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Good news, Real News e Long news. Le lettere giunte in redazione

Redazione Pixabay

Gli sfoghi e le richieste di ascolto. Ecco alcune delle lettere giunte in redazione durante l'emergenza sanitaria

Ecco alcune delle lettere giunte alla redazione sanfrancesco.org in questo periodo di preoccupazioni e incertezze. Abbiamo deciso di condividerne qualcuna con i lettori, per quella comunicazione "attenta alle persone e che incontri le persone" evocata da padre Enzo Fortunato in occasione della 54esima giornata mondiale delle comunicazioni sociali [LEGGI QUI L'APPELLO DI PADRE ENZO].

Buona lettura!

Caro Padre Enzo,
mi trovo a scrivere questa lettera a testimonianza di quanto è grande la mia devozione per San Francesco. Mi chiamo Enrica, ho 54 anni e quando i miei genitori mi portarono da bambina, per la prima volta ad Assisi, nacque il mio amore smisurato per Lui. Ogni volta che venivo ad Assisi mi sembrava sempre di tornare a casa...sono cose che non si possono descrivere ma so che lei mi capirà. Ho trasmesso questa mia devozione a mia figlia, che oggi ha 27 anni, e quando fece la Prima Comunione non volle pranzi, feste e rinfreschi, ma chiese di trascorrere qualche giorno ad Assisi. E così fu. Ma voglio raccontare quanto mi è accaduto nell'ultimo periodo che è stato tremendo per tutti noi, ma per alcuni molto di più. Ho un compagno, ci siamo conosciuti 10 anni fa in un momento particolare delle nostre vite, tutti e due uscivamo dal fallimento dei nostri matrimoni.
Lui vive in un paesino dell'appenino tosco-emiliano, io vivo in Toscana, quindi facciamo un po' i pendolari dell'amore, anche se il desiderio di convivere è grande e negli ultimi tempi c' eravamo anche riusciti...poi è arrivato il covid che ci ha tenuto, e continua a tenerci, separati perché appunto in due regioni diverse. Ma veniamo al mio racconto altrimenti mi dilungo troppo. Il mio compagno a gennaio si è ammalato di polmonite con pleurite, con le difese immunitarie bassissime e, purtroppo, in seguito a tre ricoveri in ospedale ha preso il coronavirus. E' stato giorni con febbre altissima, attaccato ad un ventilatore polmonare e la situazione a detta dei medici era gravissima, non sapevamo se ce l'avrebbe fatta.

Caro Padre, non le dico l'angoscia, mi disperavo e l'unica cosa a cui mi potevo aggrappare era la fede....pregavo...mi raccomandavo...imploravo... E' stato in quei giorni che per caso ho visto i suoi video del mattino. Lei non può capire la carica, la forza e il coraggio che mi infondeva con le sue parole, la sua voce che raccontava il Vangelo. Caro Padre, lei mi ha tenuto per mano in quella tempesta. Mi sono trovata casualmente a dire ogni pomeriggio il Rosario, non l'avevo mai recitato. Dopo qualche giorno i medici hanno detto che era migliorato e quando ho avuto la possibilità di sentirlo per telefono gli ho raccontato di Lei Padre Enzo. Ogni giorno gli inviavo i suoi video, lui non aveva quasi voce, quindi parlavo solo io. Faccio una premessa, il mio compagno nel 2005 ha perso una figlia molto piccola e si era allontanato dalla fede. Ecco, io credo sia qui che è iniziato il piccolo miracolo. Lui mi ha detto che nelle notti tremende dove non respirava e non voleva addormentarsi per paura di non risvegliarsi, ha iniziato a pregare.

Poi ha iniziato a guardare i suoi messaggi mattutini e dire il Rosario. Ad oggi, sono passati due mesi, gli invio ancora i suoi video che lui aspetta puntualmente e mi dice: che persona straordinaria Padre Enzo, che grande oratore, mi piace tanto e mi infonde pace e serenità. Ed è proprio così! Quando sarà possibile torneremo ad Assisi, per ringraziare Francesco che lo ha riportato nella strada giusta, e vorrei tanto incontrarla Padre Enzo, per abbracciarla e ringraziarla per tutto quello che ha fatto per noi, ma soprattutto per lui che è nato per la seconda volta. Davvero grazie dal profondo del cuore...spero possa leggere questa mia testimonianza, e se una mattina volesse salutarlo mi farebbe immensamente piacere. Lui non sa niente di questa mia lettera. Ancora grazie per tenerci per mano...le auguro ogni bene.

