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Symbola, Realacci: L'Italia green è l'Italia del Manifesto di Assisi 2020

A gennaio l'iniziativa nel Sacro convento, al fianco di chi investe nell'ambiente

«Affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capace di futuro».
Sono le parole con cui si apre quello che diventerà a gennaio 2020, con un’iniziativa nel Sacro Convento dei Francescani, il Manifesto di Assisi intorno al quale si sta costruendo una inedita alleanza tra soggetti del mondo economico, sociale, culturale. Parole che sarebbero però poco più di un auspicio o una petizione di principio se non fossero accompagnate da una lettura meno pigra e vecchia della realtà del nostro Paese. Dalla ricerca, nell’Italia che c’è, delle possibili radici di un futuro migliore. Per Marcel Proust «un vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi». È quello che cerca di fare la Fondazione Symbola con Unioncamere, con il contributo di tanti partner e di tante intelligenze, nel Rapporto GreenItaly 2019, giunto alla sua decima edizione. Molti i cambiamenti in atto, che è assolutamente necessario accelerare e orientare per affrontare la crisi climatica. Basti pensare che dieci anni fa i Gigawatt fotovoltaici installati nel mondo erano solo 25, oggi sono 660, con i prezzi crollati dell’81 per cento. In particolare in Italia - negli ultimi cinque anni – oltre un terzo delle imprese manifatturiere hanno fatto investimenti orientati in senso ambientale : sono quelle che innovano di più, esportano di più, producono più posti di lavoro. E sono anche più coesive, hanno cioè migliori rapporti con lavoratori, comunità, territori, fornitori. È insomma già in campo un’economia più sostenibile e più a misura d’uomo, che mette insieme innovazione e qualità, valori e coesione sociale, ricerca e tecnologia, design e bellezza, «industria 4.0» e antichi saperi.
In una società che non deve lasciare indietro nessuno, non deve lasciare solo nessuno. È un’Italia che può rispondere meglio alle sollecitazioni che arrivano dall’Enciclica Laudato Si' e alle spinte positive della «generazione Greta». Una sorta di green new deal dal basso che è presente nell’economia, nella società, nella cultura ma è sostanzialmente ignorato nel confronto politico.
Conosciamo i nostri mali antichi: non solo il debito pubblico ma l’illegalità, le disuguaglianze, una burocrazia spesso soffocante, parte del Sud che arretra, il rancore e la paura che corrodono i legami sociali. Possiamo affrontarli solo se mettiamo in campo una nuova visione e se siamo convinti che non c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia.
Il 25 maggio 1961 John Fitzgerald Kennedy – da pochi mesi presidente degli Stati Uniti d’America – in un celebre discorso davanti al Congresso si impegnò a portare un uomo sulla luna entro il decennio. Riuscì nell’impresa nel 1969, cinquanta anni fa, perché mobilitò non solo risorse materiali ma valori e carattere dell’America. L’obiettivo, apparentemente proibitivo, di azzerare le emissioni nette di CO2 entro il 2050 è oggi la missione intorno a cui l’Europa può mobilitare le sue energie migliori e ritrovare la sua anima: è la nostra conquista della Luna. L’Italia descritta da GreenItaly e chiamata a raccolta dal Manifesto di Assisi può dare un suo contributo importante e originale.

di Ermete Realacci, Presidente di Fondazione Symbola
    Buone Notizie - Corriere



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