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Quando solidarietà e amore per il prossimo non hanno ceto sociale

Antonio Tarallo Pixabay

Carlos Alberto, nella sua villa a Castel Gandolfo ha accolto 300 poveri senza casa

Il coraggio della solidarietà. L’amore per il prossimo. Il senso di apertura verso l’altro. Se ne potrebbero trovare tante di frasi per sintetizzare l’esperienza di vita di Carlos Alberto Chichiarelli.di Rosciolo, conte di Villa Vaselli. Il titolo potrebbe far pensare a un uomo distante dalla realtà, distante dal mondo dei sofferenti.

E invece, è proprio quel titolo, quella possibilità concreta di aiutare il prossimo, che fa di Carlos Alberto Chichiarelli un uomo dalla nobiltà d’animo. Il lignaggio è nel cuore, e non è nel titolo. Lo sapeva bene lo stesso San Francesco, in fondo. E’ una storia che va raccontata. Quelle storie che danno ancora speranza in un mondo troppo indifferente ormai non solo verso il povero, l’immigrato, o chi vive ai margini, ma un mondo estraneo a ogni persona che si incontra.

E noi, di sanfrancesco.org, abbiamo appunto incontrato “il conte” proprio alla manifestazione di padre Alex Zanotelli. Carlo Alberto, argentino come il Papa, è nella disponibilità e nella gentilezza di rispondere ad alcune domande che gli abbiamo posto. La sua storia inizia lontano, in Argentina, un paese che conosce bene le contraddizioni di un mondo diviso sempre più in due categorie: ricchi e poveri.

Una terra, quella argentina che ha visto diversi flussi di immigrati provenienti proprio dalla nostra Italia. “Mio nonno abruzzese faceva parte dei venticinque milioni di immigrati italiani nella terra argentina”.

Ed è così che viene spontanea la domanda: “Immagino quanti racconti su quel periodo”. E Carlos Alberto risponde: “E’ morto giovane mio nonno. Chi è povero lavora il doppio e vive la metà”. E poi, quasi come monito a quello che stiamo vivendo: “La mancanza del benessere ti accorcia la vita. Come la mancanza di libertà, la mancanza di rispetto per gli esseri umani ti fa morire, oggi, o in mare o in campi di sterminio”.

Sembra quasi una favola il suo impegno per costruire un mondo più dignitoso per tutti. E ha cominciato con l’accogliere nella sua proprietà privata di Villa Vaselli, a Castel Gandolfo , 300 poveri senza casa, moltissimi sono – appunto – immigrati. Era il 29 maggio 2015. Adesso sta preparando, con i suoi avvocati, una nuova idea: quella di adottare tutti gli immigrati della struttura, che hanno tra i 18 a 45 anni. La legge parla chiaro: “Devono avere diciotto anni meno di me”. Il combattere per la libertà e per il rispetto è nel sangue “caliente” argentino di Chichiarelli fin da bambino.

Ci dice, infatti: “Io sono uno che ha combattuto per la libertà fin da quando ero bambino. A quattordici anni ero con la guerriglia argentina. E vedere, oggi, questi esseri umani trattati come animali, ti impone di pensare a come superare queste condizioni. Per questo mi è venuto in mente l’idea dell’accoglienza prima, e ora dell’adottare queste persone”.

E così, Carlos Alberto, cerca di trovare il seme di speranza anche nelle tragedie: “Da queste cose che sono cattivissime nascono le idee geniali. Il problema di una casa è quello che mi colpi maggiormente, con bambini che non avevano case …perfino gli animali hanno diritto a una cuccia…una persona umana non ha diritto allora di avere anche lei una casa?”.

La domanda pone un momenti di riflessione. Siamo in silenzio, lui e io. E un po’ di vento sembra scendere su via della Conciliazione, mentre il drappello di pace di padre Zanotelli volge verso Montecitorio. L’ultima domanda, prima di lasciarci. Altre iniziative in programma? “Penso al prossimo inverno al campo Roja di Ventimiglia. L’impegno di Adottare anche loro. Almeno cerchiamo di avere qualche soluzione al grave problema che stiamo vivendo della disumanità imperante. Cercare di adottare persone per bene. Potremmo avere una popolazione maggiore di quella che abbiamo. Uomini liberi di girare, di vivere. Di lavorare e produrre. Inoltre alla Cgl ho proposto di adottare gli immigrati del campo di lavoro in Calabria dove è morto Sacko Soumayla, ventinovenne maliano. Attendo con fiducia delle risposte, sperando nella sensibilità delle istituzioni affinchè si possano muovere velocemente”.

E’ un uomo qualunque Carlos Alberto, un uomo che cerca – nel suo piccolo, nel suo quotidiano vivere – di essere di aiuto a questa enorme famiglia che sia chiama umanità. Un uomo che si è posto davanti al problema e non ha voltato le spalle, ma ha semplicemente agito. Ma, con altrettanta semplicità, ci dice: “Certo non sarò io a poterlo risolvere il problema”. Infatti la soluzione non risiede negli “io” né nel “tu”, ma nel “noi”.

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