Enrica

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Carissimo padre Enzo,
sono Lucrezia, ti scrivo dalla Sicilia. Ti seguo con tanto affetto, perché tramite la tua meditazione sul Vangelo del giorno e il percorso dei luoghi francescani, ci fai rivivere eventi passati. Mi sovvengono i ricordi dei miei campi scuola che facevo ogni anno con la fraternità francescana dei cappuccini. In particolare, l’estate del 2013 mi trovavo con mio marito e i fratelli, ad Assisi e dintorni per un esperienza francescana molto particolare. In particolare, ti racconto di un episodio che ho vissuto a Perugia, ultima tappa prima del nostro rientro.
Ecco l’episodio: eravamo con tutto il gruppo, la ministra del Terzo Ordine e il bravo, quasi novantenne, padre Francesco, che ora da un paio di anni è ritornato alla casa del padre. Eravamo nella piazza a Perugia di fronte alla cattedrale, aspettavamo per entrare che terminasse una celebrazione in corso. Nel frattempo, io e Filippo, mio marito, insieme ad una nostra sorella, decidemmo nell’attesa, di andare ad un bar vicino per un caffè. Entrò in quel momento una giovane donna, poteva avere 25 o 27 anni suppergiù, che si presentò a noi chiedendo con garbo e con gentilezza, se potevamo darle qualcosa, perché subito ci spiegò, che il marito di lei aveva perso il posto di lavoro. Dovevano a fatica mantenere un figlio piccolo.
Fra l’altro non era straniera, parlava bene italiano, e ciò che mi colpì fu la sua gentilezza e affabilità nel parlare e non solo, volle sapere di noi, che non eravamo del luogo e il perché ci trovavamo lì. Percepivo parlando con lei come una certa familiarità, non ti saprei dire esattamente. Ma è come se la conoscessi da sempre...non so se ti è mai capitato!

Bene. Dopo, vedendo che il gruppo stava entrando in chiesa ci congedammo da lei che nel frattempo era uscita dal bar. Le dammo qualcosa, ma niente di che. Lei ci ringraziò tanto perché l’avevamo ascoltata. Io le augurai di tutto cuore, che potesse sistemarsi al più presto la loro situazione. E lei sempre con modi gentili ci ringraziò. Una volta entrati in Cattedrale, fummo subito colpiti, e tu sicuramente lo conoscerai, da un affresco molto importante, quello della Madonna delle Grazie, realizzato secoli fa da un perugino su una colonna della Cattedrale. Seppi dopo che è un’immagine mariana molto importante per i Perugini, ma quello che ci colpì dell’immagine fu il volto di Maria, questo volto particolare. Io e mio marito ci siamo guardati esterrefatti: era lo stesso volto di quella ragazza con cui avevamo parlato!!! Era lei! Chiamammo la sorella che era con noi e notò la stessa cosa! Eravamo sorpresi!!!! Fu una bella sorpresa! Realizzammo che c’era lo zampino di Maria. Comunque, tenemmo la cosa per noi. Poi, quando uscimmo dalla cattedrale non la rincontrammo più. Ci colpì tanto questo episodio. Ecco padre Enzo, scusami se mi sono dilungata tanto ma volevo raccontartelo per bene questo fatto. Le esperienze ad Assisi ognuno di noi la vive in modo diverso...ma tutti noi siamo come guidati da Francesco con tanta dolcezza e serenità... è come essere a casa. Come ti diceva qualche fratello o sorella che ti segue, vorrei, anzi sento nel cuore di ritornarvi presto. E magari ripetere ancora una volta un’esperienza di campo insieme a voi frati. Se il Signore ce lo concederà. Ti mando un saluto affettuoso e prego anche per te. Possa il Signore benedirti e guidarti sempre in questa meravigliosa missione che svolgi per tutti noi.. pace e bene...

Lucrezia

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L’amore di un nonno per il nipote autistico capace di sconfiggere il male.

