Ma davvero San Francesco andò a Santiago de Compostela? L'unica testimonianza esplicita è nei Fioretti
Approdò veramente Francesco di Assisi nel 1214 a Santiago de Compostela? Chi ne dubita, in base al
silenzio o alle lacune delle fonti canoniche al riguardo (se ne parla esplicitamente solo nei Fioretti), concorda
sulla perfetta compatibilità del pellegrinaggio con lo spirito e la storia di Francesco e dei suoi primi seguaci e
con una serie di indizi artistici e architettonici coevi e posteriori. In Spagna, in particolare in Galizia, il 2014
sarà anno francescano, ottavo centenario di quel pellegrinaggio. E si estenderà fino al 2015 con conferenze,
mostre, concerti e rinnovati pellegrinaggi lungo l'asse Assisi-Compostela.
La prima iniziativa, a preludio, si è
svolta ad Assisi nello scorso autunno in concomitanza con la visita di Papa Francesco: l'esposizione
«Pellegrino e nuovo apostolo, san Francesco nel Cammino di Santiago», a cura della Xunta de Galicia, con
la collaborazione tra l'altro della città di Assisi e del Centro italiano studi compostellani di Perugia. Il catalogo,
opera di vari autori, ricco nei contenuti scientifici e iconografici, esamina a fondo la questione, restituendo il
sapore e le forme di un'epoca e di un ambiente, il XIII secolo a Compostela. Al tempo di Francesco, l'onda dei
pellegrinaggi europei che avevano come meta la città galiziana e la tomba dell'ap ostolo Giacomo il Maggiore
era già notevole, generando una rete di strutture di ospitalità e di lasciti testamentari ampiamente attestati.
«Poco a poco - scrive Alberto Núñez Feijóo, presidente della Xunta de Galicia - questo flusso di pellegrini che
popolarono l'intricata maglia dei cammini giacobei ha trasformato la genesi cristiana di Compostela,
ampliandola e creando una rete di fecondi scambi culturali, economici e di pensiero. Santiago divenne, allora,
qualcosa di più grande e profondo: si eresse a simbolo di comunione tra culture. Il Cammino di Santiago e il
pellegrinaggio a Compostela fondarono le basi di un nuovo europeismo».
Come ricorda Carmen Manso
Porto, le fonti sulla tradizione del viaggio di san Francesco furono studiate nel 1914 da Atanasio López, il
quale dette per certo che il santo si recò in Spagna dopo la metà del 1213 e ripartì per l'Italia prima del
novembre 1215, per assistere al concilio Lateranense convocato da Innocenzo III . Ma López non riuscì a
ricostruire un itinerario autentico né a verificare se si trattasse di un viaggio o di un soggiorno, pur avendo il
merito di portare alla luce documentazione degli archivi compostellani e francescani. La Vita prima di
Tommaso da Celano parla di un viaggio in Spagna di Francesco, diretto in Marocco, ma costretto a tornare
indietro da una malattia. Nella Vita seconda non si parla di questo viaggio, ma di come vengano raccontati a
Francesco episodi edificanti di cui sono protagonisti alcuni suoi frati che si trovano in Spagna, cosa che
rallegra il santo cui arriva il «buon odore dei suoi figli».
Il Trattato dei miracoli , oltre a raccontare prodigi
avvenuti nella penisola iberica per intercessione del santo a persone devotissime di lui e del suo ordine, narra
il suo ritorno dalla Spagna con frate Bernardo senza aver potuto raggiungere il Marocco; neppure qui si
precisa se si sia trattato di un viaggio o di una permanenza, né si menziona un pellegrinaggio di Francesco a
Santiago. Lo si dava forse per assodato? Nel Processo di canonizzazione di Chiara una sua compagna
dichiara esplicitamente che «essa madonna Chiara, innanti che le fussero tagliati li capelli, la aveva mandata
a visitare la chiesa de Santo Iacobo, però che essa madonna Chiara era piena de grazia e voleva ancora che
le altre ne fussero piene». Il quarto capitolo dei Fioretti narra: «Al principio e fondamento dell'O rdine, quando
erano pochi frati e non erano ancora presi i luoghi, santo Francesco per sua divozione andò a santo Jacopo
di Galizia, e menò seco alquanti frati, fra li quali fu l'uno frate Bernardo».
