societa

L'assunzione di Maria nell'arte 

Antonio Tarallo

L'iconografia dell'Assunzione durante i secoli

Maria è la Bellezza per eccezione: è la “tota pulchra”, la tutta bella. E l’arte, millenaria espressione della Bellezza, non poteva che trovare in lei un “soggetto” figurativo perfetto. I colori che gli artisti hanno utilizzato per raffigurarla non si sbiadiscono nel tempo, così come la sua stessa bellezza. Maria è il paradigma della Vera Bellezza. San Paolo VI, in più occasioni si è soffermato sull’aderenza dell’Arte alla Fede, in rapporto soprattutto a Maria. Ad esempio, in occasione del Congresso Mariologico Mariano del 1975, nel parlare di come presentare Maria al popolo, indicava due possibili vie da seguire:

La Via della Verità, anzitutto, cioè della speculazione Biblico storico Teologica, che concerne l’esatta collocazione di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa: è la via dei dotti, quella che voi seguite, necessaria certamente, di cui si avvantaggia la Dottrina Mariologica. Ma vi è anche, oltre a questa, una via accessibile a tutti anche alle anime semplici: è la “Via della Bellezza di Maria”. Infatti, Maria è la creatura “Tota Pulchra”: è lo “Speculum sine macula”; è l’ideale supremo di perfezione che in ogni tempo gli artisti hanno cercato di riprodurre nelle loro opere; è la Donna vestita di Sole’ (Ap 12,1), nella quale i Raggi Purissimi della Bellezza umana si incontrano con quelli sovrani, ma accessibili, della bellezza soprannaturale”.

Lo Splendore e la Bellezza intangibile operati da Dio, in Maria, si intuiscono come in un’opera d’arte, cioè nella forma sensibile.
E, la Storia dell’Arte è colma di iconografie sublimi dell’Assunzione che rimarranno impresse per sempre. Cerchiamo di analizzarle, fin dalle prime raffigurazioni che risalgono all’VIII-IX secolo. Lo schema delle prime immagini occidentali è pensato in riferimento a quello dell'Ascensione di Cristo: Maria, a figura intera, appare in un tondo o in una mandorla mentre viene trasportata in cielo dagli angeli. Sono molteplici gli esempi che possiamo annoverare, come ad esempio la miniatura della cosiddetta Bibbia di Ripoll, proveniente da Farfa ed ora alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Nella splendida copertina in avorio dell'Evangeliario detto di Carlo Magno, conservato nell'abbazia di San Gallo. Questa raffigurazione è opera del monaco Tuotilo. Ma anche in Oriente possiamo trovare delle tracce importanti di tali raffigurazioni che però hanno dei connotati differenti: è la famosa “Dormitio” o “Koimesis”. In questa iconografia, Maria viene rappresentata sul letto di morte, circondata dagli apostoli. Cristo, è quasi sempre al centro di questa scena e regge la sua animula, rappresentata come una bambina in fasce o una piccola mummia.

Alla fine dell'XI secolo o agli inizi del XII, questa tipologia si diffonde, dunque, anche in occidente ma, uscendo dalla cristallizzazione iconografica tipica della tradizione bizantina, viene riproposta con infinite varianti e con numerosi nuovi elementi: in molte opere, sculture, tavole dipinte o affreschi, i vari momenti del ciclo del Transito vengono fusi e amalgamati tra di loro.

Per avere una prima significativa rappresentazione pittorica del tema dell’Assunzione bisogna attendere il grande maestro Cimabue che ad Assisi, nella Basilica superiore di San Francesco, ci dona un bellissimo riquadro - facente parte del ciclo mariano in quattro scene - dove la Vergine Maria viene sorretta da quattro angeli. Maria è seduta sul trono del Figlio. Altro grande maestro del colore sarà Pietro Cavallini. Possiamo notare che soprattutto in Toscana ed in Umbria si moltiplicano le immagini dell'Assunzione. Ad esempio, a Siena, troviamo una splendida iconografia della “Dormitio” creata da Duccio di Boninsegna nel 1287-1288, nella vetrata del Duomo. E sempre a Siena, agli inizi del 1400, nella cappella del Palazzo Pubblico di Siena, l’artista Taddeo di Bartolo dipinge uno straordinario ciclo delle storie della Vergine: in queste scene, vengono dettagliatamente raffigurati i momenti cruciali del racconto del Transito. Altra città che vedrà diverse raffigurazioni simili, sarà Spoleto, in Umbria.

Nel Rinascimento la scena si concentra sempre più sul particolare della tomba vuota di Maria. Di solito è adorna di fiori, sempre attorniata dagli apostoli. Loro, vivono questo momento con profondo stupore. Esempio magnifico di questo genere pittorico è quello che ci regala Luca Signorelli: parliamo della famosa tavola conservata al Museo Diocesano di Cortona, risalente al 1520. Ma, l'esempio più famoso è quello della bellissima pala di Tiziano Vecellio nella chiesa dei Frari a Venezia, inaugurata nel 1518.

Altro cambiamento della scena, sarà la presenza della Santissima Trinità che accoglie in Cielo la Vergine e la incorona Regina. Ritroviamo questa tipologia, ad esempio, in un affresco del Sacro Speco a Subiaco. Siamo nel XIV secolo. Lo schema verrà poi ripreso dal Correggio nell'eccezionale cupola del Duomo di Parma, affrescata fra il 1526 ed il 1530, in cui la scena dell'Assunzione viene presentata in una visione prospettica davvero eccezionale: la cupola gli fornisce la possibilità di porre lo spettatore nella visione della scena dal particolare punto di vista "da sotto in su". La scena così acquista un pathos eccezionale.

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