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La luce gentile

Redazione
Pubblicato il 30-11--0001



Chi ha avuto occasione di utilizzare il breviario inglese, ha fatto la conoscenza con una piccola perla, l'inno di compieta, per il quale si utilizza una bellissima poesia del card. John Henry Newman. Il verso iniziale mi colpì immediatamente, catturando in modo invincibile la mia immaginazione: Lead, kindly Light,... lead Thou me on! “Guidami, luce gentile,... guidami tu ancora!”. Che Dio sia Luce, è san Giovanni a dircelo nella sua Prima lettera: “Dio è luce e in lui non ci sono tenebre” (1Gv 1, 5), un'immagine questa che il cristianesimo condivide con altre religioni. Francesco d'Assisi da parte sua ha celebrato l'immagine luminosa-solare dell'Onnipotente con dei versi che sono patrimonio della spiritualità e della poesia di tutti i tempi: Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole... Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta signifi catione. Dio, Sole potente che irradia e riscalda. Eppure mai avevo sentito parlare di Dio come di una luce gentile, discreta, non fatta per abbagliare, ma per essere di guida nelle notti feriali dell'esistenza, appena un passo avanti a noi, per dare sicurezza, per evitare inciampi e perdite del giusto sentiero. Al Dio che illumina e riscalda, che è guida, presenza che rischiara e rassicura, da sempre gli uomini hanno offerto delle luci. Dei fuochi, delle piccole lampade votive, delle fi accole che accompagnano l'incedere processionale, delle candele. Al cuore di quello che è il più solenne atto liturgico della Chiesa, la grande Veglia di Pasqua, troviamo la luce del cero, simbolo di Cristo, della luce immortale della Resurrezione. Nei versi fi nali dell'inno che apre la veglia, il cosiddetto Preconio, vetta sublime in cui si toccano i vertici della poesia e della teologia, il cero acceso dall'assemblea esultante dei Salvati diviene una sorta di sentinella in attesa del sole eterno, mero simbolo destinato a veder scemare il suo effi mero splendore all'approssimarsi della luce vera, il Cristo nel suo avvento defi nitivo e glorioso: Lo trovi acceso la stella del mattino, questa stella che non conosce tramonto: Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti fa risplendere sugli uomini la sua luce serena. Le luci accese dai cristiani: simboli della luce di Cristo, segni di omaggio ? la luce che si offre nel santuario è sottratta all'uso domestico, e sappiamo quanto in un passato nemmeno tanto remoto potesse costare una candela, l'olio versato ad alimentare una lampada ?, segni della presenza orante del fedele che vorrebbe restare lì a pregare, e lascia quel segno palpitante del proprio desiderio. Una candela, una lampada: segni di fede, di amore e di presenza. Non solo in onore del Signore, ma anche della sua santissima e luminosissima Madre, anche in onore di quei luminosi interpreti del Vangelo che sono i Santi. Ecco perch� nella penombra della Tomba di Francesco, l'innamorato di Cristo, si vede ardere per tutto l'anno una piccola luce. Non è invadente, ma discreta: molti neppure la notano, ma non è fatta per attirare l'attenzione. � la lampada votiva alimentata dall'olio che i Comuni d'Italia offrono annualmente per il tramite di quella Regione che a turno li rappresenta in occasione della festa del Santo, il 4 ottobre. Una luce per essere lì, almeno col desiderio, in preghiera. Per dire a Francesco: insegnaci la tua povertà, insegnaci a vedere un fratello in chi ci circonda, e soprattutto insegnaci ad amare Cristo, la luce gentile...

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