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Covid, Mons. Dumas: preoccupato, Lourdes tornerà ad essere affollata come prima

Mario Scelzo Ansa - LIONEL BONAVENTURE

Noi che viviano di "economia del dono" stimiamo una perdita di oltre 8 milioni di Euro

Nei giorni scorsi, dopo oltre due mesi di chiusura (prima volta nella storia), ha riaperto seppur parzialmente le porte il Santuario della Madonna di Lourdes, luogo di preghiera e di intercessione per la guarigione dalle malattie. Abbiamo intervistato, per i lettori di queste pagine, Monsignor Olivier Ribadeau Dumas, Rettore del Santuario, il quale, in un ottimo italiano (ha studiato in seminario a Roma) ci ha raccontato molti interessanti aspetti della vita del Santuario durante questo periodo di pandemia. Non sono mancati uno sguardo sul futuro ed una riflessione sul legame tra Chiesa e nuove tecnologie.

Come ha vissuto il Santuario di Lourdes, luogo mariano per definizione questo periodo della pandemia?
Ho deciso di chiudere il Santuario il 17 di marzo in seguito alle misure restrittive prese dal Governo francese, in quanto non era più possibile riunirsi per pregare insieme. Da quel momento, per noi 29 cappellani del Santuario si è sviluppata in maniera naturale una nuova missione, quella di essere il polmone vivente, il polmone della preghiera per questo mondo che soffre, portando davanti alla Madonna Immacolata tutte le intenzioni che riceviamo da ogni parte del mondo.

Il Santuario, mi diceva, ha chiuso i cancelli, la grotta di Massabielle invece è rimasta aperta, seppur in maniera diversa?
Le attività liturgiche, anche durante la pandemia, non si sono mai interrotte, la preghiera è sempre continuata. Dalla mattina alla sera, i cappellani andavano alla grotta per celebrare il Santo Rosario o la liturgia, la grotta non è mai rimasta vuota durante la pandemia, c’è sempre stato un cappellano, da solo, che però pregava in comunione con i tanti, a volte anche milioni di persone, che sono stati in contatto con noi tramite il sito, le Tv di tutto il mondo, che ci hanno aiutato a diffondere la nostra preghiera. Ogni giorno riceviamo oltre 2.000 intenzioni di preghiera da ogni parte del mondo.

Quali appunto le richieste dei fedeli in questo periodo di pandemia? Alcune intenzioni di preghiera la hanno colpita in maniera particolare?
Ho “riconosciuto” nelle intenzioni raccolte dal sito, quelle che di solito sono le preghiere rivolte al Santuario. Preghiere umili, povere, contenenti magari qualche errore grammaticale ma scritte con il cuore, che manifestano una fiducia straordinaria nella Madonna. Sono rimasto commosso da queste preghiere, molte ovviamente per il Covid-19 ma tante anche collegate alla vita quotidiana, alla ricerca di un lavoro, alla propria salute ed a quella dei figli. Molto importante è stato il lavoro dei cappellani, che hanno fatto da tramite nei confronti della Madonna, portando a lei le preghiere dei malati impossibilitati a muoversi in questo periodo. Abbiamo sentito la responsabilità di portare la preghiera umile di questa gente alla Madre di Dio, continuiamo a fare tutto questo con grande gioia.

Vista l’esperienza di questo periodo, cosa ne pensa di questa “Chiesa Digitale” che si è sviluppata negli ultimi mesi?
Questi mesi sono stati una bella esperienza di comunione, allo stesso tempo invito tutti, al momento in maniera spirituale, ad uscire, a recarsi in pellegrinaggio. Pregare davanti alla televisione è utile ma non basta, dobbiamo uscire da noi stessi, andare in un altro luogo, dobbiamo compiere un cammino spirituale, non è la stessa cosa pregare davanti ad uno schermo o dentro la grotta delle apparizioni. Lourdes ha una storia che parla, una storia di fede ma anche di tante guarigioni, che parla ad ognuno di noi. Certo, mi rendo conto che tante persone sono impossibilitate, per cause economiche o per la malattia, a recarsi a Lourdes, ma per chi ne ha la possibilità (ovviamente una volta terminata la pandemia), ecco, tornate da noi!

