cronaca

Giornata mondiale per l'abolizione della pena di morte

Mario Scelzo

Il numero delle esecuzioni è diminuito, ma alcuni Paesi vanno verso una tendenza inversa

Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio”.

Quello che avete appena letto è un brevissimo estratto del trattato “Dei delitti e delle pene”, opera data alla stampa nel 1764 da Cesare Beccaria, giurista e filosofo considerato tra i massimi esponenti dell’illuminismo in Italia. L’opera di Beccaria è tra i testi più influenti della storia del Diritto Penale ed ha ispirato il Codice Leopoldino, emanato il 30 Novembre 1786 dal Granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo, rendendo il Granducato di Toscana il primo stato al mondo ad abolire formalmente la Pena di Morte. Proprio per questo la data del 30 Novembre è ormai universalmente riconosciuta come la Giornata Mondiale per l’Abolizione della Pena di Morte.
Prima di dare conto delle numerose iniziative collegate a tale giornata, vediamo rapidamente la situazione della Pena di Morte nel mondo sottolineando alcuni elementi presenti nell’ultimo Report di Amnesty International sul tema, relativo al 2018.
Secondo Amnesty International, nel 2018 si è toccato il livello più basso di esecuzioni dell’ultimo decennio, con una diminuzione complessiva del 31 per cento. Un dato di per sé incoraggiante, ma che nasconde zone d’ombra piuttosto rilevanti. A partire dalla Cina, dove il numero delle esecuzioni continua a essere un segreto di Stato.
Il numero delle esecuzioni rilevate da Amnesty International a livello globale è calato da 993 nel 2017 ad almeno 690 nel 2018, ovvero una diminuzione di quasi un terzo rispetto all’anno precedente. Emblematico il caso dell’Iran, dove dopo la modifica alla legislazione contro la droga, le esecuzioni sono diminuite del 50 per cento, anche se il numero resta elevato, visto che si parla di almeno 253 esecuzioni, un terzo delle esecuzioni mondiali. A seguire la tendenza del calo ci sono poi paesi come Pakistan e Somalia.
Vanno segnalate, purtroppo, anche inversioni in negativo: le esecuzioni sono aumentate in Bielorussia, Giappone, Singapore, Sud Sudan e Usa, ed addirittura nello Sri Lanka il presidente ha annunciato la ripresa delle esecuzioni dopo oltre 40 anni.
I passi verso l’abolizione, comunque, sono numerosi. Il Burkina Faso, per esempio, ha adottato un nuovo codice penale abolizionista. Gambia e Malaysia hanno annunciato una moratoria ufficiale sulle esecuzioni. E negli Usa la legge sulla pena di morte dello stato di Washington è stata dichiarata incostituzionale. Alla fine del 2018, 142 stati avevano abolito la pena di morte per legge o nella prassi. Di questi, 106 erano abolizionisti totali.
Veniamo ora alle iniziative in occasione del 30 Novembre. Prima di tutto, nei giorni scorsi, in occasione della visita di Papa Francesco in Giappone, Mario Marazziti, ex parlamentare italiano, nonché membro della Comunità di Sant’Egidio ed uno dei leader del fronte abolizionista mondiale, ha lanciato l’idea di una “moratoria olimpica”, ovvero un 2020 senza esecuzioni capitali in Giappone, paese che appunto ospiterà il prossimo evento sportivo. Il Santo Padre non ha preso una posizione in pubblico, ma da quanto si apprende ha parlato del tema della abolizione della Pena di Morte nel corso nel colloquio privato con il premier giapponese Shinzo Abe.
In occasione appunto del 30 novembre, oltre 2.000 “Città per la Vita” nel mondo illumineranno i loro monumenti per dire di “no” alla pena di morte. Si tratta ormai di un movimento che coinvolge migliaia di persone in tutti i continenti e che è riuscito, attraverso un paziente impegno collettivo e rapporti con i diversi governi, a diminuire il numero dei Paesi mantenitori. Solo per fare un esempio, domani a partire dalle ore 18, il Colosseo si illuminerà per dire no alla Pena di Morte, e nel corso dell’evento è prevista la scenografia digitale #defeatingHatred (sconfiggere l’odio) attraverso la proiezione architetturale in Visual Mapping 3D sul Colosseo.
Si è tenuto invece presso la Camera dei Deputati il convegno internazionale “Per un mondo senza Pena di Morte”. Il Convegno, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e che ha visto la partecipazione dei Ministri della Giustizia di 22 paesi, ha sviluppato una discussione volta sia a raggiungere una progressiva abolizione della pena capitale e nello stesso tempo a contrastare anche le esecuzioni extragiudiziali e i linciaggi, provocati spesso dalla diffusione di un linguaggio e di una cultura dell'odio. Ci sono stati interventi tra gli altri di Adama Dieng, consigliere speciale del segretario generale delle Nazioni Unite sulla Prevenzione dei Genocidi, di Tsakhiagiin Elbegdorj, ex presidente della Mongolia e rappresentante della Commissione Internazionale contro la pena di morte (ICADP), e Ronald Lamola, ministro della Giustizia del Sudafrica. Nel suo discorso, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio, ha sottolineato come "da alcuni anni osserviamo che le percezioni sulla giustizia sono attraversate da ondate emozionali esattamente come accade alla politica", e "anche il dibattito sulla pena di morte soffre di tali eccessi, e qualcuno ci prova a rievocarla. Allo stesso tempo, secondo Impagliazzo, "il terrorismo, le guerre incessanti in alcune zone del mondo e le reti criminali globali, il narcotraffico, riecheggiano una diffusione sempre più ampia delle condanne a morte non ufficiali (extragiudiziali) ma comunemente sempre più accettate". Tuttavia, "molti frutti sono già stati raccolti: i risultati progressivi della campagna per la moratoria vede, a partire dai numeri, un avanzamento progressivo. Ma bisogna insistere: alla fine ci sarà una vittoria della cultura della vita".

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