Diario di bordo

Dalle super car alle visiere protettive: la solidarietà della Lamborghini

Domenico Sturabotti Ansa - GIORGIO BENVENUTI

Lui è un grande appassionato di motori, ma anche di corse

Nei tempi del Coronavirus accade anche che la solidarietà passi dalla produzione di super car per arrivare alle visiere protettive. Accade a Cento (FE) dove tal Ferruccio Lamborghini nel 1948 acquisisce un lotto di motori militari avanzati dalla Seconda guerra mondiale e fonda una fabbrica di trattori e macchine agricole che porta il suo nome: Ferruccio Lamborghini Cento.

Lui è un grande appassionato di motori, ma anche di corse. Frequenta assiduamente corse estreme come la Cannonball (letteralmente palla di cannone), una gara senza giudici, né regole che si teneva a notte inoltrata a tutta velocità tra Cantagallo e Firenze.

Le forti sollecitazioni di queste corse causarono più volte la rottura della frizione della sua Ferrari. Di questo problema tecnico Ferruccio ebbe modo di parlarne con l’ingegner Enzo Ferrari, che rispose: “Ti lamenti delle mie frizioni proprio tu che produci trattori?”. La voglia di rivalsa fu così forte che nel 1963 a Sant’Agata Bolognese apre la “Automobili Ferruccio Lamborghini SpA”, il logo della azienda è uno scudo rosso come quello Ferrari, in cui al posto del cavallino rampante campeggia un Toro, riferimento al segno zodiacale del suo ideatore, ma anche simbolo di forza. Il resto è storia.

Oggi Lamborghini è una azienda con un fatturato di 1,81 miliardi di euro (2019) con un utile operativo di 271,7 milioni.

In attesa di riprendere a pieno ritmo la produzione della Sián (in dialetto bolognese fulmine), la loro prima autovettura ibrida, l’azienda ha deciso di riconvertire alcuni reparti per la produzione di mascherine chirurgiche e visiere protettive per il Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna.

Ogni giorno presso il reparto selleria, dove vengono realizzati gli interni delle auto più belle del mondo, vengono realizzate 1.000 mascherine. E nei reparti di produzione compositi e in quello di Ricerca e Sviluppo vengono realizzate con stampanti 3D, 200 visiere protettive in policarbonato. E la sera, quando si finisce di lavorare, gli edifici si colorano con il tricolore della bandiera italiana. (symbola.net)

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