Le visite dei pontefici

Un fermo: «Aveva con sé due ostaggi». Le indagini sul massacro in Messico - dal Corriere.it
Dopo l’orrore, le indagini. Le autorità messicane sono alla caccia dei killer responsabili dell’uccisione di tre mamme e sei bambini, tutti membri della comunità dei mormoni americani nel nord del Paese. La magistratura fa trapelare dei sospetti, i media ne rilanciano altri, non mancano le domande. La polizia ha annunciato l’arresto di una persona ad Agua Prieta, cittadina sulla frontiera con l’Arizona. Aveva due persone in ostaggio ed è stato trovato in possesso di molte armi, comprese un fucile ad alto potenziale usato spesso dai narcos. Il fermo potrebbe essere legato all’inchiesta sulla strage, nelle prossime ore si comprenderà meglio il profilo dell’uomo e il suo eventuale coinvolgimento.
La sfida. Per la procura il massacro a nord della località di Bavispe potrebbe essere opera dei Los Jaguares. Guidati da Francisco «El Jaguar» Arvizu, sono parte del braccio armato di Sinaloa – Gente Nueva – e agiscono nello stato di Chihuahua. Negli ultimi mesi sono stati impegnati in scontri feroci contro i rivali de La Linea, i sicari del Cartello di Juarez. Una sfida per il controllo dei traffici che ha contagiato anche il vicino stato di Sonora, al confine con l’Arizona. Ma nella zona provano a infiltrarsi anche altri gruppi – come Jalisco-Nueva Generacion -, una lotta aperta che stritola criminali e innocenti. Oltre alla marijuana trattano fentanyl, coca, benzina rubata e si dedicano alle estorsioni, molto redditizie.
La tesi dell’errore. Ieri la polizia accreditava l’ipotesi che i banditi abbiano scambiato i veicoli dei mormoni per mezzi degli avversari. Qualcuno ha ribattuto: i Juaguares, essendo della zona, avrebbero dovuto riconoscerli, dunque questo porta a ipotizzare che l’imboscata sia da attribuire a formazioni arrivate da fuori. Inoltre l’agguato è avvenuto in fasi diverse: una prima auto sotto il fuoco, poi le altre a 18 chilometri di distanza in un secondo momento. Un doppio errore? E ancora. Se è vera la ricostruzione che parla di una delle mamme con le mani alzate che implora pietà ed è falciata lo stesso significa che gli assassini sapevano chi fossero i bersagli. Stessa cosa per i minori freddati nei campi e nelle vetture. Hanno voluto compiere un massacro per mandare un messaggio usando donne e minori americani come povere pedine? Erano consapevoli che l’assalto avrebbe provocato reazioni e attenzione internazionale, ben diverse dal silenzio che accompagna il martirio quotidiano di tanti messicani.
Guido Olimpio - Corriere.it
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