Quest'ultimo viene lasciato a servire
un infermo che, al suo ritorno l'anno seguente, Francesco trovò perfettamente guarito. Dal canto loro, il santo
e i suoi compagni, «essendo giunti là, e stando la notte in orazione nella chiesa di santo Jacopo, fu da Dio
rivelato a santo Francesco ch'egli dovea prendere di molti luoghi per lo mondo, imperò che l'Ordine suo si
dovea ampliare e crescere in grande moltitudine di frati. E in cotesta rivelazione cominciò santo Francesco a
prendere luoghi in quelle contrade». A frate Bernardo fu concesso l'anno seguente di riprendere il
pellegrinaggio interrotto. L'episodio che secondo la tradizione diede avvio alla fondazione del convento francescano a Santiago è narrato in una epigrafe in granito del XVI secolo conservata sul lato nord
dell'attuale portale del convento.
Francesco, giunto a destinazione, sarebbe stato ospitato dal povero
carbonaio Cotolay, la cui casa si trovava vicino all'eremo di San Paio alle falde del monte Pedroso, dove il
santo si recava a passare le notti in orazione. Lì Dio gli rivelò la sua volontà che si edificasse un convento in
quel luogo, chiamato Val de Dios. Siccome apparteneva al monastero benedettino di San Martiño, Francesco
lo richiese al padre abate per amore di Dio. L'abate accettò e, in segno di gratitudine, i frati francescani
presero l'abitudine di inviare ogni anno ai monaci di San Martiño Pinario un cesto di pesci. Ciò diede origine
nei secoli a una processione, che si fece coincidere con l'Anno santo; nel XVIII secolo ve ne furono tre (1700,
1706 e 1733).
La vicenda di san Francesco e Cotolay nel 1966 divenne addirittura un film: Cotolay (El niño y
el lobo) diretto da José Antonio Nieves Conde. In ogni caso, è noto che la presenza degli ordini mendicanti in
Spagna fu molto precoce. Nel 1217 e nel 1219 Francesco celebrò due capitoli generali nella Porziuncola. Nel
primo inviò una spedizione di frati in Spagna, probabilmente guidati da fra Bernardo di Quintavalle. Questo e i
successivi gruppi percorsero la rotta giacobea per stabilirsi in città strategiche e fiorenti, con buone
comunicazioni. L'accoglienza che ricevettero i fondatori e i loro frati, autorizzati dal prelato della diocesi e in
alcuni casi chiamati dai reali, lasciò l'impronta iconografica nelle cattedrali della Castiglia e, più minutamente,
nella fondazione di conventi francescani, in particolare lungo quello che potrebbe essere stato il percorso di
Francesco.
Vero o altamente probabile, il pellegrinaggio di Francesco a Compostela e il rapido, reale e solido
stanziamento degli ordini mendicanti contribuirono alla formulazione di un'iconografia locale dei santi
Francesco e Domenico come pellegrini che accompagnano l'apostolo Giacomo e gli altri membri del collegio
apostolico. In epoca gotica l'immagine di Francesco si moltiplica in sculture e dettagli architettonici, sino a
raggiungere la tela per mano di autori come El Greco, Francisco de Zurbarán, Spagnoletto, Diego Velázquez.
Giunge all'arte moderna e contemporanea con la scultura in legno policromo di Francisco Asorey, galiziano di
Cambados. «Esiste - scrive Paolo Caucci von Saucken - un profondo legame tra san Francesco e san
Giacomo. Uno dei capisaldi del suo pensiero è infatti la condizione dell'uomo in questo mondo, considerato
homo viator in pellegrinaggio verso la patria celeste». Suggestivo l'accostamento, proposto da Francisco
Singul, con la visione che porta san Francesco a cantare fratello sole, sorella luna e le stelle, «corpi celesti in
intimo vincolo con la cultura del pellegrinaggio a Santiago», quasi un cammino di luce parallelo a quello
indicato da san Giacomo il Maggiore nella sua apparizione, in sogno, a Carlo Magno, nel Liber sancti Jacobi .
ISABELLA FARINELLI - Osservatore Romano
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