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Ecco il decalogo della buona comunicazione

E' stata presentata venerdì 3 maggio, nella sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), la Carta di Assisi, il primo manifesto internazionale che propone una serie di buone pratiche della comunicazione per contrastare la violenza verbale e scritta, soprattutto sui social network. Buone pratiche che sono andate a formare un decalogo. Eccolo:


1.L’ostilità è una barriera che ostacola la comprensione. Nel rispetto del diritto-dovere di cronaca e delle persone occorre comprendere. Scriviamo degli altri quello che vorremmo fosse scritto di noi.

2.Una informazione corretta lo è sempre, sono la fiducia e la lealtà a costruire una relazione onesta con il pubblico. Non temiamo di dare una rettifica quando ci accorgiamo di aver sbagliato.

3.Difendiamo la nostra dignità di persone, ma anche quella altrui, fatta di diversità e differenze. Tutti hanno diritto di parlare e di essere visibili. Diamo voce ai più deboli.

4.Costruiamo le opinioni sui fatti e quando comunichiamo rispettiamo i valori dei dati per una informazione completa e corretta. Dietro le cifre ci sono gli esseri umani. Impariamo il bene di dare i numeri giusti.

5.Se male utilizzate, le parole possono ferire e uccidere. Ridiamo il primato alla coscienza: cancelliamo la violenza dai nostri siti e blog, denunciamo gli squadristi da tastiera e impegniamoci a sanare i conflitti. Le parole sono pietre, usiamole per costruire ponti.

6.Facciamoci portavoce di chi ha sete di verità, di pace e di giustizia sociale. Quando un cronista è minacciato da criminalità e mafie, non lasciamolo solo, riprendiamo con lui il suo viaggio. Diventiamo scorta mediatica della verità.

7.Con il nostro lavoro possiamo illuminare le periferie del mondo e dello spirito. Una missione ben più gratificante della luce dei riflettori sulle nostre persone. Non pensiamo di essere il centro del mondo.

8.Internet è rivoluzione, ma quello che comunichiamo è rivelazione di ciò che siamo. Il nostro profilo sia autentico e trasparente. Il web è un bene prezioso: viviamolo anche come bene comune.

9.La società non è un groviglio di fili, ma una rete fatta di persone: una comunità in cui riconoscersi fratelli e sorelle. Il pluralismo politico, culturale, religioso è un valore fondamentale. Connettiamo le persone.

10.San Francesco d’Assisi operò una rivoluzione, portare la buona notizia nelle piazze; anche oggi una rivoluzione ci attende nelle nuove agorà della Rete. Diamo corpo alla notizia, portiamola nelle piazze digitali.


«Abbiamo imparato a solcare i mari e ad attraversare i cieli, ma questa Carta ci dice che c’è ancora bisogno di imparare a camminare come fratelli. A noi è affidato il compito di raccontare per incontrarci, questo è l’impegno della Carta di Assisi», ha dichiarato padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi, ideatore insieme a Beppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), del decalogo.

Il Manifesto non deve essere ridotto ad una «Carta deontologica per i giornalisti, è una dichiarazione di fratellanza universale contro il muro dell’odio che chiama in causa tutti gli operatori di pace», ha rilevato il presidente della Fnsi e, ha proseguito, questo è «il primo manifesto internazionale nato dal basso contro i muri mediatici» perché le parole, «se utilizzate in modo scorretto possono essere pietre».

Giulietti e Fortunato, primi firmatari della Carta, hanno deciso di coinvolgere i tre esponenti delle fedi monoteiste: l’imam della Grande Moschea di Roma Saleh Ramadan Elsayed, la presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello e il prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini, che hanno accolto con entusiasmo l'invito. Quest'ultimo ha definito il manifesto: «Un giuramento d’Ippocrate contemporaneo».

La Carta di Assisi si propone come ponte tra il mondo laico e quello religioso, un ponte che deve portare ad un incontro anziché allo scontro. Tanti i contributi dal mondo del giornalismo italiano, da Aldo Cazzullo a Lucia Annunziata, da Paolo Borrometi a Carlo Verna




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