esteri

I novanta anni di Gorbaciov

Antonio Tarallo Epa/Maxim Shipenkov

Personaggio fondamentale degli ultimi 50 anni della storia

Gorbaciov compie novant'anni. Un personaggio fondamentale degli ultimi cinquant’anni della storia universale. Dietro lui, incontri, personaggi, eventi che hanno segnato il mondo. Lui, il leader che in politica estera ha avviato la distensione Usa-Urss e il processo di disarmo nucleare e in politica interna ha dato dato il via a un processo di modernizzazione che ha portato al collasso il vecchio sistema russo. Nelle sue rughe si scorge tutto il peso di questi anni, tra responsabilità di un mondo che cambiava e nuove visioni che avrebbero riempito i libri di scuola. 

Gorbaciov e Wojtyla, due personalità a confronto. Due voci che nel XX secolo sono state enormemente significative. Storica la visita del leader sovietico in Vaticano. Giornali e televisioni aspettavano con trepidazione la famosa visita al successore di Pietro.  E fu così che il primo dicembre 1989 i giornali intitolarono: “Mosca apre le porte al Papa”. Quando era un pontefice ad aprire le porte del Palazzo Apostolico. Un evento storico così nessuno poteva immaginarlo. Il pontefice polacco esordì con queste parole:  “La visita che ella ha voluto rendere al successore di Pietro costituisce un evento importante nella storia dei rapporti dell’Unione Sovietica con la Sede Apostolica e come tale è considerata con profondo interesse dai cattolici del mondo intero, come da tutti gli uomini di buona volontà. Come è noto, la casa del Papa è da sempre la casa comune per tutti i rappresentanti dei popoli della terra. Signor Presidente, sia dunque cordialmente benvenuto. Nella sua persona desidero salutare, inoltre, tutte le popolazioni delle Repubbliche dell’Unione Sovietica, alle quali vanno la mia stima ed il mio affetto”.

Con quell’incontro, l’Unione Sovietica e la Santa Sede posero la prima pietra per avviare relazioni diplomatiche che - per l’epoca - potevano veramente sembrare un “miracolo”. Interessante leggere cosa il leader sovietico ricordava di quell’incontro, in una intervista per i venti anni di pontificato di Wojtyla rilasciata al magazine “30 giorni”. Gorbaciov ricordava: “Per i primi dieci minuti abbiamo cercato di parlare in russo, però non ci siamo riusciti e quindi ci è servito l’aiuto di un traduttore. Però io ho apprezzato molto questo suo desiderio. Sì, c’era qualcosa tra noi, non lo voglio tenere nascosto, qualcosa come un filo invisibile, un “filo slavo”, impercettibile, ma era presente”. 

Parlarono per circa un’ora e trenta minuti: un tempo inconsueto per un incontro con il pontefice. Era, in fondo, l’inizio di un mondo che radicalmente cambiava pelle. Un mondo che aveva vissuto da poco la caduta del muro di Berlino, nel novembre 1989. 

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