Caro padre Fortunato,
sono una nonna di quattro bimbi bellissimi e le voglio raccontare una storia. Mio fratello è nonno di un bimbo meraviglioso affetto da autismo. Il piccolo è molto attaccato a suo nonno perché lo sta allevando con più amore di un figlio. In virtù di ciò questo bimbo ha fatto passi da gigante: frequenta la scuola materna, il corso di inglese, nuoto in piscina, va a musica (suona molto bene). È un bimbo felice, vivono in Lombardia precisamente a Pavia, e come saprai lì il covid-19 ha contagiato e ucciso più persone di tutta l'Europa. Anche mio fratello è stato “vittima” di questo virus. Le sofferenze sono durate un mese e mezzo, prima con il casco per l’ossigenazione, poi le cose sono precipitate e hanno dovuto intubarlo, ha fatto dialisi e tracheotomia. Ma prima di essere intubato, con le poche forze che aveva, è riuscito a raccontare alla dottoressa che lo curava del suo piccolo Alessandro, dei progressi che era riuscito a fargli fare con tanto amore fino a farla commuovere.
Lei gli aveva promesso che l'avrebbe curato e fatto uscire affinché potesse tornare dal suo nipotino. Appena si liberò un posto lo trasferì in terapia intensiva dove incontrò il suo angelo custode: una dottoressa rianimatrice che lo mise in coma farmacologico. La situazione peggiorò ulteriormente: due arresti cardiaci uno dietro all’altro. Io non ho mai smesso di pregare e piangere. Chiedevo a mia mamma, che è in paradiso, di aiutarlo. Lei pregava sempre e anche quando era in punto di morte chiedeva a Gesù di prenderla. È morta dopo tante tribolazioni per un male incurabile, è volata in cielo a 60 anni. Invece con mio fratello abbiamo ricevuto il miracolo: il Lunedì dell’Angelo, giorno dopo della Resurrezione di nostro Signore, mio fratello Giovanni è guarito. La preghiera è la forza più grande e profonda che ci sia per noi uomini. Vorrei ringraziare tutti i medici, gli infermieri e tutti i volontari che hanno dato la loro vita per salvare i tanti malati di questo spaventoso virus. Mi scuso per il mio sfogo, ma sono grata a Dio e tanto felice ora. Pace e bene padre Enzo.

Claudia

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Ciao padre Enzo,
grazie per le preghiere e il conforto dato in questo delicato momento. Tu sei per me un punto di riferimento. In un mondo cosi arido d'amore. Oggi poche persone hanno tempo di ascoltare. Se avrai tempo ti vorrei raccontare cosa è successo alla mia famiglia. Il 23 maggio, 2013, è nato Ale, il mio primo e unico nipote. Non so descrivere la gioia di quel momento, ma come tutte le cose belle durano un alito di vento. Mia figlia dopo poco più di un mese viene ricoverata per depressione post-parto. La nostra famiglia si stava per preparare a cambiare casa. Io non raccapezzavo più, mi ritrovai a fare di nuovo il padre. Nota che io sono stato il primo di otto figli, mi sono ritrovato ad andare indietro nel tempo. Tutti in famiglia avevano impegni di lavoro, io ero appena andato in pensione, dopo 44 anni di lavoro.
Dovevo gestire una situazioni delicatissima. Bene, come al solito non mi persi d'animo, mi tirai su le maniche e affrontai questa nuova avventura. Dopo cinque mesi, mi ritrovai in ospedale, infarto, vengo operato. Qui un po' di colpa ce l’ho io, visto che qualche avviso il fisico me l'aveva dato. Dopo due giorni, mi sono fatto dimettere. Feci chilometri a piedi, pensavo ad Ale e alla mia famiglia, che aveva bisogno di me. Secondo scoglio mi accorsi che il bimbo aveva qualche difficoltà. Gli abbiamo fatto fare degli accertamenti, diagnosi: il bimbo ha una forma d'autismo. Qui mi sono fatto prendere dallo sconforto mi son detto: “anche questo mio Dio, non credevo di meritarlo”. Ho dovuto resettare il mio cervello per mettermi in contatto con lui.

Non parlava, la prima parola dopo quattro anni e fu il giorno di Natale guarda un po' e fu: nonno. Mai abbiamo ricevuto un regalo così bello. Mi vennero in mente tutti i momenti passati insieme, io e lui da soli. Io che gli cantavo nenie e sussurravo il verso di qualche passero, tentavo di fargli sentire la natura, le parole del bosco, il lento cammino dell'acqua del fiume. Bene, ora benedico il Signore per avermi dato un simil regalo, lo sconforto non c'è più. Lui mi ha dato ciò che nessun altro poteva darmi, amore e gioia. Enzo il resto della nostra storia tu la conosci. Che sorprese mi ha riservato la vita, e non è ancora finita, quello che mi ha aiutato è la fede, ora chiudo per non rubarti troppo tempo.

Un abbraccio da Ale e suo nonno Giovanni alias Robi. Al prossimo capitolo ciao.

