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Tra scienza, leggenda e devozione 

Antonio Tarallo Pixabay

Ecco perchè la notte di San Lorenzo guardiamo il cielo 

“San Lorenzo, io lo so perché tanto/ di stelle per l'aria tranquilla/ arde e cade, perché sì gran pianto/ nel concavo cielo sfavilla”. Questi, i primi versi di una delle più note poesie del Novecento letterario italiano. E’ Giovanni Pascoli a scrivere questo incipit così denso che riesce ad affascinare qualsiasi lettore, anche il meno incline all’arte poetica. Pascoli ci parla di stelle e lacrime, e nomina San Lorenzo, il diacono martire del 258 d.C. La poesia ha come titolo “X agosto”, giorno della memoria liturgica del santo.

Ormai, è tradizione legare lo sciame delle Perseidi (questo è il nome scientifico delle stelle cadenti che attraversano il cielo, tra il 10 e il 13 agosto) al martirio del santo diacono di Roma: è assai noto, infatti, il racconto della sua tremenda uccisione sulla graticola che il martirologio della Chiesa attesta nella famosa data del 10 agosto del 258 d.C.
A Roma, infatti, proprio per ricordare questo avvenimento furono erette tre chiese: San Lorenzo in Fonte (luogo della prigionia), San Lorenzo in Panisperna (luogo del martirio) e San Lorenzo al Verano (luogo della sua sepoltura). La “Leggenda Aurea” - una raccolta medievale di biografie agiografiche di santi - composta in latino dal beato frate domenicano Jacopo da Varazze nel 1298, conferma tale tradizione e la consegna - per sempre - alla devozione popolare. Già prima di Jacopo da Varazze, era stato Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, ad aver citato l’episodio del martirio di Lorenzo: il famoso Dottore della Chiesa, descriverà l’uccisione del giovane diacono su “una graticola”.

Le “stelle cadenti” del dieci agosto sono ormai entrate nella tradizione popolare e rappresentano le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio. La leggenda vuole che lacrime vagherebbero eternamente nei cieli per poi scendere sulla terra solo nel giorno della memoria di Lorenzo. Ma abbiamo anche un’altra interpretazione di queste “schegge” del cielo: infatti, le stelle ricorderebbero i carboni ardenti su cui il santo, secondo la leggenda, fu ucciso: appunto, su una graticola. Tutti col naso in sù, in questo giorno, guardiamo speranzosi il cielo per catturare col nostro sguardo almeno una di queste stelle: si crede, infatti, che sia la notte dei desideri da esprimere al santo. L’ormai famoso rituale vuole che a ogni stella cadente vista, venga pronunciato un desiderio affinché il santo possa esaudirlo. Visione assai romantica, veramente. Che esprime per ogni fedele la speranza verso un “qualcosa” che possa avverarsi.

Scientificamente, però, bisogna comunque tenere presente che nonostante si parli di “stelle” cadenti, le Perseidi sono in realtà detriti (polveri e ghiaccio) abbandonati dalla cometa Swift- Tuttle nel suo passaggio intorno al Sole. Questo sciame meteorico, uno dei più affascinanti spettacoli della volta celeste, deve il suo nome al fatto che tutte le scie sembrano provenire dalla stessa direzione, all’interno della costellazione di Perseo. Addirittura si stima che - a occhio nudo e in condizioni favorevoli - sia possibile vedere ogni ora fino a cento meteore che, impattando con l’atmosfera terrestre a una velocità di circa 59 km al secondo, provocano scie luminose lunghe fino a venti chilometri.

San Lorenzo e le stelle cadenti, San Lorenzo e il suo martirio sulla graticola (anche se molti storici ci dicono che il santo fu piuttosto decapitato, così come Sisto II e molti primi altri martiri del Cristianesimo). Sono molteplici gli aspetti che la devozione popolare ha messo in risalto riguardo la sua figura che - a distanza di secoli - rimane comunque un po’ un mistero. Ciò che invece sappiamo per certo è il suo desiderio di aver voluto seguire Cristo, fino alla fine, fino a costo della propria vita. Forse, la vera e unica stella da seguire è proprio Cristo che illumina non solo il dieci agosto la nostra vita, ma ogni momento. Anche quando non è notte. Anche quando splende il sole. E chissà, se stanotte, guardando il cielo stellato, invece di ricordare solamente il sacrificio della vita di Lorenzo, non penseremo che le luci servono sempre, non solo di notte.

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