Le visite dei pontefici

Chi ha avuto occasione di utilizzare il
breviario inglese, ha fatto la conoscenza
con una piccola perla, l'inno di compieta,
per il quale si utilizza una bellissima
poesia del card. John Henry Newman.
Il verso iniziale mi colpì immediatamente,
catturando in modo invincibile
la mia immaginazione: Lead, kindly
Light,... lead Thou me on! “Guidami, luce
gentile,... guidami tu ancora!”. Che Dio
sia Luce, è san Giovanni a dircelo nella
sua Prima lettera: “Dio è luce e in lui non
ci sono tenebre” (1Gv 1, 5), un'immagine
questa che il cristianesimo condivide
con altre religioni. Francesco d'Assisi
da parte sua ha celebrato l'immagine
luminosa-solare dell'Onnipotente con
dei versi che sono patrimonio della spiritualità
e della poesia di tutti i tempi:
Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le Tue
creature, spetialmente messor lo frate Sole...
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta signifi catione.
Dio, Sole potente che irradia e riscalda.
Eppure mai avevo sentito parlare
di Dio come di una luce gentile, discreta,
non fatta per abbagliare, ma per essere
di guida nelle notti feriali dell'esistenza,
appena un passo avanti a noi, per dare
sicurezza, per evitare inciampi e perdite
del giusto sentiero.
Al Dio che illumina e riscalda, che è
guida, presenza che rischiara e rassicura,
da sempre gli uomini hanno offerto
delle luci. Dei fuochi, delle piccole lampade
votive, delle fi accole che accompagnano
l'incedere processionale, delle
candele. Al cuore di quello che è il più
solenne atto liturgico della Chiesa, la
grande Veglia di Pasqua, troviamo la
luce del cero, simbolo di Cristo, della
luce immortale della Resurrezione. Nei
versi fi nali dell'inno che apre la veglia,
il cosiddetto Preconio, vetta sublime in
cui si toccano i vertici della poesia e della
teologia, il cero acceso dall'assemblea
esultante dei Salvati diviene una sorta
di sentinella in attesa del sole eterno, mero simbolo destinato a veder scemare
il suo effi mero splendore all'approssimarsi
della luce vera, il Cristo nel suo
avvento defi nitivo e glorioso: Lo trovi
acceso la stella del mattino, questa stella che
non conosce tramonto: Cristo, tuo Figlio, che
risuscitato dai morti fa risplendere sugli uomini
la sua luce serena.
Le luci accese dai cristiani: simboli della
luce di Cristo, segni di omaggio ? la
luce che si offre nel santuario è sottratta
all'uso domestico, e sappiamo quanto
in un passato nemmeno tanto remoto
potesse costare una candela, l'olio versato
ad alimentare una lampada ?, segni
della presenza orante del fedele che
vorrebbe restare lì a pregare, e lascia
quel segno palpitante del proprio desiderio.
Una candela, una lampada: segni
di fede, di amore e di presenza. Non
solo in onore del Signore, ma anche
della sua santissima e luminosissima
Madre, anche in onore di quei luminosi
interpreti del Vangelo che sono i Santi.
Ecco perch� nella penombra della
Tomba di Francesco, l'innamorato di
Cristo, si vede ardere per tutto l'anno
una piccola luce. Non è invadente, ma
discreta: molti neppure la notano, ma
non è fatta per attirare l'attenzione. � la
lampada votiva alimentata dall'olio che
i Comuni d'Italia offrono annualmente
per il tramite di quella Regione che a
turno li rappresenta in occasione della
festa del Santo, il 4 ottobre.
Una luce per essere lì, almeno col desiderio,
in preghiera. Per dire a Francesco:
insegnaci la tua povertà, insegnaci
a vedere un fratello in chi ci circonda, e
soprattutto insegnaci ad amare Cristo,
la luce gentile...
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