Come state vivendo questi primi giorni di riapertura?
Il Santuario ha riaperto i suoi cancelli il 16 maggio. Al momento siamo aperti dalle 14 alle 18, in maniera ridotta e rispettando la normativa vigente. Purtroppo, sono impossibili al momento le visite di gruppi, parrocchie, non abbiamo pellegrinaggi in programma nei prossimi mesi. Ad oggi (18 maggio) in Francia non è ancora possibile riunirsi per le celebrazioni liturgiche, speriamo lo sarà a breve, ed è vietato spostarsi di oltre 100 km dalla propria abitazione, quindi può ben capire che non abbiamo grandi affollamenti. Ciò nulla toglie al valore simbolico della riapertura, del ritorno dei fedeli e dei pellegrini del nostro Santuario, un segno di speranza per noi e per il mondo intero.

Chi pensa a Lourdes pensa automaticamente ai malati, primi “abitanti” del Santuario. Come state vivendo il legame con loro in questo periodo?
Vorrei raccontarle una cosa, che ritengo abbia un grande valore simbolico. Durante questo periodo di pandemia abbiamo aperto le porte di una nostra struttura a dieci persone ammalate e/o senza fissa dimora. Un numero che può sembrare modesto (per fortuna la regione di Lourdes non è stata molto colpita dalla pandemia), eppure la loro presenza ci ha ricordato la centralità dei malati e dei sofferenti nella vita del nostro Santuario, che vive in simbiosi con i loro drammi e le loro intercessioni.

Lourdes è il terzo santuario più visitato al mondo, si calcola che ogni anno 6 milioni di pellegrini visitino la Grotta di Massabielle. Può dirci qualcosa dell’impatto, anche economico, del Covid-19 sulla vita del Santuario?
Le confesso che sono abbastanza preoccupato, sia per il Santuario sia per le strutture ricettive della città, in questi giorni deserte. Per quello che riguarda il Santuario, dopo due bilanci positivi, quest’anno stimiamo una perdita di oltre 8 milioni di Euro. Mi permetto di lanciare un appello alla generosità di tutti, anche perché le numerose opere di carità che noi portiamo avanti si basano sulla “Economia del Dono”, ovvero sulle tante e generose offerte che riceviamo dai pellegrini, durante tutto l’anno ma solitamente ancor più nel mese di maggio, mese mariano. Sono certo che ce la faremo, il Signore non ci farà mancare la sua misericordia, ma ci vorrà del tempo prima di poter tornare a vedere Lourdes affollata come era prima.

Ricorrono in questi giorni i 100 anni dalla nascita di San Giovanni Paolo Secondo. Il suo ultimo viaggio apostolico all’estero fu proprio a Lourdes. Vuole dirci qualcosa al riguardo?
Lei parla di viaggio apostolico ed è vero, ma quello di Giovanni Paolo II a Lourdes, nell’agosto del 2004, a mio parere fu un vero e proprio pellegrinaggio. Karol Wojtyla, da sempre amico di Lourdes, scelse in quel momento di venire da noi come un malato tra i malati, per ricordarci che ogni uomo ha una propria dignità, in qualsiasi momento e situazione della propria vita. Con la sua visita il Papa ha voluto ricordarci il primato dei deboli all’interno della comunità ecclesiale, i poveri ed i deboli devono essere al centro del nostro impegno, del nostro lavoro e della nostra missione. Erano ben visibili sul volto di Giovanni Paolo II i segni della sua malattia, eppure lui volle fortemente realizzare questo ultimo pellegrinaggio, quasi un ultimo magistero del suo apostolato sulla malattia.

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