Le visite dei pontefici

Guerra: morte e distruzione. Distruzione ambientale
Il 5 novembre 2001 l’Assemblea Generale dell’ONU ha dichiarato il 6 novembre di ogni anno come Giornata internazionale delle Nazioni Unite per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente in situazioni di guerra e conflitto armato. La giornata si propone di sensibilizzare la società sugli effetti dannosi prodotti dalla guerra e dai conflitti armati sull’ambiente. Vittime della guerra sono i soldati e i civili, ma anche le risorse naturali e gli ecosistemi.
Ed è così che vengono in mente gli innumerevoli conflitti che il Mondo sta vivendo. A cosa stiamo assistendo? Questa è la domanda cardine. Certo, le guerre sono sempre esistite, lo sappiamo bene. E in merito a questo tema gli storici potrebbero illuminarci non poco. Da Omero in poi, quanta letteratura denominata - appunto - “di guerra” ci ha raccontato di fronti di sangue, vittime, carnefici. La giornata, di oggi, pone la questione sotto altro punto di vista. Mette in risalto quanto queste guerre possano avere impatto sulla salute di Madre Terra. L’evoluzione (anche se il termine sicuramente non è proprio adeguato, visto il tema) della guerra ha visto, sempre di più, l’utilizzo di arsenali che minano continuamente l’ambiente. Potremmo, dunque, annoverare nelle ultime guerre, certamente le migliaia di persone che hanno perso la vita, ma - altra vittima, quasi celata - rimane proprio l’ambiente. Visivamente, è complicato - e non poco - rendersi conto di simile realtà. Ma, se solo guardassimo ad alcuni dati, potremmo - forse - avere più chiare le idee.
Chi di noi non ricorda l’immagine-simbolo del bambino di Hiroshima? E’ tragica, quella scena. E’ indelebile nella memoria, senza dubbio. Meno indelebili, invece, alcuni dati come quelli che la Croce Rossa Internazionale ha mostrato in un suo recente studio. Ipotizziamo, ad esempio, una guerra nucleare "limitata" (100 bombe delle dimensioni di quella di Hiroshima, dunque meno dello 0,5% delle scorte mondiali). Ci troveremmo davanti a uno scenario sconcertante: i cinque milioni di tonnellate di fuliggine prodotte dagli incendi che ne deriverebbero, provocherebbero un calo medio della temperatura globale di 1,3 °C. Il clima mondiale perturbato avrebbe un impatto schiacciante sulla produzione alimentare.
Questa presentata, è solo un’ipotesi. Una triste ipotesi. Ma andiamo, invece, a qualche dato - purtroppo - più realistico. E in questo caso, parliamo di una triste realtà: il conflitto siriano. L’ambiente naturale siriano, già prima della guerra, presentava gravi problemi in termini di inquinamento atmosferico, idrico e del suolo. Ad oggi, non esistono dati ufficiali in grado di chiarire la reale portata dei danni ecologici generati dal conflitto. Ma, dalle poche informazioni a disposizione, contenute per lo più in report di organismi internazionali e ONG, si ricava che, per la tipologia delle armi utilizzate dalle parti in lotta ( un uso massiccio di ordigni esplosivi) sta creando un forte impatto sull’ambiente. L’ONG britannica AOAV (Action on armed violence), nel report “The Reverberating effects of explosive weapon use in Syria”, spiega, infatti, che tali armamenti avrebbero determinato l’inquinamento di suolo e acque sotterranee (falde e sorgenti) provocando grossi rischi anche per la biodiversità.
Ma non solo. Ad esempio, la scelta di colpire infrastrutture vitali e siti industriali potrebbe aver comportato, secondo l’ONG olandese PAX, il rilascio di sostanze tossiche e il deposito di materiali pericolosi – soprattutto nelle zone vicino a Damasco, Aleppo, Homs e Hama – pregiudicando la qualità dell’aria, dell’acqua, del terreno e del sottosuolo.
E' possibile sintetizzare la guerra, inevitabilmente e tristemente in "morte e distruzione". E' una delle espressioni più utilizzate per descriverla. Da tempo, purtroppo, a quel sostantivo "distruzione", potremmo aggiungere un aggettivo: "ambientale".
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