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Carissimo p. Enzo,
la seguo molto spesso, è una persona umana e di unica dolcezza. Le sue belle parole mi incoraggiano e mi fanno riflettere su quanto il Signore ci illumini ogni giorno. Sono una vedova di 68 anni, dopo 3 anni di matrimonio, nel 1981, sono rimasta da sola con un figlio di 2 anni e una femminuccia di 1 anno. Mio marito è morto a causa di un incidente ed io, che allora non lavoravo, non percependo alcuna pensione, mi sono spesa nel fare i lavori più disparati. In tutti quegli anni il Signore e la divina provvidenza mi hanno dato la forza e la speranza per andare avanti. In adolescenza mio figlio ha cominciato a darmi una serie di problemi: era diventato un ragazzo violento, assumeva droga e ha compiuto dei reati, tanto da andare persino in carcere. Io per lui sono stata costretta a vendere una casa. È stata una via crucis per me.

Dopo tutte queste esperienze ha avuto un tempo in cui si è ravveduto ed io ho continuato ad aiutarlo, ma poi dopo un po’ di tempo ha ricominciato la vita di prima. Ho fatto tanti sacrifici per lui, ma adesso sono stanca e non intendo più sentirlo né vederlo. Prego tanto che il Signore lo aiuti e dia a me la forza di perdonarlo. Non penso di meritare tutto questo, ma quando ripenso alle mie sofferenze, guardo al crocifisso e penso che non siano niente paragonate a quelle di Gesù. Adesso che sono in pensione vorrei solo un po’ di serenità come madre e come nonna, grazie al dono che mi ha fatto mia figlia di un nipote amorevole, educato e sensibile che amo immensamente. Mi sento davvero fortunata per questo. Grazie di cuore e che il Signore e san Francesco la benedicano e la proteggano.

Maria Neve

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Padre Enzo,
che emozione essere entrata in punta di piedi nella sua città natale che ha segnato il suo cammino di fede ma rivederla ad Assisi mi ha fatto risentire un po’ anche a casa "mia" e ho tirato un sospiro di sollievo, aprendo il cuore a San Francesco e Maria per ringraziarli. Ogni giorno mi fanno sentire di essere amata e hanno ascoltato anche oggi la mia supplica, dimostrando il loro immenso Amore per me e la mia famiglia attraverso Lei, padre Enzo, che mi ha teso la mano e mi ha incoraggiato. Sono stata dal mio padre spirituale che si chiama padre Filippo ed è il rettore del Santuario, ho parlato della relazione da inviare e me l'ha scritta, domani gliela invio via email. Ho ringraziato la Madonna come fa una figlia per aver aperto i cuori e ho messo lei padre tra le sue braccia. Non mi vergogno di essere povera perché la vivo con dignità, e non ho mai chiesto nulla, se non un lavoro accontentandomi. Ho fatto il massimo in questi anni passati, i pochi soldi guadagnati li ho dati tutti per la crescita delle mie figlie, purtroppo con pochi risultati duraturi.

Non sono riuscita a pagare delle cartelle esattoriali. Anche perché speravo in qualche commercialista bravo che vedendo l'errore commesso da un altro tecnico potessi non pagare visto che ho l'iva differita. Una spunta non fatta di una dichiarazione dei redditi del 2011 con reddito zero, ha fatto sì che aumentassero le more e non sono mai riuscita a fare nulla. Poi si sperava nelle leggi che le annullassero quelle dal 2015 in giù, invece è saltato tutto e l'attuale commercialista mi ha fatto aderire al saldo e stralcio pur sapendo che non ho un centesimo e non so come fare. Questo governo mi fa paura hanno parlato di galera per chi non paga le cartelle, ma io non ho evaso perché avevo un grande fatturato o altro, ma per incompetenza. La finanza che in passato ha fatto un accertamento mi ha dato ragione ma non si possono cancellare se non fanno nuove leggi e le attuano. Ho paura per le mie figlie che non sono serene, anch'io ho incubi la notte viviamo nella paura che mi portano in galera.

Oltre le difficoltà quotidiane, ho la mia salute che non è buona. In tutto questo chi mi dà coraggio e ringrazio ogni mattina quando mi addormento tardi e mi sveglio presto è Gesù e Maria, che mi permettono di stare accanto a loro, ora c'è anche lei Padre Enzo e i cari frati di qui. Mi hanno colpito le parole di padre Filippo, bisogna sempre provare e continuare a credere che il Signore ascolta e apre le porte ed è felice per me. Gli invio l'email domani che ricorre l’incoronazione della Madonna del Pozzo e non è un caso. Padre Enzo qualsiasi cosa farà per me sarà benedetta per sempre.
Vorrei dirle semplicemente Grazie. Le lacrime scendono, un nuovo miracolo se posso dirlo è avvenuto.

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