cronaca

Card Gambetti: Società senza cultura è destinata a schiavitù

Redazione Redazione Rivista San Francesco
Pubblicato il 05-10-2021

Il saluto del cardinale, vicario del Papa per la Città del Vaticano

Grazie tante per l’invito e per questa accoglienza calorosa per un “fratello minore”, termine che voglio rimanga anche per me. Questa, una caratterizzazione nel nuovo servizio che sono chiamato a svolgere. Volevo sottolineare  - visto che sono cento anni di questa rivista - soprattutto lo sforzo che da anni si sta facendo  - di cui padre Enzo Fortunato è il principale autore - che ha visto il concorso di tanti, accanto a lui, come i custodi del Sacro Convento, ma anche dei collaboratori che si sono succeduti. Costituiscono, loro, una squadra molto affiatata con sempre un maggiore uno sforzo di rinnovarsi nella comunicazione che secondo me è importante evidenziare. Esprimo il mio apprezzamento per la scelta di questo luogo.  Un luogo di creatività culturale, a cui va la mia gratitudine da cittadino.  Un servizio come quello della cultura è preziosissimo perché penso che una civiltà, una società, senza cultura possa essere destinata a qualche forma di schiavitù più o meno pesante. Senza cultura veramente il futuro del paese  lo vedo così drammatico per tanti aspetti. Questo luogo offre la possibilità di esporre queste immagini: credo che sia significativo perché questa mostra             - già  il Custode lo accennava  - è un tentativo di comunicare attraverso una modalità non nuova perché la fotografia è un’arte antica; ma in questa mostra va trovata la creatività nel congiungimento  - o in meglio in questa continuità - che il passato trova nel nostro presente, grazie alla capacità di alcuni di cogliere alcune narrazioni di quei valori che sono perenni. 

Attraverso le foto vengono narrate storie che ci aiutano a crescere ad amare che ci aiutano a non smarrirsi. Storie che edificano, storie che suscitano domande, storie che aiutano a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme, come ha scritto Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2020.  Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana, illuminata, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione  che sappia guardare il mondo, gli eventi con tenerezza, che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo, che riveli l'intreccio di fili con cui siamo collegati gli uni e gli altri. 

La vicenda di Francesco è senza tempo perché quello che ha vissuto Lui, lo viviamo anche noi, magari modulato diversamente. Ma al cuore di ciascuno ci sono le stesse aspirazioni, gli stessi desideri di pace, di bellezza, di pienezza di vita, di amicizia... chi non ha questi desideri?  Riuscire a coniugare l'antico e il moderno e la comunicazione (in particolare) attraverso questa tecnica che è la fotografia - cioè scrive sostanzialmente  con la luce -   e mettere insieme questi elementi, mi sembra un tentativo di far fronte anche alla crisi che c'è nella comunicazione, come ormai è in tutti gli ambiti della nostra vita personale,  sociale o politica. 

Questa crisi ha investito la comunicazione in un modo impegnativo. Si è alla ricerca di una modalità di forme che possano incontrare ancora l'uomo di oggi e parlargli e suscitare riflessioni ma anche sentimenti. In tutto questo, la rivista oltre a questa esposizione (che è un po’ l’esito di questa ricerca) ha visto un percorso che viene avanti da tempo. Che ha visto, ad esempio, la realizzazione del nuovo front, del un nuovo carattere “Franciscus”,  scoperto, andando alla ricerca delle fonti manoscritte e grafiche del primo periodo del francescanesimo. Ha riscoperto i caratteri che venivano utilizzati, e sono stati tradotti - appunto - con una modalità moderna, capace di incontrare l'occhio del lettore e - in qualche modo - di coinvolgerlo nella lettura, assaporando l'antico ma anche il nuovo. Credo che sia questo, come altri fattori che sono stati messi in campo in questi decenni dalla rivista (oltre ai video, alla televisione  e ai social) che abbia portato uno sviluppo di una comunicazione che oltre all’apporto della rivista stampata stessa, ha permesso di guadagnare spazi  e utenti nuovi. 

Questo sforzo di mettere insieme i linguaggi, appunto, come anche i contenuti (spirituali e di attualità) da parte della rivista San Francesco, credo che sia veramente lodevole.    È un tentativo che va rilanciato, frutto di un lavoro che è stato fatto insieme in redazione. Una squadra affiatata che ha la capacità di relazionarsi in maniera fraterna. Attraverso questo può fiorire novità e delle proposte accattivanti, interessanti e possono ancora comunicare in una nuova modalità.

Grazie a Enzo e ai ragazzi della Rivista per questo sforzo, e grazie a Giovanna che si occupa del maxxi che vive in questo suo stile che oserei dire francescano, molto fraterno che  fa un gran bene davvero a tutti.  Grazie e complimenti per quello che si è realizzato, che si sta realizzando.

 

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