sacrificio dei bambini, prime vittime di questo conflitto, parla della sorte delle donne, costrette a subire gravissimi abusi.

E poi descrive il dolore di dover vedere che più della metà dei cristiani ha lasciato la Siria, che le chiese non hanno più fedeli. Un esodo che segna un rischio enorme per la società intera, perché i cristiani sono una finestra aperta verso il mondo, sono una ricchezza in tutti i settori del Paese. L’accorata richiesta è di fare il possibile affinché i fedeli cristiani possano rimanere in Siria per contribuire alla costruzione della pace e, soprattutto, alla ricostruzione dei cuori feriti dei cittadini, cristiani e musulmani, ma soprattutto dei bambini. Ciò che occorre è la riconciliazione degli spiriti, sollecita, un impegno importante anche per le religioni, in perfetta sintonia e sinergia tra di loro. 

A rischio la speranza, non la si lasci morire

 “Giù le mani dalla Siria!”, è il grido del nunzio, che conclude il suo incontro con lo sguardo “al grave problema umanitario del rimpatrio dei rifugiati”, così come “delle numerose persone scomparse e detenute”.  In dieci anni di guerra sono morte tante persone, tanti bambini, ma ora a rischio è anche “la speranza”, “non lasciamola morire” è l’implorazione finale del cardinale Zenari, “non lasciamola seppellire sotto una coltre di silenzio!”. (Vatican News)

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