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Il no alla guerra nella musica

Antonio Tarallo Ansa - MARTIN DIVISEK
Pubblicato il 04-03-2022

Da Lennon a Dylan, da De Andrè a Tenco

Imagine all the people/ Livin' life in peace/ You/ You may say I'm a dreamer/ But I'm not the only one/ I hope someday you'll join us/ And the world will be as one”, “Immaginate tutta la gente/ che vive la vita in pace. / Si potrebbe dire che io sia un sognatore. / Ma io non sono l’unico/ Spero che un giorno vi unirete a noi/ Ed il mondo sarà come un’unica entità”. Una poesia? Una canzone? Un sogno, forse, ancor di più. Lennon sognava - e noi con lui - un mondo di pace vera. Era il 1971 quando venne pubblicata la canzone più famosa del cantautore inglese. Presto divenne un inno per tutti i pacifisti del mondo. Co-prodotta da Lennon e la sua compagna Yōko Ono, la canzone venne incisa nello studio casalingo di Lennon a Tittenhurst Park, Ascot, in Inghilterra.

Un mese dopo la pubblicazione dell'omonimo album in settembre, “Imagine” venne pubblicata su singolo negli Stati Uniti. Da allora è stato calcolato che il 45 giri abbia venduto oltre 1,6 milioni di copie nel solo Regno Unito. È un inno “Immagine”, è un sogno in musica che ancora oggi conserva un grande significato, soprattutto guardando ai giorni che stiamo vivendo in questo momento. Bisogna immaginare, ci invita Lennon, un mondo diverso, migliore e questo può concretizzarsi solamente con la pace.

Ma, sempre dello stesso Lennon, c’è anche un'altra canzone, baluardo per tutti coloro che amano la pace: è “Give peace a chance”, scritta nel 1969 durante la protesta pacifista “Bed-in” organizzata con Yoko Ono contro la guerra nel Vietnam. Il titolo significa: “Date una possibilità alla pace”. Il brano divenne in poco tempo l'inno pacifista delle manifestazioni antiguerra del Vietnam e fu intonato da una folla di mezzo milione di dimostranti durante una manifestazione a Washington, D.C. in occasione del Vietnam Moratorium Day, il 15 novembre 1969.

E quante orecchie deve avere un uomo/ prima che ascolti la gente piangere? / E quanti morti ci dovranno essere affinché lui sappia/ che troppa gente è morta?”. Parole impresse nella memoria della canzone di Bob Dylan dal titolo “Blowin' in the wind” del 1963. È impossibile essere indifferenti alla guerra. Il 27 settembre 1997, Bob Dylan eseguì la canzone - in occasione del Congresso Eucaristico Mondiale di Bologna - davanti a Papa Giovanni Paolo II e a circa 400.000 giovani.

La guerra di Piero” è una delle canzoni più conosciute del genovese Fabrizio De Andrè, incentrata sulla storia dell'antieroe Piero: un soldato che ha un moto di clemenza verso un militare nemico; non osando sparargli, viene ucciso egli stesso dal nemico. Scritta nel 1966, condanna senza appello la tragica assurdità della guerra. E’ una ballata, un poesia che nasce dai ricordi di De Andrè bambino: “Io della guerra ne ho parlato molto, ne ho parlato soprattutto ne La guerra di Piero, attraverso i racconti che me ne faceva mio zio, il fratello di mia mamma, che si fece tutta la campagna di Albania”. Poetica, sognante e tragica allo stesso tempo, “La guerra di Piero” rimane uno dei testi più belli contro la guerra.

“E se ci diranno/ che per rifare il mondo/ c'è un mucchio di gente/ da mandare a fondo/ noi che abbiamo troppe volte visto ammazzare/ per poi sentire dire che era un errore/ noi risponderemo noi risponderemo/ no no no no”: quattro volte “no” alla guerra nella poesia-canzone di Luigi Tenco dal titolo “E se ci diranno” del 1967.

Sul tramonto dello scorso millennio l’Europa guardava con apprensione al destino dell’ex Jugoslavia, dilaniata dal conflitto civile, e l’Italia in particolar modo all’intervento della NATO in Kosovo. Fu allora che Luciano Ligabue, Jovanotti e Piero Pelù scrissero - quasi a tempo di record - il brano “Il mio nome è mai più” del 1997. Sul retro del singolo, venne pubblicata questa frase: “A pochi mesi dal ‘giro’ di millennio, la nostra cosiddetta società ‘civile’ conta al proprio interno 51 guerre in corso. Allo stesso tempo essere contro la guerra (qualsiasi guerra) sembra voler dire assumere una posizione politica. Be’ vogliamo essere liberi di sentirci oltre qualsiasi posizione del genere affermando che, per noi, non ci sarà mai un motivo valido per nessuna guerra”.

Non c’è mai stato un motivo valido. Mai quanto oggi.

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