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Abbattuta la statua di san Junipero Serra a San Francisco

Gianni Cardinale Avvenire - David Zandman / Social media / Reuters

Dopo i monumenti di generali e presidenti, la furia del movimento antirazzista ha colpito quello dell'evangelizzatore della California

Scherza con i fanti lascia stare i santi, recita un antico proverbio. Ma questo detto non sembra essere di attualità in America e anche nel Vecchio Continente. La furia iconoclasta che sta accompagnando quella antirazzista sulla scia del caso Floyd infatti non solo ha messo sotto tiro le statue di comandanti sudisti o di militari della britannica Compagnia delle Indie, ma non ha risparmiato la figura di un missionario spagnolo, evangelizzatore della California, proclamato santo da papa Francesco.

 

Negli Usa sono state già rimosse statue dei generali Robert E. Lee e Albert Pike, dei presidenti Jefferson e Jackson, e in Galles in migliaia chiedono la stessa sorte per quella del governatore del Bengala, il maggior generale Robert Clive. Ma nel mirino del movimento “black lives matter” sono finite anche le statue di San Junipero Serra: nei giorni scorsi quella di San Francisco negli Usa è stata abbattuta (suscitando la vibrata protesta dell’arcivescovo Salvatore J. Cordileone), quella di Palma di Maiorca (l’isola delle Baleari dove nacque nel 1713) imbrattata di rosso con la scritta “racista”.

 

Fray Serra, passato alla storia come “Apostolo della California”, si fece francescano appena diciottenne, decidendo di assumere il nome di Junipero (frate Ginepro) per ricordare uno dei compagni più vicini e fedeli a San Francesco d’Assisi. A 36 anni iniziò la sua opera missionaria recandosi in Messico, all’epoca dominio spagnolo. Nel 1768 iniziò la grande avventura in California, anch’essa sottoposta a Madrid, dove diede inizio alla fondazione di ben nove delle 21 missioni francescane che hanno segnato l’evangelizzazione dell’attuale West Coast statunitense, e che ancora danno il nome a numerose città, da San Diego a San Francisco.

 

 

I biografi più accreditati ricordano che Fray Serra nel suo zelo missionario tra i nativi fronteggiò burocrati e comandanti militari, combatté gli abusi e i potenti e riuscì ad assicurare un sistema di leggi per proteggere gli indiani della California dalle ingiustizie alle quali erano andati incontro nel passato. Si afferma che quando morì il 28 agosto 1784, all’età di 71 anni, e si sparse la notizia, fu pianto come un padre perché nessuno, prima di lui, aveva fatto tanto per le popolazioni della California. La sua fama di santità ha attraversato indenne ben due secoli. Nel 1935 fra’ Junipero ha dato nome al Movimento Serra, nato negli Usa per contribuire a promuovere e sostenere nuove e sante vocazioni al sacerdozio ministeriale della Chiesa e ora diffuso in tutto il mondo. E San Giovanni Paolo II lo ha beatificato nel 1988.

 

Ma proprio in questo periodo un certo revisionismo storico ha messo Serra sul banco degli imputati con l’accusa di aver requisito terre di proprietà dalle tribù pellerossa, aver ridotto virtualmente in schiavitù i nativi americani, aver soppresso le loro tradizioni e averli convertiti forzatamente al cattolicesimo. Accuse che non hanno impedito al processo di canonizzazione di andare aventi. Ma che sono periodicamente riemerse. Proprio per ribadire la santità di vita del missionario spagnolo il 2 maggio 2015 in Vaticano si tenne una giornata di studio in suo onore culminata con una messa presieduta da Papa Francesco. L’evento venne organizzato dalla Pontificia Commissione per l’America Latina e dal Pontificio Collegio Americano del Nord, con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Los Angeles, sul tema: Fray Junípero Serra, apostolo della California, testimone di santità.

 

Intanto però, sempre nel 2015, un senatore democratico – ispanico e cattolico - dell’Assemblea dello Stato della California tentò di far passare una legge per togliere dal Congresso di Washington DC la statua di Fray Junipero, che, insieme a quella di Ronald Reagan, rappresenta lo Stato a Capitol Hill.

 

Ma il governatore democratico dell’epoca, il cattolico Jerry Brown, si oppose e la storia finì lì. Anche perché fu proprio in quell’anno e proprio a Washington che Papa Francesco canonizzò il religioso spagnolo. La cerimonia venne celebrata il 23 settembre nel corso del viaggio apostolico negli Usa. E proprio nel corso di quella visita il Pontefice andò ad onorare la statua del santo in Campidoglio, venendo accompagnato anche dall’allora vice-presidente e ora candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden e dall’attuale speaker (presidente) della Camera dei Rappresentanti, la democratica Nancy Pelosi, entrambi cattolici.

 

Nell’omelia pronunciata durante la messa di canonizzazione del 23 settembre papa Francesco difese senza se e senza ma la memoria del nuovo santo. Junipero Serra, disse, aveva “saputo andare incontro a tanti imparando a rispettare le loro usanze e le loro caratteristiche” e aveva “cercato di difendere la dignità della comunità nativa, proteggendola da quanti ne avevano abusato”.Parole che sembravano aver chiuso la questione. Ma non è stato così. Già nel 2017 una statua del santo è stata decapitata e imbrattata di rosso nella Missione di Santa Barbara, a nord di Los Angeles. Ora si ricomincia. AVVENIRE

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